La formazione continua finanziata dai Fondi interprofessionali: dati, evidenze e prospettive dal XXV Rapporto INAPP

Interventi ADAPT

| di Pietro Garnerone

Il XXV Rapporto INAPP conferma il crescente ruolo dei Fondi Paritetici Interprofessionali nella formazione continua, rafforzato anche dal successo del Fondo Nuove Competenze. Tuttavia, l'evoluzione normativa e il progressivo ampliamento delle loro funzioni sollevano interrogativi sul rischio di un'eccessiva burocratizzazione e sulla necessità di valorizzarne la natura bilaterale.

Come già evidenziato nel precedente bollettino, il recente XXV Rapporto INAPP sulla formazione continua in Italia conferma come negli ultimi decenni il nostro Paese abbia assistito a una crescita costante dell’importanza attribuita alla formazione continua e della partecipazione dei lavoratori alle attività formative. Si tratta di un’evoluzione significativa, favorita dalla crescente consapevolezza che l’aggiornamento delle competenze rappresenti una condizione essenziale per la competitività delle imprese e per l’occupabilità delle persone.

Tra i principali elementi di interesse emersi dal Rapporto si segnala il rafforzamento del ruolo dei Fondi Paritetici Interprofessionali (FPI), che si consolida come uno degli attori centrali del sistema italiano della formazione continua.

Fondi Paritetici Interprofessionali: gli ultimi numeri

I Fondi Paritetici Interprofessionali sono nati venticinque anni fa come organismi di natura privata costituiti attraverso accordi interconfederali tra organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori, con l’obiettivo di organizzare e finanziare la formazione dei dipendenti delle imprese aderenti.

Nel corso degli anni, il numero di lavoratori coperti è aumentato costantemente e, allo stesso tempo, le funzioni assegnate ai fondi sono state ampliate, coinvolgendoli sempre più nell’attuazione delle politiche attive del lavoro e degli interventi di sostegno all’occupabilità.

I dati economici confermano questa crescita. Nel 2024, il dato più recente disponibile, il finanziamento dei Fondi derivante dal contributo dello 0,30% ha nuovamente superato il miliardo di euro, con un aumento del 9% rispetto all’anno precedente. Anche i dati parziali relativi al 2025 sembrano confermare questa tendenza, sostenuta dall’incremento dei contratti a tempo indeterminato e dall’aumento delle retribuzioni.

La distribuzione delle risorse rimane fortemente concentrata: circa il 70% dei finanziamenti è assorbito da quattro Fondi, con Fondimpresa che da solo raccoglie quasi la metà delle risorse complessive (49,4% nel 2024). Una dinamica analoga si osserva nel comparto agricolo, dove For.Agri concentra quasi la metà delle risorse disponibili, rafforzando ulteriormente la propria posizione rispetto agli anni precedenti.

Sul fronte delle adesioni, il 2024 registra per la prima volta una lieve diminuzione del numero di imprese aderenti (-0,4%), concentrata nei Fondi destinati ai lavoratori dipendenti, mentre i Fondi dedicati ai dirigenti mostrano un incremento dell’1,1%. Parallelamente continua invece a crescere il numero dei lavoratori coinvolti (+0,8%).

Secondo il Rapporto, la riduzione delle imprese aderenti è attribuibile principalmente alla cessazione definitiva delle realtà produttive di minori dimensioni. Le imprese uscite dal sistema risultano infatti mediamente più piccole rispetto a quelle rimaste attive. La crescita dei lavoratori aderenti si concentra in alcuni Fondi specifici, tra cui Fondoprofessioni, Fondimpresa e FonARCom, e incrementi più significativi si registrano nei fondi di più recente istituzione Fonservizi, Fondolavoro e Fondo Conoscenza. Nel comparto agricolo continua invece ad aumentare anche il numero delle imprese aderenti.

Per quanto riguarda i contenuti della formazione finanziata dai Fondi, l’analisi degli avvisi pubblicati nel 2024 evidenzia una netta prevalenza delle modalità didattiche tradizionali, basate su lezioni in presenza o a distanza, prevalentemente in modalità sincrona. Le metodologie formative maggiormente orientate all’apprendimento esperienziale, come coaching, affiancamento, laboratori e action learning, compaiono invece solo in una quota limitata degli avvisi (rispettivamente nel 41%, 30%, 21% e 19% dei casi). Il quadro suggerisce pertanto la presenza di ampi margini per un ulteriore innovazione delle metodologie formative.

Per quanto riguarda la finalità dei piani formativi approvati, si osserva una differenziazione tra i due canali principali di finanziamento: i conti e gli avvisi. Gli avvisi vengono utilizzati maggiormente per la formazione obbligatoria (19,2% negli avvisi contro il 4,9% nei conti), mentre nei conti è più marcata la dimensione dell’innovazione, dell’aumento della competitività e dell’aggiornamento delle competenze.

Dato che i conti sono lo strumento maggiormente utilizzato dalle aziende di maggiore dimensione, sembra delinearsi una dinamica di polarizzazione tra aziende piú grandi che si organizzano più autonomamente e riescono a investire maggiormente in innovazione e competitività, e realtà piú piccole che fanno ricorso ai fondi per effettuare il minimo di formazione obbligatoria.

Infine, il Rapporto evidenzia come la progettazione delle attività formative continui a fare riferimento prevalentemente all’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, mentre il ricorso alle classificazioni europee e internazionali delle competenze rimane ancora estremamente limitato. La progettazione della formazione finanziata attraverso i fondi continua a essere collegata solamente a classificazioni pubbliche, mentre invece sono assenti standard privati o nati dalla contrattazione collettiva.

Aggiornamenti normativi

La progressiva centralità dei Fondi Paritetici Interprofessionali trova conferma anche nell’evoluzione normativa. Di particolare rilievo risulta il Decreto Direttoriale n. 8 del 9 gennaio 2026 (successivamente aggiornato a maggio), con il quale il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha approvato le nuove Linee guida per il funzionamento, il monitoraggio e la vigilanza dei Fondi.

Come è stato già commentato in precedenza sul bollettino, questo intervento introduce un quadro regolatorio più stringente sotto il profilo giuridico, organizzativo e gestionale, con l’obbiettivo di garantire maggiore trasparenza, tracciabilità e accountability nella gestione delle risorse.

Tra le principali innovazioni figura anche la possibilità di integrare i finanziamenti derivanti dal contributo dello 0,30% con ulteriori risorse pubbliche e private, coerentemente con il progressivo ampliamento delle competenze dei Fondi verso l’ambito delle politiche attive del lavoro.

Più problematica appare invece l’attuazione della misura prevista dalla Legge di Bilancio 2022 (art. 1, comma 242), che aveva destinato 120 milioni di euro derivanti dal contributo dello 0,30% al finanziamento di attività formative rivolte ai lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali. Al 31 maggio 2025 risultava infatti impegnato soltanto il 12% delle risorse disponibili. Secondo le segnalazioni raccolte presso i Fondi, la principale criticità risiede nel vincolo che impone la contemporaneità tra sospensione lavorativa e avvio della formazione, requisito considerato il fattore più penalizzante unito a caratteristiche organizzative e dimensionali delle imprese.

Il Fondo Nuove Competenze

In questo contesto si inserisce il Fondo Nuove Competenze, una delle principali iniziative pubbliche a sostegno della formazione continua degli ultimi anni. Articolato in tre edizioni, lo strumento ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione: già a partire dalla seconda edizione, infatti, all’obiettivo originario di accompagnare i processi di riorganizzazione aziendale si è affiancata un’attenzione sempre maggiore allo sviluppo delle competenze necessarie per la transizione digitale ed ecologica.

L’ultima edizione si è rivelata la più rilevante in termini di dimensioni, coinvolgendo oltre un milione di lavoratori e mobilitando risorse per oltre un miliardo di euro.

I Fondi Paritetici Interprofessionali, identificati fin dalla prima edizione come potenziali cofinanziatori dei piani formativi, sembrano svolgere un ruolo di facilitatori efficace, dato che il 91,6% delle imprese che ha presentato domanda aderisce a un Fondo.

Per quanto riguarda i contenuti formativi, la dimensione digitale rappresenta il principale ambito di intervento, con circa il 60% dei piani conclusi che comprende attività dedicate all’aggiornamento delle competenze digitali. Anche la transizione ecologica assume un ruolo significativo, essendo presente nel 16% dei piani formativi.

Infine, dei tre assi di intervento previsti dalla terza edizione del Fondo Nuove Competenze (sistemi formativi, filiere formative e singoli datori di lavoro), quest’ultimo ha registrato il maggiore interesse, con un numero di richieste che ha ampiamente superato i fondi stanziati per questa linea di finanziamento. Infatti, sebbene inizialmente il finanziamento prevedesse il 50% delle risorse per i singoli datori di lavoro, i successivi rifinanziamenti si sono concentrati esclusivamente su questa linea, arrivando ad assorbire il 70% dei fondi totali.

Considerazioni finali

La lettura complessiva che se ne ricava è di un rafforzamento dei Fondi Paritetici Interprofessionali (FPI) come istituzioni fondamentali per rispondere alla domanda di formazione continua delle aziende e dei lavoratori.

Nel corso degli anni, i FPI hanno saputo rispondere alle mutate esigenze del tessuto produttivo italiano, sostenendo, ad esempio, la doppia transizione digitale ed ecologica e fungendo da tramite per l’attuazione di politiche pubbliche, tra cui il Fondo Nuove Competenze.

Il rapporto, tuttavia, non si sofferma sulle potenziali problematiche che i più recenti cambiamenti normativi possono far emergere.

Come già detto, la tendenza generale osservata negli ultimi anni è quella di una progressiva pubblicizzazione di queste istituzioni, sempre più sottoposte a una regolamentazione diretta ed estesa da parte del legislatore.

A ciò si aggiunge anche la tematica dello sganciamento dei FPI dai sistemi di contrattazione collettiva da cui provengono. Come già evidenziato nel rapporto Adapt I Fondi Paritetici Interprofessionali per la formazione continua venticinque anni dopo: bilancio e rilancio di un’esperienza, fin dalla loro istituzione si è assistito a una proliferazione dei fondi, anche con sovrapposizioni a livello settoriale.

Ciò ha inoltre alimentato una dinamica competitiva, a scapito della visione originaria dei FPI come istituzioni connesse ai sistemi di relazioni industriali, capaci di rispondere in modo sistemico e strategico alle esigenze formative.

C’è quindi il rischio di uno snaturamento dei FPI, con l’introduzione di logiche e vincoli burocratici che, come dimostrato dalla Legge di Bilancio 2022, possono ostacolare fortemente il supporto alla formazione continua. Andrebbe invece riscoperta e valorizzata la natura bilaterale dei fondi, per rispondere in modo più efficace alle nuove e mutevoli esigenze del tessuto produttivo italiano.

Pietro Garnerone

Apprendista di ricerca ADAPT