Sovranità digitale e dialogo sociale: riflessioni dalla conferenza Cyborg Workers 3.0

Interventi ADAPT

| di Diletta Porcheddu

Le riflessioni emerse alla conferenza Cyborg Workers 3.0, svoltasi a Bruxelles il 15 e 16 ottobre 2026, offrono l’occasione per approfondire il legame tra sovranità digitale, dialogo sociale e trasformazione tecnologica. A partire dai risultati preliminari del progetto europeo TechSov4Futures, l’attenzione si concentra sul ruolo di imprese, lavoratori e loro rappresentanti nella governance delle tecnologie, con particolare riferimento alle sfide e alle opportunità per le piccole e medie imprese.

Che cosa significa esercitare la sovranità digitale nei luoghi di lavoro e quale ruolo possono svolgere le relazioni industriali in questo processo? Nel dibattito al livello europeo, la sovranità digitale viene spesso associata alla capacità di produrre tecnologie, rafforzare le infrastrutture digitali e ridurre le dipendenze strategiche da fornitori esterni. Ma queste dimensioni riguardano anche le imprese e le persone che utilizzano quotidianamente tali tecnologie, sollevando interrogativi sulle possibilità di scelta, sui margini di autonomia e sulla capacità di influenzare le decisioni che trasformano l’organizzazione del lavoro.

Queste domande sono al centro di TechSov4Futures – Social Dialogue for Digital Sovereignty in the Workplace, un progetto triennale cofinanziato dall’Unione europea che indaga il contributo del dialogo sociale alla governance della trasformazione digitale, in particolare nelle piccole e medie imprese (PMI). Ho presentato i risultati preliminari del progetto alla conferenza internazionale Cyborg Workers 3.0 – Digital sovereignty at work: governance, resistance and participation, svoltasi a Bruxelles il 15 e 16 ottobre 2026 e co-organizzata dall’ETUI.

La mia presentazione, Digital Sovereignty and Social Dialogue in Europe, ha approfondito il rapporto tra sovranità tecnologica, organizzazione del lavoro e relazioni industriali. La questione di fondo è comprendere a quali condizioni il coinvolgimento di datori di lavoro, lavoratori e loro rappresentanti possa contribuire a rafforzare la capacità delle imprese di governare l’introduzione delle nuove tecnologie nei loro processi organizzativi e produttivi e le dipendenze strategiche che ne derivano, rendendo al contempo le decisioni in materia più trasparenti e partecipate.

Portare la sovranità digitale nei luoghi di lavoro

Prendendo le mosse dal quadro concettuale proposto da Di Marco et al. in Open but Not Powerless: Towards a Common Understanding of EU Digital Sovereignty, un contributo scientifico pubblicato dal Joint Research Centre della Commissione europea, TechSov4Futures considera la sovranità digitale come la capacità di scegliere, investire, innovare e governare le tecnologie digitali in conformità con i valori europei, tra cui la democrazia, l’inclusione e lo Stato di diritto.

Questa prospettiva comprende diverse dimensioni: le infrastrutture digitali, la disponibilità e la governance dei dati, lo sviluppo di prodotti e mercati digitali e le capacità delle persone. Il progetto intende approfondire come tali dimensioni si riflettano nelle scelte delle imprese e nelle condizioni in cui i lavoratori e i loro rappresentanti possono contribuire a governare il cambiamento tecnologico.

È importante, a questo proposito, distinguere tre livelli di autonomia. Il primo riguarda la capacità dell’Europa di sviluppare e governare tecnologie e infrastrutture digitali, limitando le dipendenze strategiche che possono restringere le sue possibilità di azione. Il secondo riguarda le imprese, soprattutto le PMI, e la loro capacità di scegliere le soluzioni tecnologiche più adatte alle proprie esigenze, anziché essere vincolate dalle condizioni imposte dai fornitori o dalle richieste dei clienti. Il terzo riguarda i luoghi di lavoro e la possibilità per i lavoratori di comprendere, discutere e influenzare le decisioni relative all’introduzione e all’utilizzo delle tecnologie.

Questi livelli sono collegati, seppur non perfettamente coincidenti. Un’impresa può disporre di competenze digitali avanzate e mantenere un controllo limitato sulle infrastrutture o sui servizi da cui dipende. Allo stesso modo, una maggiore autonomia tecnologica dell’impresa non implica necessariamente che i lavoratori possano influenzare le decisioni aziendali in materia. Diventa fondamentale, quindi, comprendere come queste diverse forme di autonomia interagiscano e quali condizioni consentano di rafforzarle.

In questa prospettiva, il coinvolgimento dei lavoratori e dei loro rappresentanti può contribuire a rendere più consapevoli le scelte tecnologiche aziendali. Il confronto tra parte datoriale e sindacale può far emergere rischi, esigenze operative e conseguenze organizzative che potrebbero non essere adeguatamente considerate nelle decisioni di investimento. Può inoltre favorire una valutazione più approfondita delle alternative disponibili, delle condizioni imposte dai fornitori e delle implicazioni delle tecnologie per l’organizzazione del lavoro. La partecipazione non elimina di per sé le dipendenze tecnologiche, ma può contribuire a renderle più visibili e a rafforzare la capacità dell’impresa di valutarle e governarle. Verificare se e in quali condizioni ciò avvenga concretamente costituisce una delle questioni al centro del progetto TechSov4Futures.

Questi interrogativi sono particolarmente rilevanti per le PMI, la cui autonomia tecnologica dipende tanto dalle competenze e dalle risorse interne quanto dalle condizioni di mercato. Le interviste preliminari condotte nell’alveo del progetto suggeriscono che anche le microimprese e le piccole imprese che operano nel campo del digitale possono incontrare vincoli significativi: ad esempio, la domanda dei clienti di soluzioni standardizzate può limitare le tecnologie e i servizi che le imprese sono in grado di offrire.

Comprendere e definire la sovranità digitale a livello aziendale richiede pertanto di considerare non soltanto le competenze e le risorse disponibili, ma anche le relazioni economiche e contrattuali che condizionano i margini di scelta delle imprese. In questo contesto, le interviste hanno evidenziato il ruolo delle associazioni datoriali come intermediari tra le esigenze delle imprese e i processi decisionali istituzionali – in quanto “organismi intermedi che hanno accesso diretto alle istituzioni e, allo stesso tempo, comprendono le esigenze, il linguaggio e la cultura delle imprese”. Questa funzione di rappresentanza degli interessi è importante, seppur distinta dal ruolo del dialogo sociale nei luoghi di lavoro: mentre le organizzazioni datoriali possono contribuire a portare le esigenze delle imprese all’attenzione delle istituzioni, il confronto tra datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori può affrontare le conseguenze delle scelte tecnologiche sull’organizzazione e sulle condizioni di lavoro.

Perché le parti sociali sono importanti

Una delle caratteristiche distintive di TechSov4Futures è il coinvolgimento di attori con prospettive differenti sulla trasformazione digitale. Il progetto riunisce infatti organizzazioni datoriali, camere di commercio, sindacati e istituti di ricerca, combinando competenze a livello europeo e nazionale.

Il partenariato comprende Confimi Industria, che coordina il progetto, insieme ad altri partner italiani (tra cui Fondazione ADAPT), organizzazioni datoriali di livello nazionale provenienti da Ungheria, Albania e Spagna e organizzazioni europee quali la European DIGITAL SME Alliance, Connect Europe e UNI Europa.

Questa composizione risponde a un’esigenza precisa: comprendere la sovranità digitale non soltanto dal punto di vista della politica industriale in materia tecnologica o della tutela dei lavoratori, ma anche considerando le condizioni in cui le imprese adottano e utilizzano le tecnologie, i vincoli che incontrano e le risorse di cui dispongono.

Le organizzazioni datoriali possono contribuire a identificare le difficoltà che le imprese, in particolare le PMI, affrontano nell’accesso alle tecnologie, nello sviluppo delle competenze e nella gestione dei rapporti con i fornitori. Le rappresentanze sindacali possono invece contribuire a individuare le conseguenze delle scelte tecnologiche sull’occupazione, sulle competenze, sulla qualità del lavoro e sui diritti dei lavoratori. Il confronto tra queste prospettive può consentire di individuare problemi comuni e possibili ambiti di cooperazione.

La metodologia scientifica del progetto combina ricerca documentale a livello europeo, nazionale, regionale e settoriale con attività di ricerca sul campo, che si concretizzano in interviste semi-strutturate coinvolgenti parti sociali, organizzazioni datoriali, autorità pubbliche, camere di commercio, grandi imprese e PMI. L’organizzazione di attività di capacity-building in Italia, Albania, Ungheria e Spagna, nonché al livello europeo, contribuiranno ulteriormente allo scambio di conoscenze e all’individuazione di pratiche trasferibili.

Attraverso questa metodologia, TechSov4Futures intende comprendere come le diverse forme di rappresentanza, confronto e cooperazione possano contribuire alla governance della trasformazione digitale e quali condizioni siano necessarie affinché le PMI possano sviluppare approcci più consapevoli e partecipati alle scelte tecnologiche.

Il dialogo sociale come possibile risorsa per la sovranità digitale europea

Un’indicazione interessante emersa dalle interviste[1] condotte nell’ambito del progetto riguarda il potenziale del modello sociale europeo come elemento distintivo nella governance della trasformazione digitale. Un rappresentante sindacale a livello europeo ha sintetizzato efficacemente questo concetto: «Se vogliamo promuovere la sovranità digitale in Europa, qual è il nostro punto di forza? È il modello sociale, no?»

Questa osservazione invita a considerare il dialogo sociale non soltanto come uno strumento per gestire gli effetti negativi dell’innovazione, ma anche come un possibile contributo alla capacità di governare le tecnologie e le conseguenze della loro implementazione nei luoghi di lavoro. Il cambiamento tecnologico, infatti, genera incertezza tanto per i lavoratori quanto per i datori di lavoro. I primi possono essere preoccupati per la trasformazione delle mansioni e la potenziale perdita di posti di lavoro, l’invasività della sorveglianza, l’intensificazione del lavoro e l’evoluzione delle competenze richieste. I secondi devono affrontare questioni relative alla concreta implementazione delle tecnologie nei processi organizzativi e produttivi aziendali, alla produttività, ai costi, alle competenze disponibili e alla conformità con la normativa italiana ed europea.

Il dialogo sociale può offrire uno spazio per discutere queste esigenze e individuare possibili soluzioni condivise. Tuttavia, il suo contributo dipende dagli strumenti utilizzati e dalla capacità degli attori coinvolti di tradurre il confronto in pratiche concrete.

L’informazione e la consultazione possono ad esempio favorire la trasparenza sulle tecnologie introdotte e sulle loro ricadute sull’organizzazione del lavoro, consentendo alle parti di discutere esigenze formative, evoluzione delle mansioni e utilizzo dei dati. La contrattazione collettiva può tradurre alcune di queste questioni in regole condivise, affrontando anche gli effetti delle dipendenze da fornitori esterni, quando esse effettivamente incidono sulle competenze richieste, sulla continuità delle attività o sulle condizioni di lavoro.

Le evidenze preliminari raccolte nel corso del progetto segnalano alcune difficoltà: competenze limitate in materia di intelligenza artificiale tra gli attori negoziali, carenza di strumenti per valutare gli effetti delle tecnologie prima della loro introduzione e resistenze alla discussione di decisioni considerate di esclusiva competenza manageriale. Le interviste segnalano inoltre difficoltà nell’affrontare, nell’ambito della contrattazione, questioni emergenti quali l’uso dell’intelligenza artificiale generativa, la gestione delle infrastrutture cloud e le dipendenze tecnologiche.

Tuttavia, la complessità tecnica delle tecnologie digitali non dovrebbe impedire alle parti sociali di discutere il loro utilizzo e le relative implicazioni. Non è necessario che datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori siano esperti tecnici per contribuire a queste discussioni. È però importante che dispongano delle conoscenze e degli strumenti necessari per porre le domande giuste: quali dati utilizza il sistema? Qual è la finalità della tecnologia? Quali rischi può generare? Come vengono monitorati i risultati e come si interviene in caso di errore?

Queste domande riguardano aspetti già familiari alle relazioni industriali, come la trasparenza, la responsabilità, le condizioni di lavoro: questioni che datori di lavoro e lavoratori affrontano da tempo quando si confrontano con le trasformazioni organizzative nei luoghi di lavoro. La sfida consiste dunque nel comprendere come gli strumenti esistenti possano essere adattati alle caratteristiche delle nuove tecnologie e quali eventuali innovazioni siano necessarie per consentire alle parti sociali di esercitare un’influenza effettiva sulle stesse.

Verso una transizione digitale più partecipata

Le discussioni svoltesi durante la conferenza Cyborg Workers 3.0 hanno offerto l’opportunità di collocare i risultati preliminari di TechSov4Futures nel più ampio dibattito europeo su sovranità digitale, tecnologia e lavoro. Hanno inoltre evidenziato l’importanza di considerare la trasformazione tecnologica non soltanto in termini di infrastrutture, capacità industriali e dipendenze strategiche, ma anche alla luce degli attori e dei processi attraverso cui le sue conseguenze vengono governate.

L’obiettivo centrale del progetto, infatti, è quello di comprendere come il coinvolgimento di datori di lavoro, lavoratori e loro rappresentanti possa contribuire a governare l’adozione e l’utilizzo delle tecnologie, in particolare nelle PMI. Ciò richiede di distinguere tra la capacità di sviluppare e scegliere le tecnologie, quella delle imprese di gestire le proprie dipendenze e le opportunità dei lavoratori e dei loro rappresentanti di influenzare le decisioni che incidono sulle loro mansioni e condizioni di lavoro. Queste dimensioni sono connesse, ma il modo in cui interagiscono non può essere dato per scontato.

La questione centrale per TechSov4Futures è quindi comprendere a quali condizioni il dialogo sociale possa contribuire a colmare la distanza tra l’ambizione europea di rafforzare la propria sovranità digitale e la capacità concreta delle imprese e dei lavoratori di esercitare un’influenza significativa sul cambiamento tecnologico.

Diletta Porcheddu

ADAPT Senior Research Fellow

X@DPorcheddu

[1] Al momento della stesura del testo (23 ottobre 2026), sono già state completate 15 interviste.