Professionisti in digitale! Un valore per le imprese clienti?

Gli accelerati sviluppi dell’Information Tecnology e l’apertura dei confini nazionali verso un mercato globalizzato, stanno facendo evolvere rapidamente i sistemi produttivi: processi di lavoro flessibili, strutture aziendali dinamiche e comunicazioni veloci sono le condizioni necessarie per continuare ad essere competitivi e cogliere nuove opportunità commerciali.

 

La formazione dei processi decisionali all’interno delle imprese è da sempre supportata dal mondo delle professioni che presidiano importanti aspetti amministrativi, contabili e giuslavoristici fondamentali per l’attività d’impresa. Tuttavia il professionista oggi deve possedere anche competenze manageriali, non solo deve dimostrare una specifica conoscenza delle problematiche giuridiche ed economiche, ma deve essere in grado di identificare il cambiamento in atto e suggerire all’azienda le soluzioni da cui possa trarre maggiori benefici economici.

 

Le aziende infatti sentono la necessità di avere interlocutori che siano in grado di sostenerle anche nella gestione dei nuovi modelli di business, nella crescita e nello sviluppo di nuove tecnologie all’interno dell’organizzazione produttiva, per una migliore gestione del rischio d’impresa.

Tuttavia, le professioni mostrano una certa resistenza all’innovazione tecnologica e a fatica riescono a farsi promotrici del cambiamento all’interno delle imprese per cui operano.

 

Le nuove tecnologie, vengono utilizzate all’interno degli studi professionali per soddisfare i numerosi adempimenti di carattere amministrativo, contabile e fiscale che la legislazione impone, sono “law driven”, adottano nuovi strumenti informatici in risposta ad un obbligo normativo cogente, come nel caso del processo civile telematico, della fatturazione elettronica obbligatoria verso la PA e la conservazione digitale a norma dei documenti. I professionisti appaiono ancora concentrati sui servizi tradizionali, sugli adempimenti indispensabili, solo raramente adottano strumenti come software per il controllo della gestione interna o piattaforme in cloud per la trasmissione di documenti e la condivisione di attività, tecnologie in grado di creare efficienza velocizzando gli adempimenti.

 

L’innovazione digitale del professionista è dunque un valore fondamentale per le aziende, ma l’evoluzione informatica non può muoversi in modo unilaterale e necessita di reciproche contaminazioni. Infatti, come recita il messaggio trasmesso dalla School of Management del Politecnico di Milano, in occasione del Convegno organizzato dall’Osservatorio ICT & Professionisti, la “vera forza è nel sistema, il cambiamento dev’essere prima di tutto culturale”.

Le soluzioni pensate per avviare la trasformazione dei processi innovativi e ridurre le complessità – quali il processo civile telematico, la fatturazione elettronica, la tenuta del documento informatico – possono infatti avere ricadute negative sulla conservazione delle informazioni o sulla tutela della privacy e non sortire l’effetto sperato se non affidate ad operatori che abbiano maturato le competenze necessarie e ne abbiano condiviso la portata innovativa.

 

Le nuove regole tecniche in tema di documento informatico ad esempio, svolgono un’indiscutibile funzione di completamento del panorama normativo legato alla gestione e alla tenuta di tale fonte documentale, tuttavia non costituiscono ancora uno strumento completo ed idoneo a garantire l’esattezza, la disponibilità, l’integrità e la riservatezza del dato.

 

Tra le parti più critiche si cita l’articolo 3 delle nuove regole tecniche, in cui si stabilisce che le caratteristiche di immodificabilità e integrità del documento sono determinate dalla sottoscrizione con firma digitale o con firma elettronica qualificata, dimenticando di fare menzione alla firma “elettronica avanzata”.

L’articolo in commento possiede poi un altro elemento fonte di incertezze e confusione per chi deve formare il documento. Il comma 9, facendo riferimento all’allegato 5 alle regole tecniche elenca i metadati minimi, cioè gli elementi fondamentali per garantire la corretta gestione del documento informatico e la sua interoperabilità tra i vari sistemi, dati che devono essere generati al momento della formazione del documento. Tra questi la lettera d) prevede il «soggetto che ha formato il documento» mentre l’allegato 5 prescrive che tra i metadati minimi sia presente la menzione di un altro soggetto il «soggetto produttore», di norma persona fisica o giuridica diversa dal soggetto che ha formato il documento.

 

Le lacune e le discrasie presenti a livello normativo possono mettere a rischio la sicurezza del patrimonio digitale che è destinato a crescere in seguito all’avanzamento del processo di dematerializzazione dei documenti.

 

Un altro esempio è costituito dal processo civile telematico, nato dall’esigenza di ammodernare le strutture dell’Amministrazione della Giustizia in modo da raggiungere un migliore grado di efficienza, che tuttavia mantiene ancora un doppio binario di tenuta dei documenti, cartaceo e digitale. Ragione questa che rende lento l’avvio del processo telematico, in quanto la trasposizione del cartaceo in digitale e viceversa, a causa della carenza di adeguate strutture, è fonte di rallentamenti e ingolfamenti del sistema (così secondo A. Villeco, Processo civile e telematico verso il nuovo formalismo digitale, in Manuale di informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie a cura di M. Durante e U. Pagallo, UTET, Padova, 2012, pag. 334).

 

Le spinte normative hanno influenzato profondamente e in modo crescente l’attività di professionisti e imprese che trovano negli strumenti informatici un utile supporto. Tuttavia, affinchè le tecnologie digitali e l’informazione elettronica costituiscano un fattore di incremento produttivo e di competitività la spinta normativa non basta, è necessaria la percezione e la condivisione del ruolo che le nuove tecnologie apportano all’organizzazione del lavoro tradizionale, è necessaria la diffusione di una cultura digitale che permetta di concepire le nuove tecnologie come valore per le imprese, i professionisti e la Pubblica amministrazione.

 

 

Innovare tuttavia non è un processo facile, significa cambiare comportamenti nelle persone che a tutti i livelli, con il proprio contributo di idee e capacità professionali, intervengono nel processo di cambiamento.

 

Laura Vinci

Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT-CQIA, Università degli Studi di Bergamo

@LauraVinci88

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