La contrattazione aziendale in Francia: nuove (utili) indicazioni per il caso italiano

Interventi ADAPT

| di Michele Tiraboschi

L’esperienza francese offre indicazioni preziose per il dibattito italiano sul potenziamento dell’archivio nazionale dei contratti collettivi: per comprendere davvero la contrattazione aziendale non basta contare gli accordi depositati, ma occorre osservare i processi negoziali, la copertura dei lavoratori, le strutture di rappresentanza, gli esiti delle trattative e i temi oggetto della negoziazione.

Mentre in Italia ancora si discute su come potenziare l’archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro, attraverso la raccolta e il monitoraggio dei contratti decentrati e di prossimità (vedi ora gli articoli 7-bis e 9 del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62), l’esperienza di altri Paesi continua a segnalare esperienze e metodologie per osservare e inquadrare correttamente il fenomeno.  

Di grande utilità, ancora una volta, è il caso francese che, da anni, è all’avanguardia nel monitoraggio della contrattazione aziendale (vedi M. Tiraboschi, La contrattazione aziendale in Francia: alcune utili indicazioni per il caso italiano, in Bollettino ADAPT del  9 Febbraio 2026 ).

Una recente pubblicazione del Dares, il servizio di analisi statistica del Ministère du Travail, relativa alla contrattazione nel settore privato (con esclusione di lavoro domestico e agricoltura) offre una indicazione metodologica particolarmente utile per leggere in modo meno formalistico i contratti di livello aziendale. La scelta del servizio di statistica francese è di grande interesse, anche per il caso italiano, perché precisa l’oggetto dello studio che, rispetto a un fenomeno dinamico come quello della contrattazione collettiva, non si limita al testo sottoscritto e ufficialmente depositato attraverso l’apposita piattaforma informatica nazionale del Ministero del lavoro. L’attenzione è infatti rivolta anche verso il processo negoziale attraverso il quale rappresentanti della direzione e dei lavoratori si incontrano con l’obiettivo di raggiungere una intesa collettiva. La negoziazione, dunque, viene osservata in Francia anche quando non si conclude con la sottoscrizione di un accordo e questo dà indubbiamente un quadro più completo delle dinamiche contrattuali e dei loro esiti per imprese e lavoratori.

Di conseguenza, i dati analizzati da questo osservatorio non si riferiscono, unicamente, ai testi depositati nell’archivio ma provengono dalla indagine annuale sulle attività lavorativa e le condizioni di impiego (ACEMO-DSE) condotta da Dares (Activité et conditions d’emploi de la main-d’œuvre : le dialogue social en entreprise). La rilevazione consente così di seguire nel tempo non soltanto la diffusione della negoziazione, ma anche la presenza delle strutture rappresentative, i soggetti coinvolti, gli esiti e i principali temi negoziati.

La prima evidenza della recente pubblicazione è rappresentata dalla distanza tra incidenza sulle imprese e copertura dei lavoratori. Nel 2024 il 17,2% delle imprese comprese nel campo di osservazione (imprese con almeno dieci dipendenti) ha aperto almeno una negoziazione collettiva, ma tali imprese occupano il 61,5% dei lavoratori interessati dalla rilevazione. La serie storica 2012-2024 mostra, sotto entrambi i profili, una sostanziale stabilità: il tasso di negoziazione oscilla generalmente tra il 15 e il 18% delle imprese, mentre la quota dei lavoratori occupati nelle imprese che negoziano rimane stabilmente superiore al 60% (un dieci per cento in più di quanto è il tasso stimato di copertura italiano della contrattazione decentrata). Ne deriva che la diffusione della contrattazione aziendale non può essere misurata guardando soltanto al numero delle imprese coinvolte, perché, come intuibile, il fenomeno risulta fortemente concentrato nelle realtà di maggiori dimensioni.

Una seconda informazione riguarda l’esito dei processi negoziali. Tra le imprese che hanno aperto almeno una negoziazione nel 2024, l’83,7% ha concluso almeno un accordo o l’ìntegrazione/rinnovo di un accordo vigente. Il dato è elevato, ma inferiore di 3,2 punti rispetto al 2023, e mostra come apertura della trattativa e conclusione dell’accordo siano due indicatori distinti, che possono anche muoversi in direzioni differenti. Nel 2024, infatti, cresce in Francia la propensione a negoziare mentre diminuisce il tasso di conclusione.

La variabile che più nettamente distingue le imprese che negoziano da quelle che non negoziano è però la presenza di strutture rappresentative. Nel 2024 apre una negoziazione l’81,3% delle imprese con rappresentanti sindacali, contro il 26,6% delle imprese dotate soltanto di rappresentanti eletti (es. aziende dotate di un Comitato Economico-Sociale o di un Consiglio di fabbrica, eventualmente affiancati da rappresentanti locali o da un Comitato per la salute, la Sscurezza e le condizioni di Lavoro, ma senza rappresentanza sindacali) e l’1,8% di quelle prive di rappresentanti del personale in senso lato. La distanza è molto ampia e conferma che la presenza di una infrastruttura rappresentativa costituisce una delle principali condizioni istituzionali della negoziazione aziendale. Allo stesso tempo, la serie storica segnala una crescita della propensione a negoziare nelle imprese dotate dei soli rappresentanti eletti, passata dal 20,8% nel 2012 al 26,6% nel 2024.

Questa evoluzione trova un ulteriore riscontro guardando ai soggetti che partecipano concretamente alla trattativa. Nel 2024 almeno un délégué syndical prende parte alla negoziazione nel 51,2% delle imprese che hanno negoziato; nel 2012 la quota era del 58% e tra il 2014 e il 2018 aveva superato stabilmente il 60%. La rappresentanza sindacale continua, dunque, a essere strettamente associata alla presenza della contrattazione, ma il processo negoziale si sviluppa in misura crescente anche attraverso altri canali rappresentativi.

Quanto ai contenuti, salari e premi restano, nel 2024, il tema più frequentemente affrontato, interessando negoziazioni nel 10,3% delle imprese comprese nel campo di osservazione; seguono l’épargne salariale con il 6,8%, il tempo di lavoro con il 5,4% e le condizioni di lavoro con il 4,2%. Tra le imprese con rappresentanza sindacale che aprono una negoziazione, la materia salariale viene affrontata nell’86% dei casi. La composizione dell’agenda negoziale varia quindi anche in relazione alla struttura della rappresentanza presente in azienda.

Questi dati devono essere tenuti distinti da quelli relativi ai testi effettivamente sottoscritti e registrati presso l’amministrazione. Nel 2024 risultano infatti 104.250 testi aziendali registrati, dei quali 81.380 accordi o rinnovi/integrazioni di contratti in essere. In questa seconda fonte l’épargne salariale rappresenta il 45,6% degli accordi conclusi, mentre salari e organizzazione del tempo di lavoro si attestano entrambi al 22,9%. Si tratta infatti di un diverso oggetto statistico: l’indagine Acemo osserva la presenza e l’andamento del processo negoziale nelle imprese, mentre la banca dati amministrativa fotografa il prodotto documentale della contrattazione.

Particolarmente significativo è anche il dato sulle imprese nelle quali non viene aperta alcuna negoziazione. Nel 2024 il 46,2% di queste indica come ragione l’applicazione diretta di una convention collective de branche, mentre il 41,5% segnala l’assenza di un rappresentante del personale in grado di negoziare. La mancata negoziazione aziendale può quindi avere significati molto diversi: può dipendere dalla presenza di una regolazione collettiva già operante a livello superiore oppure, al contrario, dalla mancanza delle condizioni rappresentative necessarie per attivare un processo negoziale.

Nel complesso, il sistema informativo francese consente di distinguere con una precisione non comune nella esperienza comparata almeno cinque dimensioni del fenomeno: la densità negoziale, la copertura occupazionale, l’infrastruttura rappresentativa, la capacità di conclusione e i contenuti della negoziazione. A queste si aggiungono la pluralità dei livelli nei quali la trattativa può svolgersi e la distinzione, metodologicamente decisiva, tra negoziazione e accordo.

La fotografia che emerge per il periodo 2012-2024 è quindi quella di una contrattazione aziendale relativamente stabile nella sua diffusione, minoritaria se misurata sul numero delle imprese ma maggioritaria se osservata attraverso la quota dei lavoratori occupati nelle imprese che negoziano. È inoltre un fenomeno fortemente connesso alla presenza di strutture di rappresentanza, pur con una crescente diversificazione dei soggetti che partecipano alla trattativa, e caratterizzato da un tasso elevato, ma non automatico, di conclusione degli accordi. Per comprendere la contrattazione aziendale francese, in altri termini, non basta sapere quanti accordi vengono sottoscritti: occorre osservare dove si negozia, quanti lavoratori sono coinvolti, chi rappresenta le parti, con quale esito e su quali materie. E questa è certamente una indicazione di metodo particolarmente utile anche per il caso italiano ma che potrà essere verificata ed eventualmente replicata solo una volta che si procederà alla effettiva implementazione della sezione dei contratti aziendali e territoriali dell’archivio nazionale dei contratti che, allo stato, contiene un numero esiguo di testi contrattuali del livello decentrato (vedi S. Bilancia, R. Stefano, G. Cedrone, La contrattazione decentrata del settore privato: una esplorazione dell’Archivio, 2026).

Michele Tiraboschi

Professore Ordinario di diritto del lavoro

Università di Modena e Reggio Emilia

X@MicheTiraboschi