La Prima Giornata italiana della contrattazione collettiva

Interventi ADAPT, Mercato del lavoro, Relazioni industriali

| di Ilaria Armaroli

A Roma la Prima Giornata della contrattazione collettiva di ADAPT ha riunito parti sociali e imprese sul futuro delle relazioni industriali. Il XII Rapporto fotografa una contrattazione nazionale in ripresa ma un secondo livello ancora limitato e diseguale. Dibattito su salari, produttività e welfare. Sfida: rendere il sistema più coerente ed efficace.

Organizzata da ADAPT con l’obiettivo di offrire uno spazio di confronto tra i principali protagonisti del sistema di relazioni industriali italiano, la Prima Giornata italiana della contrattazione collettiva si è svolta l’11 giugno presso il Centro Congressi Cavour di Roma.

La sessione plenaria inaugurale, dedicata alla contrattazione nazionale del 2025 e al suo raccordo con la contrattazione decentrata, si è aperta con la presentazione del XII Rapporto ADAPT sulla contrattazione collettiva in Italia, illustrato dal coordinatore scientifico di ADAPT, Michele Tiraboschi.

Il professore ha ricordato come il Rapporto rappresenti il risultato di oltre un decennio di osservazione sistematica delle relazioni industriali italiane, configurandosi non come una semplice pubblicazione annuale, ma come un vero e proprio osservatorio permanente sulla contrattazione collettiva. Realizzato dalla Scuola di alta formazione di ADAPT, nel solco dell’insegnamento di Marco Biagi, il Rapporto analizza tanto la contrattazione nazionale quanto quella aziendale, anche grazie a una banca dati di oltre 6.000 accordi di secondo livello. Illustrando i principali risultati dell’ultima edizione, Tiraboschi ha evidenziato come la contrattazione collettiva continui a rappresentare un’infrastruttura fondamentale del sistema italiano di relazioni industriali. Il Rapporto restituisce l’immagine di un sistema dinamico e capace di adattarsi ai cambiamenti economici e sociali. Nel biennio 2024-2025 si registra infatti una significativa riduzione della tensione contrattuale, testimoniata dalla diminuzione dei ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi nazionali. Gli incrementi salariali concordati hanno inoltre contribuito a sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, pur senza compensare integralmente gli effetti della fase inflattiva del biennio 2021-2022. Più complesso appare invece il quadro della contrattazione decentrata, che continua a distinguersi per capacità innovativa ma mantiene una diffusione ancora limitata, concentrata in una parte del tessuto produttivo italiano. Anche l’incidenza dei premi di produttività risulta piuttosto contenuta rispetto alla retribuzione complessiva dei lavoratori. Nelle conclusioni, Tiraboschi ha ribadito che la contrattazione collettiva non può essere letta soltanto come un insieme di norme o di regole salariali, ma come una vera e propria istituzione sociale, capace di governare interessi diversi e accompagnare le trasformazioni del lavoro. Da questa prospettiva, anche le recenti sfide poste dal legislatore in materia salariale rappresentano, secondo il coordinatore scientifico di ADAPT, un banco di prova che il sistema contrattuale può affrontare con successo. Infine, il professore ha sottolineato la necessità di valorizzare maggiormente il ruolo della contrattazione territoriale e di filiera, quali strumenti sempre più importanti per governare le trasformazioni dei sistemi produttivi e delle catene del valore.

Alla presentazione del professor Tiraboschi è seguito un confronto, moderato dal presidente di ADAPT Francesco Seghezzi, tra alcuni dei principali protagonisti della tornata contrattuale del 2025: Confindustria Energia, rappresentata da Vittorio Desiati; Federmeccanica, rappresentata da Carlo Di Berto Mancini; Asstel-Assotelecomunicazioni, rappresentata da Laura Di Raimondo; Federazione Gomma Plastica, rappresentata da Mariagrazia Zarro; Uilcom, rappresentata da Salvatore Ugliarolo; Fim-Cisl, rappresentata da Ferdinando Uliano. Al dibattito ha preso parte anche Intesa Sanpaolo, rappresentata da Patrizia Ordasso.

Particolare attenzione è stata dedicata ai contenuti dei rinnovi contrattuali più recenti: dagli aumenti salariali legati all’inflazione ai meccanismi di adeguamento economico, fino alle innovazioni in materia di ferie, malattia, permessi, welfare, previdenza e sanità integrativa. Il confronto ha inoltre evidenziato come, in settori differenti, dall’energia alla metalmeccanica, dalle telecomunicazioni al credito, la contrattazione collettiva sia sempre più chiamata a confrontarsi con le sfide poste dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale, dall’evoluzione delle professionalità, e dalla sostenibilità dei processi organizzativi. Dagli interventi è emersa una convergenza sull’esigenza di rafforzare il ruolo del contratto collettivo nazionale quale presidio contro il dumping contrattuale e strumento di politica industriale, senza tuttavia indebolire la funzione della contrattazione aziendale, considerata essenziale per redistribuire la ricchezza prodotta, governare i processi di innovazione e adattare tutele e strumenti alle specificità dei diversi contesti produttivi.

La prima sessione plenaria ha così fornito il naturale raccordo con alcuni dei workshop paralleli che sono seguiti, dedicati alla contrattazione decentrata.

In particolare, il Workshop III ha approfondito il tema della contrattazione aziendale attraverso un confronto tra i principali rapporti di ricerca dedicati all’argomento in Italia, prendendo in esame non soltanto il Rapporto ADAPT, ma anche le analisi promosse da Cgil, Cisl e Uil. I lavori sono stati aperti da Diletta Porcheddu, ricercatrice di ADAPT, che ha richiamato alcune delle principali tendenze emerse dall’osservazione della contrattazione aziendale negli ultimi anni: una diffusione ancora selettiva, concentrata soprattutto nelle imprese di maggiori dimensioni e nei settori più strutturati; un certo grado di autonomia rispetto alle deleghe dei CCNL, indice sia di alcune criticità nel coordinamento tra i livelli negoziali sia della capacità di adattamento della contrattazione aziendale; la crescente centralità del welfare, anche in relazione alla “welfarizzazione” dei premi di risultato; il consolidamento delle pratiche partecipative; e l’emergere di temi quali formazione, competenze e organizzazione del lavoro, seppur con intensità ancora disomogenee.

La relazione introduttiva ha aperto il confronto, moderato da Ilaria Armaroli, ricercatrice di ADAPT, tra rappresentanti delle organizzazioni sindacali (Vera Buonomo, segretaria confederale Uil; Francesca Re David, segretaria confederale Cgil; Mattia Pirulli, segretario confederale Cisl) e responsabili delle relazioni industriali di importanti realtà aziendali (Letizia Bianchetta, HR Industrial Relations Specialist di Coesia; Soraya Zorzetto, HR Industrial Relations di Automobili Lamborghini; Carlo Zandel, Industrial Relations & Payroll Manager di Fater).

Dal dibattito è emersa anzitutto una riflessione sulle condizioni che ancora limitano la diffusione della contrattazione aziendale. Tra gli ostacoli principali sono stati richiamati la bassa produttività di una parte del tessuto imprenditoriale italiano, la limitata conoscenza degli strumenti contrattuali, la ridotta presenza sindacale in molti luoghi di lavoro e la difficoltà di rendere pienamente percepibili ai lavoratori i benefici derivanti dalla contrattazione. Ampio spazio è stato inoltre dedicato all’evoluzione dei contenuti negoziali. Salario variabile, lavoro agile, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, welfare e partecipazione rappresentano oggi alcuni degli ambiti più dinamici della contrattazione aziendale. Al tempo stesso, è stata sottolineata la necessità di investire maggiormente sulle leve che possono sostenere la crescita della produttività, in particolare la formazione e l’innovazione organizzativa, nonché di valorizzare il welfare contrattato come strumento di progettazione condivisa, evitando una sua mera esternalizzazione a provider specializzati. Con riferimento al rapporto tra livello nazionale e livello aziendale, il confronto ha evidenziato una crescente complementarità tra i due ambiti negoziali, entrambi percepiti come essenziali per il buon funzionamento del sistema di relazioni industriali. Le testimonianze delle imprese presenti hanno infine messo in luce l’evoluzione della contrattazione aziendale da strumento prevalentemente distributivo a leva sempre più integrativa, partecipativa e progettuale, capace di incidere non solo sulla redistribuzione dei risultati economici, ma anche sull’organizzazione del lavoro e sulle strategie di sviluppo dell’impresa.

Anche il Workshop I ha affrontato il tema della contrattazione decentrata, soffermandosi in particolare sul rapporto tra contrattazione, produttività e sviluppo nel settore manifatturiero (questione sviluppata anche qui e oggetto di focus nel XII Rapporto ADAPT). I lavori sono stati introdotti da Michele Dalla Sega, assegnista di ricerca presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, e sono proseguiti con un confronto moderato da Giorgio Impellizzieri, assegnista di ricerca presso il medesimo ateneo, che ha coinvolto rappresentanti delle imprese e delle parti sociali: Riccardo Giovani, Direttore Politiche Sindacali e del Lavoro Confartigianato; Sebastiano Tripoli, Segretario Generale Femca Cisl; Maurizio De Carli, Responsabile Dipartimento Relazioni Sindacali CNA; Sebastiano Bergonzoni, Manager P&C Labor Relations Philip Morris; Nicola D’Erario, Direttore Lavoro e Competenze Farmindustria; Lorenzo Messeri, People & Culture Senior Manager – Labour Relations Industrial & Energy Technology Baker Hughes.

Dal dibattito è emersa anzitutto la crescente importanza degli strumenti incentivanti, favorita anche dal quadro fiscale di sostegno alla contrattazione di produttività. Al tempo stesso, è stata evidenziata la necessità di monitorarne con maggiore attenzione gli effetti concreti in termini di incremento della produttività, evitando che il premio di risultato si riduca a un mero strumento di erogazione di somme detassate. Un tema trasversale ha riguardato le differenti opportunità di accesso alla contrattazione di secondo livello. Se le imprese di medie e grandi dimensioni risultano generalmente più attive nella definizione di accordi aziendali, per il tessuto produttivo composto da microimprese e realtà artigiane assume un ruolo particolarmente rilevante la contrattazione territoriale. Con riferimento ai contenuti della contrattazione, gli interventi hanno sottolineato l’esigenza di costruire sistemi premianti basati su indicatori vicini al lavoro delle persone, facilmente comprensibili e trasparenti. In questa prospettiva, gli indicatori non dovrebbero limitarsi ai risultati economico-finanziari, ma valorizzare anche aspetti quali qualità del lavoro, innovazione, formazione, sicurezza, riduzione degli sprechi e partecipazione dei lavoratori. In conclusione, è stata richiamata l’importanza di investire nella formazione delle parti negoziali e nel rafforzamento delle relazioni di fiducia tra imprese e rappresentanze dei lavoratori. Solo in presenza di tali condizioni la contrattazione di produttività può diventare uno strumento effettivo di sviluppo organizzativo e competitività, oltre che di redistribuzione dei risultati economici.

Il Workshop II si è invece concentrato sul tema della partecipazione dei lavoratori, prendendo in esame un ambito tradizionalmente sensibile a queste pratiche, quale quello delle imprese a partecipazione pubblica. I lavori, moderati da Marco Menegotto, ricercatore di ADAPT, sono stati aperti da una relazione introduttiva (tratta da un recente saggio per la rivista Diritto delle Relazioni Industriali) di Francesco Alifano, assegnista di ricerca presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, cui ha fatto seguito un confronto tra rappresentanti delle imprese e delle parti sociali: Matteo Cesa, Responsabile Relazioni Industriali Italia di Enel Energia; Marco Micaroni, Responsabile Relazioni Industriali di Autostrade per l’Italia; Amedeo Testa, Segretario Generale della Flaei-Cisl; Paola Giuliani, Direttrice dell’Area Lavoro e Relazioni Industriali di Utilitalia; Gaetano Giannella, Head of Industrial Relations & Welfare di Leonardo; Bruno Serra, Responsabile Relazioni Industriali di Eni.

Dal confronto è emerso come, nelle realtà a partecipazione pubblica, il coinvolgimento dei lavoratori rappresenti una componente strutturale delle relazioni industriali, anche in ragione della natura dei servizi erogati, spesso essenziali per la collettività, e del particolare rapporto che lega tali imprese alla dimensione pubblica. Si tratta di un settore caratterizzato da una consolidata tradizione di confronto tra le parti sociali, fondata su protocolli, procedure e regole condivise che hanno dimostrato una significativa capacità di adattamento e tenuta anche a fronte dei cambiamenti intervenuti negli assetti proprietari. Una delle questioni centrali emerse dal dibattito ha riguardato la necessità di interrogarsi su come rafforzare ulteriormente le pratiche partecipative, anche alla luce delle opportunità offerte dalla legge n. 76/2025 (sul punto si veda anche il Primo commento alla legge di iniziativa popolare sulla partecipazione dei lavoratori). In particolare, è stata evidenziata l’esigenza di superare modelli prevalentemente informativi e consultivi per sperimentare forme di partecipazione più incisive e orientate alla condivisione delle scelte strategiche. Al tempo stesso, è emersa la consapevolezza che un eventuale sviluppo verso forme di partecipazione gestionale richieda competenze specifiche, adeguata esperienza e una più profonda evoluzione culturale delle relazioni industriali, da sostenere anche attraverso percorsi di formazione congiunta tra rappresentanti delle imprese e dei lavoratori. Particolarmente rilevante è stato inoltre il tema del ruolo della partecipazione nella gestione delle transizioni digitale ed ecologica. Le esperienze presentate hanno mostrato come il coinvolgimento dei lavoratori possa costituire una leva importante per accompagnare i processi di innovazione e riconversione, contribuendo a ridurre le criticità connesse al cambiamento e a favorire una maggiore condivisione degli obiettivi aziendali. Nel corso del dibattito è stata infine segnalata una certa diffidenza nei confronti di commissioni e organismi paritetici privi di un’effettiva capacità di incidere sui processi decisionali.

Il Workshop IV, dedicato al tema delle esternalizzazioni e delle internalizzazioni nei settori labour intensive, ha posto al centro del dibattito il rapporto tra differenti modelli organizzativi – appalto, lavoro diretto e processi di reinternalizzazione – e qualità del lavoro. Il confronto, moderato da Giada Benincasa, Vicepresidente della Commissione di certificazione DEAL-UniMoRe, ha coinvolto Agostino Di Maio, Direttore Generale di Assolavoro; Ruben Schiavo, Responsabile Relazioni Sindacali di Confetra; Daniel Zanda, Segretario Generale della FeLSA-Cisl; Marco Verzari, Segretario Generale della Uiltrasporti; e Sabina Valentini, Responsabile Relazioni Industriali di Confcooperative.

Pur nella diversità dei settori rappresentati – logistica, somministrazione, trasporto e servizi – il confronto ha evidenziato l’esistenza di alcune criticità comuni, legate alla crescente frammentazione delle filiere produttive e dei processi organizzativi. Tra i temi maggiormente richiamati figurano la gestione dei cambi di appalto, la scelta del contratto collettivo applicabile, il contrasto al dumping contrattuale, la continuità occupazionale, la tutela della salute e della sicurezza e l’impatto delle innovazioni tecnologiche sull’organizzazione del lavoro. Dagli interventi è emersa l’esigenza di superare una lettura ideologica dell’esternalizzazione, spesso rappresentata alternativamente come fenomeno positivo o negativo. Più che contrapporre appalto e internalizzazione, i partecipanti hanno sottolineato la necessità di individuare le condizioni che rendono ciascun modello organizzativo trasparente, sostenibile e correttamente regolato. In questa prospettiva, la contrattazione collettiva è stata indicata come una vera e propria infrastruttura di governo delle filiere, in grado di intervenire su aspetti cruciali quali le clausole sociali, la qualificazione degli appaltatori, la continuità occupazionale, la responsabilità del committente, la formazione e il contrasto alle pratiche di dumping. Particolare attenzione è stata dedicata alla somministrazione, letta come strumento regolato e non meramente emergenziale, alla necessità di distinguere la flessibilità fisiologica da quella patologica e al ruolo della contrattazione decentrata nel governare concretamente tali processi nei luoghi di lavoro. Sul versante degli appalti, invece, è stata sottolineata l’importanza di regole esigibili su subappalto, applicazione del CCNL, qualificazione degli operatori, tabelle del costo del lavoro e responsabilità del committente, evitando al tempo stesso che il controllo si traduca in ingerenza nell’organizzazione dell’appaltatore. Un ulteriore filo conduttore ha riguardato il ruolo della cooperazione genuina nei servizi esternalizzati, da distinguere dalle forme distorte orientate alla sola compressione del costo del lavoro, e la necessità di rafforzare la contrattazione di secondo livello, ancora sottosviluppata ma decisiva per rispondere in modo più aderente ai bisogni di imprese e lavoratori.

La mattinata si è conclusa con una sessione plenaria dedicata alla questione salariale, con un focus specifico sul settore terziario (sul tema si veda anche il volume Fare contrattazione nel terziario di mercato). Il confronto, moderato dal presidente di ADAPT Francesco Seghezzi, ha visto la partecipazione di Paolo Andreani, Segretario Generale della Uiltucs; Angelo Giuseppe Candido, Vicedirettore di Federalberghi; Andrea Chiriatti, Direttore Relazioni Sindacali, Previdenziali e Formazione di FIPE; Vincenzo Dell’Orefice, Segretario Generale della Fisascat-Cisl; Guido Lazzarelli, Direttore Centrale Politiche del Lavoro e Welfare di Confcommercio; Walter Rizzetto, Presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati; e Marco Beretta, componente della Segreteria nazionale della Filcams-Cgil.

Il dibattito ha posto al centro il ruolo della contrattazione collettiva nella definizione delle dinamiche salariali e nel contrasto ai fenomeni di dumping contrattuale. Da più interventi è emersa l’esigenza di rafforzare la qualità e l’effettività della contrattazione, anche attraverso strumenti più efficaci di misurazione della rappresentanza e una più chiara distinzione tra i contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e quelli privi di un effettivo radicamento nel sistema delle relazioni industriali. Il settore terziario è stato indicato come un osservatorio privilegiato per affrontare tali questioni, sia per il suo peso crescente nell’economia nazionale sia per la forte eterogeneità che lo caratterizza sotto il profilo organizzativo e dimensionale. In questo contesto, particolare attenzione è stata dedicata al tema dell’equivalenza dei trattamenti economici e normativi, richiamato da più relatori come uno degli aspetti più delicati dell’attuale dibattito regolativo. Sul punto è stata evidenziata la necessità di evitare interpretazioni meramente formali del principio di equivalenza, valorizzando invece criteri di valutazione sostanziali e trasparenti. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema salariale: da un lato, le parti sociali hanno sottolineato la difficoltà di recuperare pienamente il potere d’acquisto in settori segnati da competizione sui costi; dall’altro, è stata ribadita la necessità di rinnovare tempestivamente i CCNL e di valorizzare il secondo livello, ancora poco sviluppato. Nel complesso, il confronto ha evidenziato come la questione salariale non possa essere affrontata esclusivamente in termini di incrementi retributivi, ma richieda una riflessione più ampia sulla qualità della contrattazione collettiva, sulla rappresentatività delle parti e sulla capacità del sistema di relazioni industriali di coniugare tutela del lavoro, competitività delle imprese e sostenibilità economica dei rinnovi contrattuali.

Bollettino ADAPT 15 giugno 2026, n. 23

Ilaria Armaroli

ADAPT Senior Fellow 

X@ilaria_armaroli