Il mio canto libero – Emergenza pandemica, ripresa delle attività e tutela della salute nel lavoro

Bollettino ADAPT 6 aprile 2020, n. 14

 

In attesa della possibilità di una più ampia e progressiva ripresa delle attività, appare necessario predisporre un modello di regole semplici ed effettive a tutela della salute dei lavoratori, tanto nello spostamento da e per il luogo di lavoro quanto nell’ambito di esso. Un pacchetto normativo organico che, ove correttamente adottato ed efficacemente attuato, abbia anche la forza di esimere da responsabilità penale, civile e amministrativa il datore di lavoro perché ha approntato ogni mezzo idoneo a prevenire il contagio. La seconda motivazione può solo rafforzare la prima.

 

Nei mezzi di trasporto collettivo occorrono evidentemente normative per il numero massimo delle persone in rapporto al volume e per il distanziamento tra loro. Oltre a insistiti processi di sanificazione. Nelle aziende può innanzitutto rimanere ferma la possibilità di lavoro a distanza facendo evolvere la capacità tecnologica e organizzativa per indicare ai dipendenti gli obiettivi periodici e verificare i risultati relativi. L’attesa può inoltre essere riempita con la accelerazione del percorso di digitalizzazione e con attività di formazione finanziate dai fondi interprofessionali secondo modalità agili che devono essere autorizzate agli enti bilaterali che li gestiscono.

 

Nei casi in cui, soprattutto nella produzione, la presenza fisica si rende necessaria il regolatore dovrebbe stabilire rapidamente, andando oltre le poche norme emergenziali già introdotte, una disciplina speciale in parte sostitutiva e in parte integrativa del Testo Unico sulla salute e sicurezza nel lavoro. Questa dovrebbe ridimensionare con certezza gli obblighi formali, come l’aggiornamento del documento di valutazione del rischio, per concentrarsi sui profili sostanziali. Quanto meno nella prima fase sarà necessaria la rinuncia alla mensa aziendale in quanto luogo di promiscuità pericolosa.  Dovranno inoltre disporsi il distanziamento effettivo e il conseguente ridisegno del lay out aziendale, l’impiego dei dispositivi di protezione individuale, il ricorso a test periodici sull’infezione, la frequente sanificazione dei locali, l’obbligo generalizzato del medico competente attraverso la possibilità per le imprese che non vi sono già tenute di organizzarsi in consorzi per ridurre i costi e deducendoli comunque per intero.

 

Possiamo insomma immaginare di accompagnare gradualmente tutto il sistema produttivo ad una sorveglianza olistica sulla salute dei dipendenti, a partire dalla infezione virale in corso. E per le stesse mascherine l’Italia deve porsi gradualmente l’obiettivo di un ritorno agli obblighi della legge ordinaria per quanto riguarda le loro caratteristiche filtranti, superando le meno stringenti disposizioni quando ne fosse garantita la loro effettiva disponibilità. Potremmo imparare dalla crisi a rendere più effettiva e sostanziale la salute nel lavoro liberando i datori di lavoro dal formalismo non necessario e da responsabilità imponderabili.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

 

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