Dimmi di SIISL. Una semplice proposta per la qualità delle Politiche attive del Lavoro in Italia

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Bollettino ADAPT 25 settembre 2023, n. 32
 
Il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), è la nuova misura di politica attiva introdotta dal D.L. 48 del 4 maggio 2023, convertito con L. n. 85 del 3 luglio 2023 e destinata ai percettori di Reddito di Cittadinanza definiti “occupabili” perché di età compresa tra i 18 ed i 59 anni che non presentano un oggettivo impedimento allo svolgimento dell’attività lavorativa.

La misura è stata criticata da molti osservatori per vari motivi, tra cui i requisiti reddituali, ossia un ISEE inferiore ai 6.000 euro (nettamente più basso rispetto a quello chiesto per il RdC), ed il meccanismo per accedervi, che ci è apparso immediatamente macchinoso e poco adatto alla platea a cui si rivolge.
 
Ricordiamo infatti, che i destinatari di questa misura appartengono ad un cluster caratterizzato da fattori ricorrenti di svantaggio sociale. Come abbiamo infatti più volte spiegato, si tratta di soggetti con un basso livello di scolarizzazione (perlopiù non superiore a quello della scuola dell’obbligo), ed una carriera professionale discontinua, di basso profilo e spesso incoerente. Tali soggetti sono inoltre distanti dal mercato del lavoro mediamente da almeno due anni ed hanno scarse se non nulle competenze digitali. Sovente, ai problemi legati alla ricerca del lavoro si uniscono altre criticità, quali ad esempio una posizione debitoria o una situazione di emergenza abitativa, che rendono ancora più difficoltosa la situazione di vita di questi soggetti, ben lontana dall’essere risolta con un sussidio pari a 350 euro al mese.
 
Il SFL, attivo dal primo di settembre, ha vissuto il suo debutto mediante la nuova piattaforma SIISL, Supporto all’Inserimento e all’Inclusione Sociale e Lavorativa che avrebbe l’ambizione di essere insieme strumento di iscrizione, quindi di richiesta della misura, di consultazione e di ricerca delle opportunità sia formative che occupazionali.

Pensiamo che l’urgenza di natura squisitamente politica di avviare una misura alternativa al RDC, abbia portato alla messa a terra, in tempi assolutamente troppo brevi, di un servizio e di una piattaforma privi delle chiavi d’accesso e degli strumenti necessari a renderla uno strumento utile e di successo.
 
Secondo il Governo questo nuovo strumento avrebbe dovuto colmare le tante difficoltà incontrate dal RdC nel processo di ricollocazione.

Si può già oggi affermare, senza tema di smentita, che l’obiettivo in questo modo non è raggiungibile.

La piattaforma, infatti, presenta diverse criticità sul fronte dell’accessibilità, della fruibilità (navigabilità) e della interoperabilità tra i diversi sistemi informativi. Se poi pensiamo al target di persone alla quale è destinata, e che sopra abbiamo ampiamente descritto, si può senz’altro affermare che non è lo strumento che serviva, seppure tanto pubblicizzato ed enfatizzato da politici e media.
 
Riteniamo infatti che si tratta un mero contenitore di tante informazioni frastagliate ed approssimative, caricate in fretta per dimostrare una efficienza, del governo e degli enti preposti a queste attività, assolutamente di facciata. I risultati sono sicuramente chiari agli addetti ai lavori (forse meno alle persone comuni ed alla stampa): corsi di formazione di poche ore talvolta addirittura già scaduti (alcuni risalenti al 2021), offerte di lavoro senza l’indicazione del luogo in cui si svolgerà l’attività e spesso senza l’indicazione né della retribuzione né del contratto proposto.

Insomma, qualcosa di molto lontano da ciò che si voleva ottenere e, ancor di più, da ciò che effettivamente serve.
 
Ciò detto, la performance del SIISL non è il problema principale. Infatti, le piattaforme si possono aggiornare, migliorare o modificare e, se si accetta che SIISL è solo un supporto per rilanciare le politiche attive del lavoro, adeguatamente riadattato può mostrare una sua utilità, purché si decida di inserire l’anello mancante, di dotarlo del principale strumento che gli permetterebbe di funzionare davvero: il fattore umano.

Bisogna infatti rilevare che non è stata prevista alcuna attività di formazione per gli operatori dei Patronati, chiamati ad aiutare i cittadini nell’inoltro iniziale della domanda, né è stato pensato un ruolo centrale dei Centri per l’Impiego, incredibilmente marginalizzati nella gestione della misura.

Pertanto, non è prevista una figura di supporto per aiutare i potenziali utenti ad orientarsi all’interno della piattaforma.
 
Non lo fanno i Patronati che non hanno mezzi e competenze adatte, né le Agenzie per il Lavoro per cui non è prevista alcuna remunerazione per questo servizio. Manca, quindi, chi accerta i progressi degli utenti che ogni 90 giorni hanno l’obbligo di rendicontare le attività svolte; chi aiuta i percettori del SFL a mandare una candidatura per un’offerta di lavoro; chi li supporta nel comprendere quali sono le possibilità di un percorso di attivazione. I Centri per l’Impiego potranno sicuramente dare alcune informazioni durante la sottoscrizione del Patto di Servizio e potranno suggerire eventuali corsi formativi adatti, ma come potranno aiutare durante il percorso questi utenti considerando che non hanno accesso al SIISL?
 
Mancano figure specifiche capaci di accedere alla piattaforma, capirne le potenzialità, aiutare a modificarne i difetti e riportare quali sono le maggiori difficoltà degli utenti a poter fruire dei servizi offerti. Una sorta di consulenti che, da una parte, svolgano un servizio all’utenza supportandola (non solo i percettori, ma anche i soggetti privati che vorranno usare il SIISL per promuovere le proprie offerte di lavoro) e, dall’altra, siano “gli occhi e le orecchie” del Ministero del Lavoro per calibrare uno strumento sul quale sono state investite ingenti risorse ed energie.

Questo sarebbe anche il modo migliore per smentire le accuse di chi sostiene che la Destra al Governo non stia offrendo alcuna opportunità a chi ha perso il Reddito di Cittadinanza.
 
Il lettore, a questo punto, potrebbe avere un’epifania e affermare: ma queste figure già esistevano! Ebbene, avrebbe ragione perché i tanto vituperati Navigator svolgevano, con tante difficoltà, questo ruolo e, circostanza assolutamente rilevante, conoscono già molto bene questa utenza.

Un Governo lungimirante potrebbe decidere di mettere da parte, per una volta, l’ideologia e affrontare con equilibrio e imparzialità l’argomento dando agli ex collaboratori Anpal Servizi – cessati dalle loro originarie funzioni di Navigator – una nuova vita, cambiandone il nome, assegnando loro una platea più ridotta sulla quale lavorare rispetto a quella del RdC, costruendo una sinergia forte tra mondo delle imprese e la piattaforma SIISL.
 
Questa proposta, che sicuramente merita ulteriori approfondimenti e una analisi di dettaglio, può essere un’opportunità formidabile per raddrizzare due torti: la fine ingiusta della vicenda dei Navigator e una nuova opportunità per mostrare le loro potenzialità, rimaste in parte inespresse.

A.N.NA. invita la comunità di ADAPT, e più in generale degli addetti ai lavori, a volersi esprimere su questa prospettiva, perché crediamo che attraverso il dialogo e il confronto sul merito delle cose si possa superare ogni contrapposizione ideologica, abbattendo muri che sembrano incrollabili.
 
A.N.NA.
Associazione Nazionale Navigator
AssoNavigator

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