I piani di mobilità sostenibile al lavoro nella Ley 9/2025 spagnola: nuovi obblighi per i datori di lavoro e centralità della contrattazione collettiva

Interventi ADAPT, Salute e sicurezza

| di Lavinia Serrani

Bollettino ADAPT 12 gennaio 2026, n. 1

Con l’entrata in vigore, il 5 dicembre 2025, della Ley 9/2025 sulla Mobilità Sostenibile, il legislatore spagnolo introduce un insieme articolato di obblighi che incidono in modo diretto sull’organizzazione del lavoro e sulle relazioni industriali. La normativa, collocata in un più ampio quadro di transizione ecologica e decarbonizzazione dei trasporti, assegna alle imprese e alle amministrazioni pubbliche un ruolo attivo nella gestione degli spostamenti casa-lavoro, configurando la mobilità come una nuova dimensione della regolazione del rapporto di lavoro.

Il fulcro delle disposizioni di rilievo lavoristico è rappresentato dall’obbligo di elaborare e attuare piani di mobilità sostenibile al lavoro. Entro il 5 dicembre 2027, tutte le imprese e gli enti pubblici con più di 200 lavoratori o 100 per turno dovranno dotarsi di un piano per ciascun centro di lavoro interessato. L’obbligo riguarda tanto il settore privato quanto quello pubblico e potrà essere esteso ad ulteriori enti pubblici su decisione dell’amministrazione competente in materia di trasporti e mobilità.

Dal punto di vista delle relazioni industriali, la legge attribuisce un ruolo centrale alla contrattazione collettiva. L’elaborazione e la modifica dei piani devono essere oggetto di confronto con la rappresentanza dei lavoratori; in assenza di questa, è prevista la costituzione di una commissione di negoziazione sindacale, composta dai sindacati più rappresentativi e da quelli del settore. La stessa legge interviene inoltre sull’art. 85.1 dello Statuto dei Lavoratori spagnolo, introducendo l’obbligo di negoziare, nei contratti collettivi il cui iter negoziale abbia avuto inizio dopo il 5 dicembre 2025, misure volte a promuovere l’adozione dei piani di mobilità sostenibile. Si tratta di un passaggio significativo, che consolida la mobilità come oggetto strutturale della contrattazione collettiva.

Quanto ai contenuti, i piani devono includere soluzioni orientate a favorire la mobilità attiva, il trasporto collettivo, la mobilità a basse o zero emissioni, le soluzioni condivise o collaborative, nonché – ove possibile – il ricorso al telelavoro. Un’attenzione specifica è dedicata alla sicurezza stradale e alla prevenzione degli infortuni in itinere, prevedendo anche iniziative formative. La pianificazione deve inoltre coordinarsi con gli strumenti di mobilità delle autorità locali e tenere conto non solo dei lavoratori, ma anche di visitatori, fornitori e altri soggetti che accedano al centro di lavoro.

Una disciplina più incisiva è prevista per i centri di lavoro ad alta occupazione, ossia quelli con oltre 1.000 addetti occupati in aree metropolitane di grandi dimensioni. In questi casi, i piani devono includere misure aggiuntive per ridurre la mobilità nelle ore di punta, promuovere mezzi di trasporto sostenibili e favorire infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, sotto la vigilanza delle autorità competenti.

Sul piano procedurale, la legge introduce obblighi di monitoraggio e rendicontazione: ogni due anni le imprese dovranno redigere un rapporto di follow-up sul grado di attuazione delle misure previste. I piani, assieme ai loro parametri essenziali, devono essere registrati presso l’Espacio de Datos Integrado de Movilidad (EDIM), strumento digitale appositamente creato dal Ministero dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, rafforzando così la dimensione informativa e di controllo pubblico.

Il sistema prevede altresì un regime sanzionatorio che qualifica come infrazione lieve la mancata adozione del piano o l’omessa elaborazione dei rapporti di monitoraggio, con sanzioni pecuniarie fino a 2.000 euro, e come infrazione grave le violazioni reiterate o il conferimento di dati falsi. Accanto agli obblighi, la legge prevede anche strumenti di incentivazione, attraverso future sovvenzioni statali destinate alle imprese che implementano i piani.

La Ley 9/2025 segna, dunque, un passaggio rilevante: la mobilità sostenibile entra in maniera stabile nel perimetro della regolazione del lavoro, ponendo nuove responsabilità in capo ai datori di lavoro e rafforzando il ruolo del dialogo sociale. Per imprese e operatori del mercato del lavoro, la sfida non è solo quella della conformità normativa, ma anche, e soprattutto, quella dell’integrazione, strategica in prospettiva futura, tra sostenibilità ambientale, organizzazione del lavoro e tutela delle persone che lavorano.

Lavinia Serrani

Ricercatrice ADAPT

Responsabile Area Ispanofona

X@LaviniaSerrani