Il mio canto libero – Summit AI: la responsabilità nel lavoro è presupposto per il controllo dell’uomo sulle tecnologie

Bollettino ADAPT 6 novembre 2023, n. 38
 
Nei giorni scorsi a Bletchley Park, lo storico centro di decrittazione nei pressi di Londra, si è conclusa la due giorni di confronto tra leader internazionali, rappresentanti dei colossi di internet ed esperti, sui tanti interrogativi posti dalle nuove tecnologie.

Giorgia Meloni ha annunciato che durante il G7 il governo italiano promuoverà a Roma una Conferenza internazionale su Intelligenza Artificiale e Lavoro, alla quale inviterà, ha affermato, “studiosi, manager ed esperti di tutto il mondo che avranno l’opportunità di discutere metodi, iniziative e linee guida per garantire che l’IA aiuti e non sostituisca chi lavora, migliorandone invece le condizioni e le prospettive”. Il Presidente del Consiglio ha altresì sostenuto “che la nostra priorità numero uno per i prossimi anni sia fare in modo che l’IA sia incentrata sull’uomo e controllata dall’uomo”.
 
È quindi auspicabile che tutte le organizzazioni di rappresentanza e le forze politiche si esercitino sui modi con cui garantire questi obiettivi. Il controllo dell’uomo sulle tecnologie implica evidentemente il superamento del lavoro come esecuzione di ordini gerarchicamente impartiti in favore di una diffusa partecipazione critica ai cicli della produzione. Il che evoca la esaltazione della responsabilità della persona nel lavoro. Al contrario, è frequente nelle grandi organizzazioni produttive di beni e soprattutto di servizi come lo Stato o le compagnie multinazionali, constatare la fuga dalla responsabilità per timore dei meccanismi di compliance, ovvero dei doveri di attenersi a un numero crescente di regole e principi. Si preferiscono così algoritmi comportamentali o, nel caso delle pubbliche amministrazioni, leggi definite “autoapplicative” perché tutto pretendono di disporre azzerando il ruolo responsabile di funzionari e dirigenti nel perseguire gli obiettivi assunti.
 
È evidente che in questo contesto l’intelligenza artificiale, invece di aumentare la capacità degli uomini con l’analisi di dati e informazioni, può diventare sostitutiva grazie alla paura, o al rifiuto ideologico, della responsabilità nella prestazione lavorativa. La innovazione tecnologica deve essere anche culturale e quindi investire l’idea stessa del lavoro maturata nella seconda rivoluzione industriale. A valle di ciò, la innovazione deve essere anche regolatoria a partire dal primato della fonte contrattuale perché duttile e adattiva. E anche a questo proposito, si manifestano spinte opposte in quanto rivolte a privilegiare la legge rigida nel presupposto della sfiducia verso le persone, singole e associate.
 
In questo modo l’uomo prepara la sua sottomissione alle macchine. Tutte le culture politiche liberali umanistiche devono battere un colpo per riproporre, con l’antropologia positiva, la centralità dell’uomo nei processi economici.
 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

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