Impulsion IA 2027: la scommessa francese sui lavoratori e le questioni aperte per l’Italia
| di Anna Saioni
Con "Impulsion IA 2027" la Francia mette in campo oltre 80 milioni di euro e dodici misure per formare più di 30 milioni di lavoratori, valorizzando il dialogo sociale settoriale per la sua adozione. In Italia, Osservatorio e Linee guida ministeriali guardano soprattutto alle imprese. È possibile incrementare anche nel nostro ordinamento un dialogo sociale di settore?
«In un contesto di bilancio difficile e vincolato», il ministro del lavoro francese Jean-Pierre Farandou ha scelto di investire sull’intelligenza artificiale con oltre 80 milioni di euro per il 2027. Si apre così l’editoriale del dossier de presse “Impulsion IA 2027”, presentato il 22 settembre dal Ministero del lavoro francese.
12 misure, un calendario scandito per mesi e un obiettivo dichiarato: formare o, almeno, «acculturare» all’IA più di 30 milioni di persone.
Il bisogno è particolarmente sentito nel mercato francese in cui, secondo l’INSEE, la quota di imprese con almeno 10 dipendenti che utilizzano almeno una tecnologia di IA è triplicata tra il 2023 e il 2025 (dal 6% al 18%), ma comunque resta sotto la media europea (20%). Si registra poi un divario a seconda della dimensione dell’impresa – il tasso sale al 58% nelle imprese con 250 dipendenti o più, mentre quelle sotto i 50 dipendenti usano l’IA due volte meno delle medie e quasi quattro volte meno delle grandi aziende – e dei settori – 50% nell’informazione e comunicazione, contro il 9% dei trasporti e della logistica.
È differente anche la percezione. Il 72% dei dirigenti ritiene che l’IA sia (o sarà) un vantaggio competitivo indispensabile, mentre i lavoratori indicano soprattutto preoccupazioni legate alla dipendenza eccessiva dallo strumento (25%), alla perdita delle interazioni umane (24%), alla sicurezza dei dati (23%) e al timore per il posto di lavoro (21%). Solo il 21% dei dipendenti ha ricevuto un qualche tipo di formazione sull’IA in ambito professionale.
Dallo studio di questi dati, il Ministero ha elaborato tre assi di intervento. Metà delle misure (sei su dodici) rientra nel primo, “Acculturare e formare gli attivi”. Il perno è Explore IA, piattaforma pubblica e gratuita, aperta a tutti i lavoratori da gennaio 2027, con percorsi personalizzati e progressivi. Accanto a questa, sono previsti percorsi e finanziamenti dedicati ai centri di formazione degli apprendisti (CFA), un percorso di accompagnamento per tutti i disoccupati, una certificazione nazionale di Stato e l’inserimento dell’IA tra le priorità del Compte personnel de formationdal 1° gennaio 2027.
Il secondo asse si rivolge alle imprese, in particolare a quelle di piccole e medie dimensioni, che i dati indicano come le più in difficoltà, per mancanza di competenze e di conoscenza delle possibili applicazioni. Il piano prevede un “Mese dell’IA” di eventi in presenza e online, un dispositivo sperimentale di accompagnamento sui profili di competenze e risorse umane, nonché la mobilitazione delle 408 Task force coordinate da France Travail.
È il terzo asse, “Sostenere il dialogo sociale e tenere maggiormente conto dell’impatto sul lavoro e sulle condizioni di lavoro”, quello di maggiore interesse per chi si occupa di relazioni industriali.
Viene istituito un Osservatorio sull’impatto dell’IA sul mondo del lavoro, incardinato presso la DARES (Direction de l’Animation de la Recherce, des Études et des Statistiques, servizio di statistica e ricerca del Ministero del lavoro), con funzione essenzialmente conoscitiva attraverso analisi statistiche, monitoraggio della letteratura e dei bandi di ricerca, in raccordo con gli osservatori dei mestieri e delle qualificazioni delle branche. Poiché gli effetti dell’IA non sono gli stessi in tutti i settori, l’attenzione è sulla cooperazione tra Stato e parti sociali settoriali per anticipare gli effetti su occupazione e competenze in ogni ambito.
Il ministro afferma di credere nel dialogo sociale come «leva di trasformazione» e come «condizione di un dispiegamento rapido e accettato» dell’IA e auspica un accordo nazionale interprofessionale. Il dialogo sociale è valorizzato come infrastruttura dell’adozione e condizione dell’accettabilità dell’IA, più che come sede in cui negoziare se e a quali condizioni introdurla.
I lavoratori sono posti al centro della trasformazione, come destinatari di formazione e futuri utilizzatori.
Un Osservatorio sull’adozione dei sistemi di IA nel mondo del lavoro è stato istituito anche in Italia presso il Ministero del lavoro con l’art. 12 della legge n. 132/2025. Oltre al monitoraggio degli effetti dell’IA nei mercati, gli sono affidati compiti di indirizzo, come la definizione di una strategia nazionale sull’IA nel lavoro e l’aggiornamento delle Linee guida adottate con decreto ministeriale n. 180/2025. Tali Linee guida costituiscono un documento non vincolante, rivolto soprattutto alle imprese e adottate senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Se così il piano francese sceglie di stanziare risorse, fissare scadenze, individuare operatori e costruire le misure a partire dai lavoratori e apprendisti, le Linee guida italiane decidono di rivolgersi alle imprese e i lavoratori vi compaiono solo come titolari di tutele. Alla contrattazione collettiva è dedicato un solo passaggio (§ 7. Principi guida per un uso responsabile e sicuro dell’IA nel lavoro): i CCNL «possono prevedere forme di informazione, consultazione e tutela dei lavoratori», favorendo soluzioni condivise, «senza introdurre vincoli rigidi per le imprese».
Sembra quindi, per ora, mancare nel nostro ordinamento uno strumento di sostegno al dialogo sociale di settore paragonabile a quello francese. Potrebbe essere proprio l’Osservatorio a rispondere a questa esigenza.
Apprendista di ricerca ADAPT
Condividi su:
