Abitare il lavoro: quando il costo della casa diventa un vincolo per le imprese e la competitività territoriale
Interventi ADAPT, Mercato del lavoro
Il costo dell'abitare e la sproporzione dei costi di locazione rispetto ai salari impongono di chiarire il ruolo delle risposte aziendali: la sola presenza di benefit o soluzioni di residenzialità temporanea non è di per sé sufficiente a risolvere il mismatch occupazionale senza un intervento pubblico strutturato.
Il costo dell’abitare si sta affermando come uno dei vincoli strutturali più complessi e penalizzanti per il funzionamento del mercato del lavoro contemporaneo, specialmente in alcune zone del paese. La recente ricerca “Abitare il lavoro. Casa, imprese e competitività territoriale”, curata da Assolombarda in collaborazione con ADAPT, mette chiaramente in luce come la difficoltà di accesso alla casa costituisca un vero e proprio fattore di mismatch occupazionale e di conseguenza un freno alla crescita delle imprese.
A dare la dimensione del problema sono i dati quantitativi raccolti nell’indagine: oltre il 64% dei lavoratori dipendenti a tempo pieno in Lombardia percepisce un salario netto mensile compreso tra i 1.000 e i 2.000 euro. A fronte di questi livelli retributivi, la pressione immobiliare è elevatissima, infatti, nel comune di Milano il costo medio di locazione pesa 1,6 volte la media dei capoluoghi dell’area, mentre nell’hinterland milanese e brianzolo supera di 1,3 e 1,2 volte la media provinciale. Questa sproporzione riduce drasticamente il “salario residuo”, che in parole povere è quanto rimane in tasca al lavoratore una volta coperte le spese per la casa e per i trasporti, e ciò rende sempre più insostenibile l’insediamento nei territori a maggiore intensità economica.
Attraverso il dialogo con le imprese, invece, è stato possibile mettere in luce gli aspetti che incidono sulla difficoltà a conciliare da un lato la necessità di personale da parte delle imprese, e dall’altro lato la difficoltà dei candidati ad insediarsi sul territorio a causa del caro affitti. Ciò che emerge è innanzitutto una progressiva trasformazione della geografia del problema. Nello specifico, la difficoltà nel reperire alloggi a prezzi sostenibili si è gradualmente distribuita verso le aree periferiche e lungo le principali direttrici del pendolarismo; quindi non riguarda più esclusivamente i centri metropolitani come Milano. Muta anche la platea dei soggetti coinvolti: il disagio abitativo ostacola i nuovi ingressi nel mercato del lavoro, ma finisce per condizionare negativamente anche la retention e le possibilità di progressione di carriera dei lavoratori già inseriti. Un’analisi approfondita di questa dinamica si trova anche nel Working Paper ADAPT n. 9/2025 (M. Dalla Sega, 2025), in cui si evidenzia come la questione abitativa sia ormai una variabile strategica per la tenuta dell’occupazione e per le politiche di attrazione dei talenti, richiedendo risposte sempre più strutturate da parte del sistema produttivo e delle parti sociali.
La più recente ricerca in collaborazione con Assolombarda evidenzia peraltro che, di fronte a tale scenario, diverse aziende hanno già iniziato a mettere in campo interventi diretti di housing welfare. Le prassi individuate spaziano dall’offerta di garanzie locatizie e dall’intermediazione con i proprietari immobiliari, fino alla predisposizione di soluzioni di residenzialità temporanea, che si sono rivelate indispensabili per accogliere lavoratori neo-assunti o, ancor più, stagisti. A ciò si affiancano percorsi di supporto dedicati all’inclusione socio-territoriale, pensati in particolare per agevolare l’inserimento di giovani e lavoratori stranieri o fuorisede.
Tuttavia, le aziende coinvolte hanno sottolineato che le azioni messe in atto dal sistema privato incontrano anche limiti stringenti, che dipendono principalmente dalle possibilità delle singole imprese. Ad esempio, le piccole e medie imprese concordano sul fatto che il ruolo aziendale non debba e non possa sostituirsi alle prerogative e alle responsabilità dell’attore pubblico. Per tale ragione, i datori di lavoro richiamano la necessità urgente di un intervento istituzionale, preferibilmente attraverso un quadro normativo e fiscale di favore, fondato su strumenti di detassazione e decontribuzione dedicati ai benefit abitativi.
La sfida della residenzialità richiede insomma un passaggio netto da interventi isolati ad un vero e proprio “welfare di ecosistema”, capace di integrare le politiche pubbliche per la casa con i sistemi di welfare contrattuale e aziendale. Senza una regia istituzionale condivisa e un’adeguata normativa fiscale, l’emergenza abitativa rischia di continuare a compromettere l’attrattività dei territori e la tenuta complessiva del nostro tessuto produttivo.
Bollettino ADAPT 28 settembre 2026, n. 34
Apprendista di ricerca ADAPT
Condividi su:
