Filiera formativa 4+2: crescita quantitativa e sfide qualitative tra sperimentazione e sistema
| di Matteo Colombo
La filiera formativa tecnologico-professionale (c.d. 4+2) vede aumentare, anche per il prossimo anno, gli iscritti, coinvolgendo complessivamente circa 20.000 studenti. Il dato è anticipato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara a margine del forum Confcommercio “I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000”, svoltosi a Roma lo scorso 14 e 15 aprile 2026.
Continua la crescita di quella che non è più una “semplice” sperimentazione, ma una possibilità offerta a tutti gli istituti tecnici e professionali, così come al sistema dell’istruzione e formazione professionale regionale e agli ITS Academy, di progettare percorsi integrati, quadriennali e seguiti da un biennio presso gli ITS, dove la riduzione di un anno rispetto ai percorsi “normali” è da pensare come invito a ripensare in profondità le metodologie dell’apprendimento, grazie ad una maggior centralità della didattica laboratoriale, della formazione scuola-lavoro, della collaborazione con il territorio.
il Ministro ha richiamato i dati sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027, indicando in 11.600 i nuovi studenti iscritti ai percorsi 4+2 e sottolineando come il numero complessivo degli studenti coinvolti abbia superato le 20.000 unità. Prospettando addirittura la possibilità, nell’arco di cinque anni, di raggiungere i 100.000 iscritti.
Se si osservano in sequenza i dati disponibili, la dinamica appare effettivamente significativa. Tra il 2024/2025 e il 2025/2026 gli studenti aumentano del 102%, raddoppiando di fatto in un solo anno. Tra il 2025/2026 e il 2026/2027 l’incremento è ancora più marcato, pari al 113%. Anche il numero di scuole mostra una dinamica espansiva significativa, con un aumento del 49% nel secondo anno e un ulteriore incremento di circa il 49% nel terzo. I percorsi crescono in modo ancora più rapido nella fase iniziale (+79%) e continuano ad aumentare nel terzo anno (+32%). Nel complesso, nel giro di tre anni il sistema passa da meno di 3.000 studenti a oltre 11.000 nuovi iscritti, mentre le istituzioni coinvolte più che raddoppiano.
Numeri ancora contenuti rispetto al totale dei nuovi iscritti, dato che gli studenti e le studentesse che inizieranno un percorso “di filiera” sono circa il 5% degli iscritti dei nuovi iscritti a tecnici e professionali, ma l’aumento rispetto agli ultimi anni è costante: erano l’1% del totale al primo anno, il 2% nel secondo.
L’attrattività dei percorsi di filiera sta quindi crescendo, agli occhi sia degli studenti che delle scuole coinvolte. La filiera 4+2 si configura quindi sempre di più come un laboratorio di sperimentazione di particolare interesse per favorire il dialogo tra formazione e lavoro, per diverse ragioni.
Come già detto, la riduzione di un anno implica una riprogettazione “partecipata” tra scuola, IeFP, ITS e imprese coinvolte dei percorsi, pur considerando la necessità di mantenere fermi gli obiettivi formativi da conseguire al termine del percorso quadriennale. La compressione (e parziale ridistribuzione) dei tempi richiede una revisione profonda delle metodologie didattiche, dell’organizzazione dell’apprendimento e dell’integrazione tra scuola e contesti produttivi. In questo quadro, il ruolo di accompagnamento svolto da INDIRE per le scuole e dalle strutture regionali per la IeFP appare decisivo, perché la sostenibilità della riforma dipende in larga misura dalla capacità delle istituzioni formative di riorganizzare i percorsi in modo coerente, anche considerata l’ampia libertà progettuale a loro riconosciuta.
Un secondo elemento riguarda la pluralità dei modelli regionali che stanno emergendo. Le modalità di integrazione tra istruzione statale e formazione professionale regionale variano sensibilmente da territorio a territorio, dando luogo a configurazioni diverse che potrebbero produrre esiti differenziati nel medio periodo, e che meritano di essere adeguatamente attenzionati. Le competenze delle Regioni in materia di formazione professionale possono favorire una declinazione delle filiere sulla base di quelli che sono effettivamente i fabbisogni e le caratteristiche del territorio e del locale sistema IeFP, promuovendo così una vera integrazione tra percorsi – e in ciò contribuendo ad evitare che si tratta, banalmente, di “togliere un anno” ai percorsi di istruzione secondaria superiore. Evitando però, allo stesso tempo, un’eterogeneità tale da generare disparità con riferimento alla qualità dell’offerta formativa erogata.
In terzo luogo, è opportuno ricordare come la filiera introduce una logica che non è soltanto verticale, nel raccordo tra scuola secondaria, IeFP e ITS Academy, ma anche orizzontale, tra istituti professionali, istituti tecnici e IeFP. Si tratta di sistemi che storicamente operano con linguaggi differenti, sia in termini di obiettivi formativi sia di standard di competenze. La sperimentazione offre l’occasione per costruire una “grammatica comune”, capace di rendere questi percorsi più permeabili e comparabili, superando segmentazioni che hanno a lungo caratterizzato il sistema italiano.
Evitando però, auspicabilmente, anche la tentazione di ricorrere a linguaggi esclusivamente “scolastici”: sarebbe infatti l’occasione per elaborare una lingua facilmente comprensibile anche da ciò che scuola non è, in termini di competenze in esito e risultati di apprendimento. E questo non per “piegare” – accusa ricorrente – la scuola al lavoro, ma perché senza la costruzione di questa grammatica gli appelli al dialogo e alla collaborazione tra queste realtà non potranno che cadere nel vuoto, o ridursi ad una collaborazione superficiale.
Accanto a questi aspetti, la filiera assume rilievo anche per altre finalità che stanno progressivamente emergendo. Il tema dei campus, intesi come spazi di integrazione tra istruzione, formazione terziaria e imprese, rappresenta uno degli sviluppi più interessanti. Infine, la funzione orientativa appare sempre più centrale: la filiera contribuisce a ridefinire le scelte degli studenti e delle famiglie, accompagnandoli anche a “muoversi” dentro e fuori la filiera stessa.In questo senso, i dati richiamati dal Ministro non segnalano soltanto una crescita quantitativa, ma documentano l’avvio di un processo di trasformazione qualitativa che, pur ancora in fase di consolidamento, può rappresentare un’innovazione importante per i sistemi formativi italiani, se ben accompagnata da una vera riprogettazione dei percorsi e da reti territoriali partecipate.
Presidente Fondazione ADAPT
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