Il mio canto libero – Nuova fase politica, grandi sfide, speranze sussidiarie

Bollettino ADAPT 27 settembre 2022, n. 32  

 

Si apre una fase nuova. Non si tratta del semplice ritorno di un Centrodestra già visto. Comunque lo si giudichi, il risultato elettorale è destinato a produrre una stagione nella quale si combineranno le sfide più impegnative del dopoguerra con un probabile ridisegno delle forme politiche. E come negli anni della ricostruzione, l’Italia potrà farcela solo se prevarrà la propensione a liberare le energie vitali della società. Nella trascorsa legislatura abbiamo invece conosciuto il ritorno dello Stato pesante per regole, per spesa pubblica e per interventi diretti nell’economia. Ora avremo bisogno di discontinuità. Ce la impone la situazione perché la probabile stagflazione con disoccupazione richiederà il controllo dei conti pubblici, la possibile revisione dei generosi programmi di spesa europei, la necessità di fare affidamento sulla deregolazione per crescere. Ovvero eliminando i moltissimi colli di bottiglia che mortificano la voglia di fare. Ciò significa in particolare dismettere ogni pregiudizio sull’impresa e sul lavoro.

 

Marco Biagi diceva che non esiste incentivo finanziario che possa compensare un disincentivo regolatorio. E oggi, per il lavoro, questo approccio implica la volontà di integrare, finalmente, la flessibilità con la sicurezza. La flessibilità è implicita in mercati del lavoro transizionali nei quali la trasformazione è continua e si cancellano imprese e mansioni. Come flessibile deve essere il lavoro nel momento in cui si relativizza l’orario e la stessa retribuzione è destinata a collegarsi ad obiettivi e risultati. Quindi, norme più semplici, certe, tali da favorire emersione e assunzioni. E meno tasse, soprattutto sulle componenti premiali della retribuzione così da stimolare produttività e professionalità, così da far accettare la scomodità del lavoro notturno o festivo. In questo contesto, la sicurezza nel mercato del lavoro diventa ancor più una delle sfide più significative perché giusta e perché utile a sostenere una società dinamica. Essa può essere garantita solo da una ampia offerta di percorsi personalizzati di apprendimento per transitare da un datore di lavoro ad un altro o, nell’ambito della stessa impresa, da una professionalità ad un’altra. La discontinuità sarà mettere fine a tutto un vecchio armamentario che non ha mai fatto un occupato: “presa in carico”, “bilancio delle competenze”, “repertorio delle professioni”, “formazione a catalogo”. E passare all’accompagnamento di “quella” persona a “quella” impresa con formazione mirata allo skill gap che li separa.

 

È una sfida sussidiaria anche per le organizzazioni di rappresentanza, in prossimità, sviluppando i servizi personali di tutela e di promozione del lavoro e organizzando opportunità educative e formative. Auguriamoci che la politica, insomma, voglia reagire alle difficoltà delle economie scatenando e non pretendendo di sostituire la società. Come fu nella ricostruzione.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

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