La produttività del lavoro in Italia: una ripresa senza efficienza (2020–2025)
| di Giorgia Passerini
La produttività del lavoro in Italia mostra una persistente debolezza strutturale, nonostante la ripresa post-pandemica. Tra il 2020 e il 2025 prevalgono dinamiche negative, legate più all’aumento delle ore lavorate che a reali guadagni di efficienza. Le criticità risultano diffuse tra i settori, con poche eccezioni temporanee. Senza interventi su innovazione, dimensione delle imprese e struttura produttiva, la crescita economica rischia di restare fragile e poco sostenibile nel medio periodo.
La produttività del lavoro, in quanto misura dell’efficienza con cui i fattori produttivi vengono impiegati nel processo produttivo, rappresenta uno degli indicatori chiave per valutare la capacità di crescita di un sistema economico. Nel caso italiano, questo indicatore assume un rilievo particolare: il suo andamento stagnante da oltre due decenni segnala infatti una debolezza strutturale dell’economia, che continua a emergere anche nel periodo più recente.
L’analisi dell’evoluzione della produttività del lavoro tra il 2020 e il 2025 evidenzia un quadro complessivamente negativo, in cui la ripresa post-pandemica delle attività non si traduce in un rafforzamento strutturale dell’efficienza produttiva. Al contrario, si registrano variazioni negative già nel 2021 (-1,16%) e, in modo analogo, nel triennio 2023–2025 (-2,13%, -1,67% e -0,71%). La ripartenza economica è infatti accompagnata da un aumento significativo delle ore lavorate, particolarmente marcato nel 2021 (+10,24%), a fronte di una crescita più contenuta dell’occupazione (inferiore o prossima al 2%) e di un’espansione del valore aggiunto sistematicamente più debole (si veda la Figura 1).
In questo contesto, il 2022 rappresenta un’eccezione temporanea, con una lieve crescita della produttività (+0,64%), riconducibile a una normalizzazione dell’attività economica dopo le forti discontinuità degli anni precedenti. Più complessa è invece l’interpretazione del dato relativo al 2020. In apparenza si osserva un aumento della produttività (+3,92%), ma si tratta di un incremento puramente statistico: esso è determinato dal drastico calo delle ore lavorate (-11,76%) dovuto alle chiusure imposte dalla pandemia, piuttosto che da un reale miglioramento dell’efficienza. Questa lettura è confermata dalla dinamica della produttività per occupato, che diminuisce del 6,38%, riflettendo una contrazione della produzione (-8,30%) più marcata rispetto a quella dell’occupazione (-2,05%), anche in ragione degli strumenti di tutela del lavoro introdotti durante l’emergenza.
A livello settoriale (si veda la Figura 2), le dinamiche osservate risultano ampiamente diffuse nella quasi totalità dei settori. Una delle poche eccezioni è rappresentata dall’industria (codici ATECO B–E), che nel 2020 registra una contrazione della produttività anche per ora lavorata (-0,18%), e non solo per occupato. Questo dato segnala un impatto particolarmente intenso della crisi sul settore, legato alla sua forte esposizione alle fluttuazioni della domanda internazionale e alle interruzioni delle catene globali del valore.
Il settore dei servizi mostra andamenti strettamente allineati a quelli complessivi, ma con variazioni generalmente più ampie. Caratterizzato da una prevalenza di imprese di piccole dimensioni e da una limitata diffusione dell’innovazione, il comparto presenta tuttavia una marcata eterogeneità interna. Nel 2020, ad esempio, commercio, trasporti e attività di alloggio e ristorazione registrano un aumento della produttività (+3,03%), che riflette ancora una volta la contrazione delle ore lavorate più che un effettivo miglioramento dell’efficienza. Al contrario, le attività artistiche e di intrattenimento mostrano una flessione (-4,30%), coerente con una maggiore fragilità strutturale e con livelli più contenuti di tutela occupazionale. Lo stesso comparto evidenzia però il recupero più significativo nel 2022 (+11,51%), in concomitanza con la piena riapertura delle attività.
All’interno dei servizi emergono inoltre criticità persistenti nei comparti dell’istruzione, della pubblica amministrazione, della sanità e dei servizi socio-assistenziali, che presentano una dinamica della produttività costantemente decrescente, segnalando limiti strutturali in termini di efficienza e investimenti. Diversamente, il settore ICT, ad eccezione del 2022, mostra una dinamica generalmente positiva, verosimilmente sostenuta dall’accelerazione dei processi di digitalizzazione e dalla crescente domanda di servizi tecnologici.
Il settore delle costruzioni si distingue invece per i più rilevanti incrementi di produttività nel biennio 2022–2023, riconducibili agli incentivi fiscali legati al superbonus edilizio. Tuttavia, a partire dal 2024 si osserva un’inversione di tendenza: la produttività registra una marcata contrazione (-6,78%) e rimane pressoché stagnante nel 2025 (+0,14%), in linea con il progressivo ridimensionamento delle misure di sostegno, che ha comportato un utilizzo più intensivo del fattore lavoro.
Infine, il settore dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca appare più volatile, con variazioni talvolta più marcate rispetto alla media complessiva e, più recentemente (anni 2024-25), in controtendenza rispetto agli altri comparti, a conferma della sua forte dipendenza da fattori climatici e ambientali.
Figura 1 – Variazioni delle Variabili Totali (%)

Fonte: rielaborazione dati Istat, 2025
Figura 2 – Variazioni Settoriali della Produttività per ora lavorata (%)

Fonte: rielaborazione dati Istat, 2025
Conclusioni
Nel complesso, l’evidenza suggerisce che la debolezza della produttività del lavoro in Italia non sia imputabile esclusivamente a fattori ciclici, ma rifletta criticità strutturali profonde. Tra queste, assumono particolare rilievo la composizione settoriale dell’economia, la ridotta dimensione media delle imprese e la limitata diffusione dell’innovazione tecnologica e organizzativa. In assenza di interventi mirati, il rischio è che la crescita economica continui a fondarsi più sull’aumento dell’input di lavoro che su un effettivo miglioramento dell’efficienza.
Bollettino ADAPT 27 aprile 2026, n. 16
Apprendista di ricerca ADAPT
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