Il mio canto libero – Considerazioni Banca d’Italia: Salario minimo e salari mediani

Bollettino ADAPT 5 giugno 2023, n. 21
 
Il Governatore della Banca d’Italia ha riproposto nelle Considerazioni Finali il nodo dei bassi salari e della bassa produttività in Italia escludendo peraltro una rincorsa tra prezzi e retribuzioni in quanto determinerebbe ulteriori pressioni inflazionistiche. Allo stesso tempo ha rilanciato l’ipotesi della “introduzione di un salario minimo, definito con il necessario equilibrio” in funzione di una maggiore giustizia sociale. Il prodotto per ora lavorata, negli ultimi venticinque anni, e’ “cresciuto meno di un terzo della media degli altri Paesi dell’area euro”. Osserva poi il Governatore, che la crescita delle retribuzioni è stata tra le più deboli in Europa e che le disuguaglianze tra di esse sono peraltro rimaste contenute.
 
Ora, proprio la combinazione fra questi elementi merita una riflessione critica sulla peculiarità italiana delle intense relazioni collettive di lavoro che assegnano quasi per intero ai contratti nazionali la funzione della distribuzione della ricchezza attraverso i salari. Proprio questo loro carattere eminentemente nazionale e la diffusione nelle categorie produttive consentono di coprire tutto il lavoro dipendente perché, secondo la giurisprudenza, anche ove non vi sia un contratto di diretto riferimento, si deve applicare quello più prossimo. Quindi i salari minimi sono garantiti dai contratti che sono il frutto di compromessi tra le parti negoziali nel nome della ricerca della effettività delle loro decisioni.
 
Quel che manca è invece una dinamica efficiente delle retribuzioni, oggi appiattite, perché non si è definito un nuovo modello di contrattazione che assegni agli accordi territoriali, regionali o infraregionali, gli aumenti retributivi così che riflettano almeno le diseconomie esterne alle imprese e il diverso costo della vita rilevato dall’Istat. Questi sarebbero poi cedevoli rispetto agli accordi aziendali così da collegare le remunerazioni con produttività, risultati, professionalità. Il rimedio non consiste quindi nel sostituire la contrattazione in quanto fonte dei salari minimi ma nell’ incoraggiarla ad evolvere verso i luoghi della produzione in modo che crescano le retribuzioni ovunque possibile e nella misura consentita dai livelli di efficienza e redditività delle imprese, alzando in questo modo i livelli mediani che costituiscono il problema principale.
 
Il salario minimo definito dalla legge è soluzione tradizionalmente cara alla cultura “liberal” che lo considera un pavimento inderogabile al di sopra del quale si ridimensiona il ruolo dei contratti collettivi in favore di una più ampia negoziazione individuale. Nella nostra esperienza è legittimo il timore che si produca un ulteriore schiacciamento delle retribuzioni di fatto verso quella soglia obbligatoria.
 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

Il mio canto libero – Considerazioni Banca d’Italia: Salario minimo e salari mediani