Alternanza tra scuola e lavoro già in atto, ma ancora non si fa sistema

Quanto distano le isole Aland dalla Sicilia? Moltissimo. Non tanto perché una è la più grande del Mediteranno mentre l’altro è un arcipelago finlandese, ma più che altro perché Aland gode del tasso di occupazione più alto d’Europa. La Sicilia, invece, soffre una situazione di difficoltà occupazionale allarmante.

 

Il mercato del lavoro nel Vecchio Continente che arranca fuori dalla crisi è questo: un manto di leopardo di oasi felici e deserti dei Tartari. Lo dice l’Eurostat, nel Regional Yearbook 2014, un compendio di statistiche sulle 272 regioni del Vecchio Continente.

 

Tanti paragrafi del report suonano come un disco già sentito, soprattutto alle voci Grecia e Spagna, ma non mancano le sorprese. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, per esempio, le capitali dell’ex Cecoslovacchia sono tra le prime della classe (entrambe sopra il 75%), mentre la Turchia registra un’incidenza di disoccupazione di lunga durata tanto bassa da far invidia persino ad Austria e Danimarca. Quest’ultima patria della flexicurity. Ma prima di scrivere che in Turchia si esce dalla disoccupazione più facilmente che in Danimarca, è bene dare uno sguardo alla carta geografica.

 

Un dato su tutti: non c’è indice negativo che non interessi almeno una regione del Sud Italia, soprattutto ai due estremi anagrafici. Tasso di occupazione degli ultra cinquantenni? L’arcipelago finlandese domina dal suo 76,4%, staccando di almeno 40 punti il nostro Meridione. I senior non ringiovaniscono di certo ed il loro mantenimento grava tutto sui giovani. Parlando di questi, è sbagliato pensare che l’aumento della disoccupazione senile vada a loro vantaggio: solitamente il posto perso da un over 55 è un posto di lavoro distrutto. Ne sanno qualcosa i circa 6 milioni di europei sotto i 24 anni in cerca di un impiego. Questi, se sono tedeschi, inglesi o scandinavi, ma (novità) anche romeni, cechi o lituani, hanno poco di cui preoccuparsi: nei loro Paesi, molte regioni sono riuscite a contrastare con successo la disoccupazione giovanile. Altrove, la popolazione tra i 15 ed i 24 anni ha preferito non entrare nel mercato del lavoro e proseguire gli studi. Potrebbe essere una buona notizia, se non fosse preoccupante il tasso di abbandono scolastico che, mediamente, si assesta attorno al 12%, con punte che svettano al 20, 25 e persino 27% tra gli studenti maschi di Italia, Spagna e Portogallo. Le studentesse concludono più felicemente i propri studi, ma fanno più fatica a trovare lavoro.

 

Tra il 2011 ed il 2012, quattordici regioni europee hanno aumentato il proprio tasso di disoccupazione giovanile di più di 5 punti percentuali: 10 sono greche, 3 spagnole. L’ultima è la Calabria. Parlare di talenti sprecati, mai espressi ed abbandonati è più che corretto. Nonostante tutto le imprese continuano a lamentare la persistenza di posti vacanti. L’Italia ha due possibilità: aspettare che la soluzione scenda dall’alto sotto forma di Garanzia Giovani o nuovi finanziamenti a pioggia, oppure impegnarsi seriamente in politiche attive del lavoro mirate ed efficaci.

 

A ben vedere basterebbe insistere su una robusta formazione di reinserimento per i lavoratori più anziani con competenze obsolete e di avvicinamento al lavoro per i giovani, per sottrarli al rischio di perdersi nel buco nero che inghiotte chi lascia la scuola prima del tempo. Tra questi ragazzi, disaffezionati all’istruzione sui banchi, potrebbero esserci il nuovo Stradivari, il nuovo Enzo Ferrari o il nuovo Donatello, illustri italiani che si sono formati in piedi, sul posto di lavoro.

 

Alcune sperimentazioni di alternanza tra scuola e lavoro sono già in atto, ma ancora non si fa sistema: permane il pregiudizio sulla valenza formativa del lavoro, del fare e dello sperimentare armonicamente all’interno del percorso di studio, la convinzione che si impari una volta per tutte per poi trovare il «lavoro della vita» e lasciarlo solo con la pensione. In Europa tutto questo è superato: è così in Germania, in Austria, ma anche a Bolzano. Posti che, dall’Italia, distano molto meno delle isole Aland.

 

Simone Caroli

Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT-CQIA, Università degli Studi di Bergamo

@SimoneCaroli

 


* Pubblicato anche in Libero, 17 ottobre 2014 con il titolo La lezione della Germania. Il riscatto sarà nel lavoro manuale.

 

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Alternanza tra scuola e lavoro già in atto, ma ancora non si fa sistema
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