29 luglio 2019

Cosa fanno i navigator? Finalmente una risposta (prima del fischio di inizio)

Giorgio Impellizzieri


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Bollettino ADAPT 29 luglio 2019, n. 29

 

La ricostruzione del profilo professionale del navigator è stata alquanto complessa e la risposta alla domanda su quali fossero i compiti di questa nuova figura è rimasta a lungo irrisolta. Lo scorso 17 luglio ANPAL ha stipulato con quasi tutte le regioni italiane le convenzioni bilaterali che chiariscono pressoché definitivamente le funzioni affidate ai navigator. Prima di approfondire il contenuto delle convenzioni, pare utile riavvolgere il nastro e ripercorrere le tappe di evoluzione.

 

Il 4 dicembre 2018 il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico Luigi Di Maio annuncia l’introduzione dei navigator, come figura indispensabile per la realizzazione del Reddito di cittadinanza: «chi oggi non ha un lavoro ed entra nel programma del reddito avrà dall’altra parte una figura (…) che prenderà in carico chi prende il reddito di cittadinanza e lo indirizza verso la formazione, verso il placement».

 

Il 28 gennaio 2019 il decreto legge 4/2019 istituisce il Reddito di Cittadinanza, disponendo – all’art. 12, comma terzo – uno stanziamento di 200 milioni di euro per la «stipulazione, previa procedura selettiva pubblica, di contratti con le professionalità necessarie ad organizzare l’avvio del Rdc (…) anche con il compito di seguire personalmente il beneficiario nella ricerca di lavoro, nelle formazione e nel reinserimento professionale».

 

Il 29 marzo 2019 la legge di conversione, per ottemperare alle richieste delle Regioni che rivendicavano la propria potestà legislativa in materia di politiche attive ai sensi dell-art. 117, Cost. It., inverte bruscamente la rotta ed elimina ogni riferimento al compito di «seguire personalmente» i percettori del Rdc. Ai navigator spetta la funzione di svolgere generiche «azioni di assistenza tecnica alle regioni e alle province autonome» nell’esecuzione di un «Piano straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro» da definire previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

 

Il 17 aprile 2019 la Conferenza Stato-Regioni sancisce l’intesa che precisa che «qualunque intervento effettuato in materia di assistenza tecnica sarà preventivamente concordato con le Regioni», rinviando a convenzioni bilaterali che ciascuna Regione dovrà siglare con lo Stato per definire quale sia il ruolo dei navigator. L’intesa sembra confermare che i navigator, al contrario di quanto annunciato originariamente, siano retrocessi a un’attività di back office che escluderebbe ogni contatto diretto con i beneficiari del Rdc i quali si interfaccerebbero con gli operatori dei centri per l’impiego.

 

Il 17 luglio 2019 ANPAL annuncia la sottoscrizione di 16 convenzioni bilaterali (pressoché identiche, con scadenza in data 31 dicembre 2022) con altrettante Regioni, nelle quali sono definite le modalità con cui i navigator saranno operativi – «già ad agosto» – nei centri per l’impiego. In attesa dell’ufficializzazione degli accordi (già trovati) con Basilicata e Lombardia – confermata per il momento invece l’indisponibilità della Campania – su 19 regioni solo la Calabria e il Lazio non hanno inserito in Convenzione la clausola che «autorizza i Navigator ad intervenire, se necessario, in modo diretto nei confronti dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza».

 

Giunti alla tappa conclusiva di una traversata durata poco più di sette mesi, sembra che l’annuncio originario – almeno in teoria – trovi conferma. Come comunicato dall’ANPAL, al navigator non è precluso un rapporto diretto con i beneficiari del Reddito di cittadinanza, seppur in collaborazione con gli operatori già impiegati nei Centri per l’impiego: il «compito principale del Navigator è supportare gli operatori dei Centri per l’impiego nella realizzazione di un percorso che coinvolga i beneficiari del Reddito di Cittadinanza dalla prima convocazione fino all’accettazione di un’offerta di lavoro congrua». Navigator e operatori dei Cpi lavoreranno insieme alla stesura del Patto per il lavoro (i), preoccupandosi anche di «controllarne l’attuazione» (ii). In particolare il navigator è chiamato a «fornire ai beneficiari supporto operativo e motivazionale» (iii) e «organizzare laboratori di ricerca attiva del lavoro e a scegliere strumenti e metodologie» (iv); a ciò si aggiunge il compito di assistere i Cpi nella definizione del “Programma di ricerca intensiva” proprio dell’Assegno di Ricollocazione» (v). Da ultimo, ma non certo per rilevanza, i navigator dovranno cercare e selezionare le opportunità più adatte per ogni singolo beneficiario (vi), fornire consulenza ai referenti aziendali su possibili soluzioni contrattuali, incentivi e agevolazioni (vii), monitorare l’andamento del rapporto lavorativo e la soddisfazione di beneficiari e aziende (viii).

 

Quella delineata dall’ANPAL, in conclusione, è una figura che si pone come potenziale trait d’union fra i disoccupati, i centri per l’impiego, le aziende del territorio e i soggetti accreditati per la formazione professionale. Pare legittimo sollevare qualche dubbio – come già fatto in altre occasioni – sulla possibilità che una sola persona possa adempiere efficacemente a così tante e variegate mansioni (dall’elenco di cui sopra ne emergerebbero otto). Quanti professionisti esistono in grado di intrecciare attitudini psicologiche-motivazionali per supportare persone in stato di bisogno, competenze economico-aziendali per interagire con le imprese e fondamentali giuridici per inquadrare i rapporti contrattuali e la stessa architettura del Rdc? Ove tali professionalità esistessero, può ragionevolmente credersi che sarebbero disposte a introdursi nel circuito dei Centri per l’impiego italiani per poco più di mille euro mensili e un contratto a tempo determinato?

 

Non a caso ANPAL servizi ha predisposto un piano di formazione dei navigator selezionati. Si tratta di un corso erogato secondo la modalità blended, per un totale di 200 ore, da realizzare nell’arco dei primi 4 mesi di attività ma, per far sì che l’ingresso in campo dei navigator non sia ulteriormente posticipato, la formazione avverrà prevalentemente secondo il metodo del training on the job: il navigator «svolge[rà] autonomamente le attività assegnate nel piano di lavoro concordato con il formatore» il quale periodicamente valuterà le «fasi di attività, le competenze e le altre risorse che il soggetto è stato in grado di attivare». Il percorso di formazione si completa con lezioni frontali (in presenza e on line) secondo moduli formativi sugli argomenti più vari come il «contesto socio economico e la dimensione aziendale», il «quadro normativo e operativo», l’«individuazione delle opportunità di lavoro», «conoscenza delle politiche attive» e tant’altro.

 

L’ANPAL pare dunque consapevole della complessità dei compiti assegnati ai navigator e, infatti, la lettera di incarico di collaborazione che ANPAL Servizi S.p.A. ha indirizzato a ciascuno dei vincitori del bando selezione prevede, tra le cause di «recesso senza preavviso» da parte del committente ANPAL, il «mancato completamento di un modulo formativo».

 

Il contratto di collaborazione tra ANPAL e navigator – efficace dal 30 luglio, con scadenza al 30 aprile 2021 – conferma quanto sopra riportato in merito ai compiti affidati ai professionisti incaricati, definendo anche degli obiettivi minimi che devono essere raggiunti, pena il recesso da parte della Committente ANPAL. Fra le tante cose, i navigator – «in affiancamento agli operatori dei Cpi o in attività diretta» – dovranno accogliere e prendere in carico almeno 150 beneficiari; avere almeno un contatto ogni 15 giorni con i beneficiari e un incontro personale ogni tre mesi; proporre a ciascun beneficiario almeno un’offerta di lavoro congrua e/o un’offerta formativa; incontrare e contattare almeno 150 imprese; e tant’altro.

 

Pur conservando le perplessità già accennate, domani i navigator scenderanno finalmente in campo e non resta che augurare loro buon lavoro. Buon lavoro, perché l’efficacia del loro intervento e della stessa misura del Reddito di cittadinanza dipende in buona parte – se non soprattutto – dalla loro iniziativa. Saranno loro che ogni giorno potranno fare la differenza, visitando un’azienda in più, trovando un’opportunità formativa, chiamando i colleghi di un’altra regione. D’altronde, cercare un lavoro è un lavoro serio.

 

Giorgio Impellizzieri

ADAPT Junior Fellow

@Gimpellizzieri

 




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