La Cgil torna al centro della protesta, ma resta sola nello sciopero generale

Interventi ADAPT, Relazioni industriali

| di Francesco Nespoli

La Cgil recupera centralità mediatica e organizzativa nella protesta sociale, svolgendo una funzione di mediazione simbolica e contrastando le semplificazioni che riducono le mobilitazioni agli episodi di violenza. Sul piano sindacale, però, Landini si prepara al secondo sciopero generale consecutivo contro la manovra, senza la partecipazione di Cisl e, ancora una volta, Uil.

Immediatamente dopo le prime manifestazioni studentesche che, partite dalla Francia, hanno trovato un seguito anche nel nostro Paese, si è tenuta a Roma una manifestazione nazionale della Cgil, promossa nell’ambito della Via Maestra, la rete di oltre cento associazioni voluta da Maurizio Landini.

Le manifestazioni degli studenti sono state messe in ombra dai disordini e dalle violenze commesse da gruppi poco strutturati, con una forte componente di giovani di origine straniera, che hanno fatto parlare di sé soprattutto per i fatti di Milano.

È però comunque chiaro che, al di là della sua riuscita, per il momento discutibile, il tentativo della Cgil sia stato quello di recuperare una connessione con il mondo studentesco che, nelle mobilitazioni per la Palestina, aveva trovato nell’USB e in altre organizzazioni di base alcuni dei principali punti di riferimento.

Invitando sul palco anche le organizzazioni studentesche, la Cgil ha inoltre favorito una mediazione simbolica, benché alcuni media preferiscano concentrarsi sugli episodi di violenza, finendo per rappresentare le manifestazioni soprattutto come fenomeni di disordine pubblico, senza interrogarsi adeguatamente sulle ragioni sociali che le alimentano.

La scelta del 20 novembre appare particolarmente significativa proprio per questo: Landini non si limita ad annunciare uno sciopero generale contro la manovra economica, ma lo colloca deliberatamente nella stessa giornata in cui è prevista una mobilitazione internazionale studentesca. Cerca quindi di costruire una convergenza tra conflitto sindacale e protesta giovanile, assumendo un ruolo di riferimento che nelle precedenti mobilitazioni non era riuscito a conquistare pienamente.

Il tentativo si presta a valutazioni ambivalenti. È facile, infatti, accusare la Cgil di voler strumentalizzare la rabbia e il malcontento degli studenti. In questa prospettiva Landini starebbe cercando di compensare la perdita di iscritti tra i lavoratori mettendo il cappello sulle proteste studentesche e sfruttandole per il proprio tornaconto politico. A favore di questa interpretazione potrebbe essere richiamato anche il fatto che la mobilitazione abbia assunto un evidente significato politico, perché con la Cgil erano in piazza anche i principali leader del campo largo: Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. La manifestazione ha così rappresentato anche un’occasione di convergenza tra il sindacato e le forze politiche di opposizione al governo.

D’altro canto, è anche vero che, a prescindere dal fatto che sia questo il caso, la funzione della rappresentanza può avere un significato ben diverso, e certamente più nobile. Il sindacato può svolgere una funzione di ammortizzatore e di assimilazione della protesta sociale, contribuendo a raccogliere istanze diverse, a organizzarle e a ricondurle entro forme riconoscibili di rappresentanza e di mobilitazione collettiva. Lo abbiamo visto, per certi versi, anche durante la pandemia, quando le organizzazioni sindacali hanno contribuito a incanalare tensioni e conflitti sociali all’interno di forme organizzate di confronto e rivendicazione.

Insomma, le organizzazioni in questi frangenti sono importanti anche perché consentono alla protesta di esprimere dei portavoce e dei rappresentanti. Ed è soprattutto a questi soggetti che bisognerebbe chiedere quali siano le ragioni profonde delle mobilitazioni, piuttosto che pretendere di comprenderle attraverso il comportamento degli “incappucciati”.

Ma, al di là dei contenuti e delle presenze politiche, l’aspetto forse più interessante è che Landini è riuscito a utilizzare la manifestazione del 17 ottobre per lanciare lo sciopero generale del 20 novembre, ottenendo un notevole riscontro sui media generalisti, sia nella giornata stessa sia il giorno successivo.

E questo sembra segnare un recupero di centralità della Cgil nella mobilitazione sociale, almeno se lo confrontiamo con le proteste pro-Palestina del settembre e ottobre 2025, quando i sindacati di base, e in particolare l’USB, avevano assunto un ruolo di primo piano, mentre Landini era apparso in qualche misura al seguito di una mobilitazione già avviata.

Resta però la mancanza di unità sindacale nella mobilitazione. Dopo lo sciopero generale del 12 dicembre 2025, proclamato autonomamente dalla Cgil contro la legge di Bilancio, Landini si prepara a un’altra mobilitazione generale senza la Uil di Pierpaolo Bombardieri, almeno sulla base delle adesioni finora annunciate. Per la seconda volta consecutiva, dunque, la Cgil promuove uno sciopero generale contro la manovra economica senza il coinvolgimento dell’altra confederazione con la quale aveva condiviso precedenti iniziative di mobilitazione.

Ne emerge una situazione per certi versi paradossale: la Cgil sembra aver recuperato capacità di iniziativa e centralità nel rapporto con i movimenti sociali, e in particolare con gli studenti, oltre che nella comunicazione pubblica. Ma questa centralità non si traduce, almeno per il momento, in una ritrovata unità del sindacalismo confederale, che anzi pare sempre più lontana dopo la conclamazione della vocazione movimentista del sindacato di Corso Italia.

Bollettino ADAPT 26 ottobre 2026, n. 39

Francesco Nespoli

Ricercatore Università LUMSA, ADAPT Research Fellow

X@franznespoli