Progetto sociale al quadrato: una best practice in cerca d’autore

Interventi ADAPT

| di Francesco Maresca

Il progetto “Sociale al quadrato” introduce un’evoluzione delle convenzioni ex art. 14, trasformando il ruolo delle imprese in quello di sponsor di servizi sociali affidati a cooperative di tipo B. Il modello integra inclusione lavorativa, sostenibilità ESG e collaborazione pubblico-privato, con benefici per comunità, aziende e persone con disabilità.

Ogni volta che viene pubblicata la Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 68/99 si scatena nel nostro Paese un dibattito sulle difficoltà relative all’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

Al pessimismo della ragione voglio accostare, per una volta, l’ottimismo della volontà, raccontando di una sperimentazione unica in Italia che, creando soluzioni sinergiche fra mondo profit e non profit, ha contribuito a migliorare nei territori interessati le politiche di inclusione, garantendo allo stesso tempo ricadute sociali positive sulla comunità locale. Si tratta del progetto “Socialeal quadrato”, che possiamo considerare una variante all’applicazione delle convenzioni ex art. 14 del D.Lgs 276/2003.

È d’uopo rimarcare il fatto che con le convenzioni ex art.14 si è creato uno strumento, finalizzato a favorire l’inserimento al lavoro di persone con disabilità e con bisogno di sostegno intensivo, grazie al quale l’azienda assolve agli obblighi assunzionali della legge 68/99 affidando commesse di lavoro a cooperative sociali di tipo B.

La specificità del Progetto “sociale al quadrato” sta nel fatto che la commessa non riguarda le attività del processo produttivo o attività ascrivibili al core business dell’azienda _ che configurano una sorta di outsourcing _, ma attività da svolgere in qualità di sponsor e con finalità sociali.

La prima applicazione di questo nuovo strumento risale al novembre 2019, quando un’azienda leader nel settore dell’home care, a seguito di candidatura a avviso pubblico della Provincia di Varese ai sensi dell’art. 43 Legge 449/1997 e dell’art. 119 del TUEL D.Lgs 267/2000, divenne lo sponsor ufficiale dei lavori di manutenzione delle zone verdi delle piste ciclopedonali che costeggiano il lago di Varese e quello di Comabbio e ne affidò l’attuazione a una cooperativa sociale.  

L’esperienza suddetta è stata replicata in una trentina di situazioni in provincia di Varese e emulate in altre province lombarde. Ad esempio, Milano l’ha applicata alle sue piste ciclabili, il Comune di Rho alla digitalizzazione della sua biblioteca, Mantova al decoro cittadino.

Il progetto Sociale al quadratoè stato portato anche fuori regione. In Emilia-Romagna l’hanno utilizzato per la manutenzione del Parco comunale del Comune di Medicina.

Il 14 marzo 2026 la Regione Toscana insieme a Anci Toscana ha presentato il Piano regionale “Futuro inclusivo”, approvato con DGR n. 202 del 2 marzo 2026.  Si tratta di un’ulteriore sperimentazione che prende a modello il Progetto sociale al quadrato. Il Piano toscano contiene due importanti novità evolutive. In primo luogo, prevede il coinvolgimento di Anci Toscana, con cui si sottoscrive un Protocollo di collaborazione. I Comuni individueranno alcuni servizi di pubblica utilità – come la pulizia di aree verdi, la cura dei parchi o la manutenzione di spazi pubblici – e pubblicheranno avvisi a cui le imprese potranno aderire come sponsor tecnico di un servizio a valenza sociale, affidando le attività a cooperative sociali di tipo B mediante commesse previste da convenzioni ex art. 14 D.Lgs 276/2003. In secondo luogo, al fine di favorire la replicabilità del modello nel territorio regionale saranno adottati schemi e modulistica omogenei: avvisi pubblici per l’individuazione di sponsor tecnici, convenzioni, schema di contratto di sponsorizzazione, scheda servizio.

Chiarito lo sviluppo della best practice è necessario fare una prima valutazione.

La legge Biagi ha inteso riformare la legge n. 68/1999 dall’esterno, per far fronte ad alcune rigidità e alle difficoltà tuttora perduranti nel campo dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Gli strumenti fondamentali erano maggiore flessibilità operativa e un ruolo più significativo delle cooperative.

Il Progetto sociale al quadrato nasce in questa cornice giuridica, ma si colloca in un contesto completamente trasformato e trascende, in parte, l’idea del normatore. Il nuovo concetto di responsabilità sociale d’impresa e la direttiva 2022/2464 orientano le aziende verso un approccio economico sostenibile con la finalità di essere compliant ai fattori ESG – l’acronimo di Environmental, Social e Governance e, per queste ragioni, accrescono il loro interesse verso questo progetto.

Una seconda riflessione va fatta in merito al concetto di best practice. Le Linee guida del D.M. 43/2022 le hanno definite come “esempi di innovazione” che hanno determinato “condizioni migliori” e che hanno alzato gli standard di servizi, assicurando “modelli replicabili” a vantaggio delle persone con disabilità e delle imprese.

Vediamo di comprendere il beneficio che porta l’intervento. In linea generale, il progetto estende le possibilità di utilizzo delle convenzioni ex art. 14, aprendo un campo di azione completamente inesplorato. Inoltre, il nuovo approccio crea una win win situationche possiamo così riassumere:

– la Pubblica Amministrazione, che a causa di carenze di risorse non riusciva a realizzare servizi importanti con impatto sulla comunità, con questo strumento garantisce i servizi in modo efficace e con azzeramento della spesa

– l’Azienda, che ha un obbligo assunzionale di persone con disabilità e che a volte a causa di difficoltà oggettive nell’adempimento preferisce pagare esoneri, in una logica di ESG finanzia progetti sostenibili e con un impatto sociale a beneficio della comunità, accrescendo, da una parte, una positiva conoscenza e notorietà e, dall’altra, acquisendo un vantaggio competitivo rispetto ai finanziamenti e alla partecipazione a Bandi

– il lavoratore con disabilità appartenente alla fascia più grave “con necessità di sostegno intensivo” e con maggiori difficoltà di inserimento, viene inserito con un contratto di lavoro a tempo determinato di almeno un anno in una cooperativa, che ha maggiore capacità di creargli le condizioni lavorative più adeguate e inoltre non fa lavori ripetitivi e secondari ma lavori che hanno una ricaduta sociale evidente

– la Comunità fruisce di un miglioramento di beni e servizi fondamentali.

Le best practice devono garantire anche un altro aspetto fondamentale: la replicabilità delle azioni e la trasferibilità delle esperienze.

La replicabilità e la trasferibilità devono essere supportate da azioni di sistema come quella messa in atto dalla Regione Toscana: l’accordo con Anci Toscana garantisce un più efficace coinvolgimento dei Comuni nell’individuazione dei lavori di pubblica utilità; le Linee guida e la definizione dei format degli atti amministrativi garantiscono maggiore supporto alla replicabilità.

Naturalmente, anche lo Stato potrebbe dare un forte apporto alla trasferibilità tramite la Piattaforma delle buone prassi istituita con Decreto direttoriale 154/2023.

Alla stregua del personaggio che, nato nella mente dello scrittore, cerca un autore-regista che lo metta in scena e gli permetta di vivere pienamente, il progetto sociale al quadrato è, nella metafora pirandelliana, una best practice in cerca di un autore, che gli dia compiutezza e ne dispieghi tutte le potenzialità, grazie a un’azione di sistema e possibilmente grazie anche a una più definita cornice giuridica.

Concludo, con una riflessione sulla vitalità dimostrata negli anni dal D.Lgs 276/2003. Le convenzioni ex art. 14 hanno aperto un inedito scenario del rapporto tra imprese profit e non profit, che rappresenta una nuova occasione di open innovation, per citare un noto paradigma strategico di Henry Chesbrough che ha rivoluzionato l’azione delle imprese nel mondo. Fino ad oggi l’apertura al cambiamento si compiva con la collaborazione con le università e con le startup. Grazie ad un esito imprevisto della legge Biagi, oggi può compiersi anche grazie alla collaborazione con le cooperative sociali di tipo B, alle quali le aziende affidano commesse, che possono essere outsourcing di parte del proprio ciclo produttivo, oppure, come è il caso del progetto sociale al quadrato, possono essere vere e proprie operazioni di marketing sociale.

Se poi si considera il target di questo tipo di convenzione, appare evidente che la cooperazione socialerisulta essere investita da una nuova e fondamentale responsabilità: quella di dare una risposta puntuale al problema del collocamento del cosiddetto “zoccolo duro” delle persone “con necessità di sostegno intensivo”, spesso disoccupati di lunga durata, al di là degli strumenti offerti dalla legge 68.

L’applicazione di questa norma ci porta a una riflessione sulle tipologie di relazioni tra collocamento mirato disabili, cooperative e aziende e sui dispositivi utilizzabili, oltreché sull’utilizzo dei contratti di rete sia tra cooperative sia tra cooperative e aziende.

Il progetto sociale al quadrato, nello specifico, ha dato ulteriore impulso anche a un diverso approccio della Pubblica Amministrazione. A Varese, ad esempio, nel rispetto del nuovo principio di coprogrammazione e coprogettazione definito dal Codice del Terzo settore, con l’azione di sistema “Sinergie e innovazione” si è avviato un percorso di “amministrazione condivisa” e di “partenariato paritario”, che ha puntato a incrementare l’utilizzo di convenzioni ex art. 14 e, in particolare, il Progetto sociale al quadrato.

Le cooperative hanno risposto all’avviso presentandosi in rete e la coprogettazione ha permesso la realizzazione di attività di consulenza e studio, percorsi di formazione, la sperimentazione di un modello condiviso di sviluppo commerciale delle proprie attività, la definizione di una Carta dei Servizi e della costituzione di un apposito catalogo, la realizzazione di strumenti di facilitazione e promozione come volantini, un apposito sito internet, la costituzione di una banca dati aziende, l’avvio di campagne pubblicitarie social.

Dal racconto di questa esperienza campeggia il fatto che l’Amministrazione condivisa sia la versione di open innovation che coinvolge maggiormente le pubbliche amministrazioni, all’insegna dell’apertura all’esterno e della valorizzazione delle idee che vengono dagli stakeholder del territorio, ed è, in definitiva, lo strumento più forte e partecipato per creare reti.

Bollettino ADAPT 15 giugno 2026, n. 23

Francesco Maresca