Il disegno di legge di riforma degli istituti tecnici-professionali: una prima lettura

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Bollettino ADAPT 25 settembre 2023, n. 32
 
Il disegno di legge sulla filiera formativa tecnologico-professionale approvato dal governo il 18 u.s. su proposta del Ministro Valditara ha ora dinanzi a sé il percorso parlamentare per trasformarsi in legge. E, soprattutto, una volta approvato nei tempi privilegiati che spettano alle iniziative legislative del governo, ha dinanzi a sé i numerosi decreti ministeriali che dovranno precisarne i dettagli e i vincoli di attuazione. Sono però già chiari tre meriti che contraddistinguono la proposta.
 
Il primo è concretizzare le norme previste nell’ambito del Pnrr per aggiornare la scuola italiana agli standard europei e quindi anche non perdere l’opportunità di ottenere finanziamenti che, viceversa, sarebbero andati perduti.
 
Il secondo è rifiutare una logica riformatrice di natura costruttivistica e centralizzata: concepire cioè dall’alto una riforma delle scuole del secondo ciclo che le istituzioni scolastiche autonome e i territori avrebbero poi dovuto mettere in atto solo con diligenza impiegatizia. Quasi senza corresponsabilizzazione partecipata. Al contrario, si ispira in maniera evidente al principio di sussidiarietà verticale ed orizzontale di cui all’art. 118 della Costituzione.
 
Il terzo, proprio per conseguenza del secondo, è chiamare le scuole e i territori (famiglie, imprese, regioni, province, comuni), che si sentono volontariamente disponibili e preparati a raccogliere dall’anno scolastico 2024-2025 la sfida della sperimentazione proposta, a sprigionare le loro migliori energie di intelligenza e di volontà per parteciparvi (peraltro in una percentuale massima che sarà decisa da un decreto che uscirà dopo l’approvazione del DDL).
 
La sperimentazione andrebbe costituita su un comune sfondo integratore di rete che il DDL nomina «campus». Esso dovrebbe essere promosso dalle Regioni che oggi erogano i percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP) e i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS); dalle Fondazioni che governano gli ITS Academy;  dagli attuali istituti tecnici e istituti professionali statali;  dalle «altre istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado» (i Licei, se interessati); dalle Università e dalle Accademie, nonché da eventuali soggetti pubblici e privati attivi sui territori (enti locali, imprese, reti di imprese, fondazioni, onlus, istituti bancari ecc.). L’obiettivo è stipulare accordi per un’«offerta formativa territoriale» che sia «condivisa e integrata». Che, dunque, con un’accorta regia organizzativa di tipo cooperativo da parte dei vari enti promotori, possa assicurare agli studenti «passerelle» personalizzate tra i diversi percorsi; laboratori comuni di recupero, di approfondimento e di sviluppo degli apprendimenti aperte a tutti gli studenti interessati; accompagnamenti orientativi specifici per la scelta degli studi e per l’incontro con il mondo del lavoro; promozione di scambi e di iniziative formative internazionali durante l’anno scolastico e pure nel periodo estivo con visite, soggiorni di studio e stage all’estero; ottimizzazione, per i docenti, delle offerte della formazione in servizio; razionalizzazione integrata del necessario servizio mensa per studenti e docenti; accesso libero ad attività sportive, a corsi di lingua per stranieri o di lingua straniera in una delle sedi particolarmente attrezzate ecc.
 
Fatti salvi i percorsi triennali di qualifica professionale delle Regioni, tutti i corsi di studio del «campus» saranno di durata quadriennale. L’intenzione è dimostrare, anche con verifiche terze di enti esterni, che, a costanza di risorse (dotazione organica dei docenti, finanziamenti statali, strutture logistiche, tempo scuola), grazie ad una diversa, più flessibile, personalizzata e coordinata organizzazione e distribuzione delle attività didattiche e grazie ad un impiego innovativo della didattica digitale, i percorsi  secondari quadriennali possono addirittura migliorare i risultati di apprendimento oggi purtroppo ottenuti nei percorsi quinquennali (come già documentano i dati Invalsi).
 
Alla fine dei percorsi quadriennali di IeFP gli studenti che conseguono il diploma professionale regionale e, allo stesso tempo, ottengono una valutazione sugli esiti di questi percorsi da parte dell’INVALSI, possono direttamente accedere agli ITS. Se intendono anche potersi in futuro iscriversi all’università o alle Accademie accedono direttamente all’esame di stato dei loro “colleghi” dell’istruzione professionale statale quadriennale sperimentale, senza più sostenere l’esame preliminare.
 
La dimensione tecnologica diventa pervasiva per tutti i percorsi del «campus». Ma essa trova la sua acme nella filiera tecnologico professionale graduale e continua costituita dai corsi di qualifica triennali, dai corsi quadriennali degli istituti tecnologici (nuova dizione degli istituti tecnici), dell’istruzione professionale statale e della Iefp regionale e dai corsi biennali di ITS Academy successivi al ciclo secondario. Con un vantaggio immediato. Mentre, finora, i titoli di studio quinquennali erano classificati dal Quadro Europeo per il riconoscimento delle Qualifiche come livello 4, e per essere contabilizzati al livello 5 serviva la frequenza di ulteriori due anni negli ITS, con la sperimentazione si ottiene ciò che è comune da decenni e decenni in Europa: cioè che per raggiungere il livello Eqf 5 non servano più sette anni, ma 6 (4+2).
 
La sperimentazione del «campus» contiene altri quattro punti cardine: rafforzamento delle materie di base (in particolare italia­no e matematica); apprendistato formativo e alternanza scuola-lavoro di qualità fino a 400 ore nel triennio; possibilità di docenze specifiche assegnate ad esperti provenienti dal mondo produttivo e professionale per am­pliare l’offerta didattica, in primis quella laboratoriale; infine, il potenziamento dei servizi per diminuire lo spaventoso mismatch tra scuola e mondo del lavoro che, come è noto, e ormai da anni,  cerca ma non trova il 48% dei tecnologi specializzati di cui avrebbe bisogno (la percentuale era del 33% solo nel 2019). Vedremo quanto tutte queste scommesse saranno raccolte dalle scuole e dai territori, e con quanta soddisfazione di studenti e famiglie.
 
Giuseppe Bertagna
Presidente della Scuola di alta formazione dell’istruzione e direttore della rivista Nuova Secondaria

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