Economia sociale e lavoro in Spagna: le novità della Ley 1/2026 tra inclusione, partecipazione e trasformazione del mercato del lavoro
| di Lavinia Serrani
La Ley 1/2026 rilancia il ruolo dell’economia sociale nel mercato del lavoro spagnolo, rafforzando cooperative e imprese di inserimento lavorativo come strumenti di inclusione e coesione. Un intervento che, tra innovazione organizzativa e finalità sociali, apre nuove prospettive per le relazioni industriali.
Con la pubblicazione della Ley 1/2026, de 8 de abril, integral de impulso de la economía social, il legislatore spagnolo interviene in modo organico su uno dei pilastri emergenti del diritto del lavoro contemporaneo: il ruolo dell’economia sociale come strumento di coesione, inclusione e sviluppo sostenibile. La normativa non si configura come una riforma classica del mercato del lavoro, ma piuttosto come un intervento di sistema, volto a rafforzare quei soggetti – cooperative, imprese di inserimento lavorativo, enti dell’economia sociale – che operano al crocevia tra politiche del lavoro e politiche sociali.
Il contesto in cui si inserisce questa legge è chiaramente delineato nel preambolo: la trasformazione accelerata dell’economia e della società, aggravata dalle crisi recenti, richiede un aggiornamento del quadro normativo per sostenere modelli produttivi più inclusivi e resilienti. In questa prospettiva, la legge si pone l’obiettivo di favorire lo sviluppo dell’economia sociale come leva per la creazione di occupazione di qualità e per il rafforzamento della coesione sociale.
Uno dei primi ambiti di intervento riguarda le cooperative, tradizionalmente considerate uno dei pilastri dell’economia sociale. La legge modifica la normativa esistente per adattarla alle nuove esigenze organizzative e tecnologiche. In particolare, viene rafforzata la dimensione partecipativa interna, anche attraverso il riconoscimento e la regolazione dell’uso di strumenti digitali per l’esercizio dei diritti dei soci. Questo aspetto non è secondario: la digitalizzazione dei processi decisionali nelle cooperative rappresenta un passaggio fondamentale per garantire la continuità della partecipazione democratica in contesti organizzativi sempre più complessi.
Accanto alla dimensione partecipativa, emerge con forza anche il tema della parità di genere. La legge introduce meccanismi specifici, come la previsione di organi o strumenti dedicati alla promozione dell’uguaglianza, in linea con i principi già sanciti dall’ordinamento spagnolo. Si tratta di un intervento che rafforza il legame tra diritto del lavoro e politiche di uguaglianza, contribuendo a consolidare il ruolo delle cooperative come modelli avanzati di organizzazione inclusiva.
Un secondo asse fondamentale della riforma riguarda le imprese di inserimento, ovvero quelle realtà imprenditoriali finalizzate all’inclusione lavorativa di persone in situazione di vulnerabilità o esclusione sociale. La legge interviene aggiornando profondamente la disciplina di queste imprese, riconoscendo che le trasformazioni economiche degli ultimi anni hanno ampliato e modificato i fattori di rischio sociale. In particolare, viene superata una visione rigidamente categoriale della vulnerabilità, per adottare un approccio più dinamico e contestuale, che tiene conto di fattori economici, sociali e personali. L’obiettivo è evitare stigmatizzazioni e favorire percorsi di inserimento realmente efficaci, fondati su itinerari personalizzati di accompagnamento al lavoro.
Questa impostazione ha importanti effetti anche nel diritto del lavoro. Le imprese di inserimento lavorativo operano infatti sul mercato in concorrenza con le altre aziende, ma svolgono al tempo stesso una funzione sociale specifica. La riforma intende sostenerne la capacità di competere, senza però comprometterne la missione, introducendo maggiore flessibilità nelle regole e definendo con più chiarezza i requisiti organizzativi necessari al loro funzionamento.
Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dal coordinamento della nuova disciplina con le precedenti riforme del mercato del lavoro, in particolare quella del 2021 (si rimanda, per una visione complessiva, al contributo L. Serrani, Spagna: una riforma complessiva del lavoro per recuperare i diritti e combattere la precarietà, in Bollettino ADAPT n. 1 del 10 gennaio 2022). La legge in esame si inserisce, difatti, in un percorso di progressiva trasformazione del modello occupazionale spagnolo, orientato verso la stabilità del lavoro e la riduzione della precarietà. In questo senso, le imprese di inserimento lavorativo vengono concepite come strumenti di transizione verso il mercato del lavoro ordinario, coerentemente con il paradigma della occupazione stabile e inclusiva.
La riforma interviene inoltre sulla Ley 5/2011, de 29 de marzo, de Economía Social, aggiornandone la definizione e la classificazione degli enti che ne fanno parte. Questo aggiornamento risponde all’evoluzione del panorama europeo, dove sono emerse nuove forme organizzative che non rientravano nelle categorie tradizionali. L’obiettivo è quello di costruire un quadro normativo più chiaro e coerente, capace di riconoscere e valorizzare la pluralità delle esperienze di economia sociale.
In questa prospettiva, la legge assume anche una dimensione strategica, collegandosi esplicitamente al Piano d’azione europeo per l’economia sociale. Si tratta di un elemento significativo, che conferma come le politiche nazionali in materia di lavoro e inclusione siano sempre più integrate in un quadro sovranazionale. L’economia sociale viene così riconosciuta non solo come strumento di politica interna, ma anche come componente essenziale delle strategie europee di sviluppo sostenibile.
Dal punto di vista delle relazioni industriali, la legge offre spunti di particolare interesse. Pur non intervenendo direttamente sulla contrattazione collettiva o sulle regole del rapporto di lavoro, essa contribuisce a ridefinire gli equilibri tra mercato, Stato e attori sociali. Le cooperative e le imprese di inserimento lavorativo rappresentano infatti modelli organizzativi in cui la partecipazione dei lavoratori e la dimensione collettiva assumono un ruolo centrale.
In questo senso, la riforma può essere letta come un tentativo di rafforzare forme di democrazia economica, in linea con quanto previsto anche dall’articolo 129.2 della Costituzione spagnola, che promuove la partecipazione dei lavoratori all’impresa. La valorizzazione dell’economia sociale si traduce quindi in una maggiore attenzione alle forme di organizzazione del lavoro basate sulla cooperazione e sulla condivisione delle decisioni.
Un ulteriore profilo rilevante riguarda il rapporto tra economia sociale e politiche pubbliche. La legge prevede infatti il rafforzamento degli strumenti di promozione e sostegno a queste realtà, riconoscendone il ruolo strategico nella lotta alle disuguaglianze e nella costruzione di un modello di sviluppo più equo. Questo implica anche un ripensamento delle politiche attive del lavoro, che devono essere in grado di accompagnare i percorsi di inserimento e di valorizzare le competenze acquisite.
In conclusione, la Ley 1/2026 contribuisce a ridefinire il ruolo dell’economia sociale come attore centrale nelle politiche del lavoro, promuovendo modelli organizzativi basati sulla partecipazione, sull’inclusione e sulla sostenibilità. Per gli studiosi e gli operatori delle relazioni industriali, la riforma offre un’importante occasione di riflessione. In un contesto segnato da profonde trasformazioni economiche e sociali, l’economia sociale si configura come un laboratorio privilegiato per sperimentare nuove forme di organizzazione del lavoro e nuovi equilibri tra efficienza economica e giustizia sociale. La sfida, per il futuro, sarà quella di integrare queste esperienze nel sistema complessivo delle relazioni industriali, valorizzandone il potenziale trasformativo senza perdere di vista le esigenze di competitività e innovazione.
Ricercatrice ADAPT
Responsabile Area Ispanofona
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