Cronaca sindacale (1° ottobre-19 ottobre 2026)

Interventi ADAPT

| di Maria Carlotta Filipozzi

Prosegue il confronto tra le parti sociali per un nuovo accordo interconfederale sulla rappresentanza, mentre restano aperte le principali vertenze industriali, dall'ex Ilva a Stellantis. Sul fronte delle mobilitazioni, la Cgil annuncia uno sciopero generale per il 20 novembre.

Mentre il confronto tra le parti sociali per un nuovo accordo interconfederale sulla rappresentanza continua, sul fronte industriale continuano a destare preoccupazione le prospettive produttive e occupazionali di grandi realtà come l’ex Ilva e Stellantis. Nel frattempo, la Cgil proclama uno sciopero generale per il 20 novembre.

Contrattazione collettiva 

Dopo numerosi incontri che risalgono a prima dell’estate, sembra che si sia sostanzialmente raggiunta l’intesa sui criteri di rappresentanza, necessari per finalizzare l’accordo interconfederale tra Cgil, Cisl e Uil e le associazioni datoriali (ne aveva parlato Francesco Nespoli in questo articolo) Appaiono infatti determinati i criteri per stabilire le organizzazioni più rappresentative e dunque legittimate alla firma, sia per quanto riguarda i sindacati che per le associazioni datoriali, ed anche i criteri di comparabilità dei contratti rispetto al contratto di riferimento.  Rimangono però aperti ancora alcuni temi determinanti, che fanno slittare ancora in avanti la firma, in particolare per quanto riguarda le tempistiche per gli adeguamenti dei salari all’inflazione, voluti dai sindacati ogni due anni e ogni quattro dalle associazioni datoriali. (rimando a questo articolo di Ilaria Armaroli per approfondire)

Per quanto riguarda i rinnovi contrattuali, questa prima parte del mese di ottobre non ha visto grandi contratti nazionali rinnovati. Nella giornata del 7 ottobre l’Aran e le organizzazioni sindacali dell’area sanità hanno sottoscritto l’ipotesi di contratto relativo al triennio 2025-2027 che coinvolge 137.000 dirigenti, di cui 120.000 medici e 17.000 sanitari non medici. L’aumento retributivo medio a regime dovrebbe raggiungere i 560€ mensili per tredici mensilità mentre si prevedono nuove tutele contro le aggressioni al personale medico, garanzie di parità retributive e l’introduzione delle prime regole sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Sembra lontana invece l’intesa di rinnovo per il contratto dei bancari, scaduto lo scorso 31 marzo. Le organizzazioni sindacali accusano l’ABI di non avere una visione d’insieme e di rallentare il negoziato che coinvolge circa 260mila lavoratori.

Nella giornata del 15 ottobre è stata poi avviata la trattativa per il rinnovo del Ccnl dell’industria armatoriale, in scadenza il prossimo 31 dicembre. La volontà condivisa sia da parte delle associazioni datoriali che dei sindacati è quella di concludere il rinnovo in tempi rapidi.

Scioperi e manifestazioni

Al termine del sesto incontro con la direzione del teatro la Scala, Cgil, Cisl, Uil e Fials hanno dichiarato lo stato di agitazione del personale, disponendo il blocco di tutte le attività supplementari. Al centro dello scontro la richiesta di un incremento della retribuzione del 15% a partire da gennaio 2027, con l’obiettivo di recuperare almeno in parte la perdita del potere d’acquisto.

Il 17 ottobre a Roma si è tenuta una manifestazione organizzata da una rete di associazioni sotto il nome di Via Maestra, che raccoglie, oltre alla Cgil, anche il PD, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. In questo contesto, il segretario generale Maurizio Landini ha proclamato uno sciopero generale per la giornata del 20 novembre. Durante il suo discorso, il segretario ha fatto riferimento ai vari temi caldi di questi giorni: le crisi industriali di Ilva e Electrolux, le proteste giovanili per la crisi abitativa e la questione salariale.

Vicende associative

Il primo ottobre si sono tenute al teatro la Scala di Milano le celebrazioni per i 120 anni della Cgil, che hanno visto la partecipazione anche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Maurizio Landini ha richiamato nel suo discorso la necessità di rafforzare la contrattazione e la partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali, facendo sì che “la contrattazione avvenga prima che vengano prese le decisioni”. 

Crisi aziendali

Queste prime settimane di ottobre hanno visto un’ulteriore accelerazione delle vicende relative all’ex Ilva. A partire dal primo ottobre, Acciaierie d’Italia ha chiesto la Cigs per 38 dei 40 dipendenti del sito di Salerno, fino a febbraio 2027. A qualche giorno di distanza è arrivata poi la conferma da parte della Corte d’Appello dello spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto entro il 28 ottobre, stabilendo la prevalenza del diritto alla salute sul danno economico e industriale. I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato 14 ore di sciopero nella giornata del 12 ottobre, prolungate poi a ulteriori 48 in risposta alla mancata convocazione a Palazzo Chigi richiesta da parte dei sindacati. Convocazione infine ottenuta all’indomani degli scioperi e fissata per il 27 ottobre prossimo. Nella giornata del 16 ottobre il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, in Gazzetta Ufficiale, il Decreto Legge n. 162 con misure urgenti a sostegno dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto e per il rilancio industriale del territorio. Il decreto prevede sgravi contributivi e bonus per le imprese che assumono stabilmente lavoratori del gruppo, nonché integrazioni salariali e ammortizzatori per circa 4.200 lavoratori dell’indotto.

In risposta alle numerose crisi industriali che colpiscono l’Italia, nella giornata del 30 settembre, Confindustria ha sottoscritto con il Mimit due protocolli triennali: uno che si focalizza sui processi di reindustrializzazione e uno sul rafforzamento della rete della Case nel Made in Italy, attraverso il raccordo con le associazioni territoriali e settoriali.

Ed è stato proprio in seguito ad un confronto al Mimit e ad un’interlocuzione tra l’AD di Ericsson Italia e la premier Meloni, che Ericsson ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo. La procedura, che avrebbe dovuto coinvolgere 131 addetti dello stabilimento di Genova, è stata convertita in uscite volontarie, con incentivi fino a 48 mensilità e accompagnata dall’indicazione di almeno 25 posizioni disponibili in altre sedi italiane ed estere.

Un cambio di rotta si è visto anche nella gestione della crisi di Electrolux, che ha ritirato il piano da 1450 esuberi e ha proposto 1250 uscite volontarie distribuite su tre anni, sostenute da ammortizzatori sociali, con 90 milioni di investimenti in Italia. Resta aperto però il nodo dello stabilimento di Cerreto d’Esi, la cui chiusura non avverrà più a fine dicembre, anche se il sito rimane comunque destinato alla cessazione dell’attività. Ferdinando Uliano, di Fim-Cisl, parla di un cambio di impostazione importante, mentre Fiom e Uilm chiedono garanzie sulla continuità produttiva e occupazionale. Il prossimo tavolo conclusivo è previsto per la fine del mese.

Rimane anche la preoccupazione per la situazione produttiva e occupazione degli stabilimenti italiani di Stellantis. I sindacati chiedono investimenti e nuove assegnazioni produttive, accompagnate dalla riapertura del confronto al Mimit. L’incontro del 15 ottobre con l’azienda non ha portato novità significative: a Mirafiori è ripresa la cassa integrazione e resta incerta l’assegnazione di un secondo modello, a Cassino non sono attesi aggiornamenti prima di dicembre, mentre a Termoli viene confermato l’abbandono del progetto gigafactory e si registrano ritardi nella produzione delle trasmissioni eDCT.

Bollettino ADAPT 19 ottobre 2026, n. 37

Maria Carlotta Filipozzi

PhD Candidate ADAPT – Università di Siena

X@MCFilipozzi