Orientarsi negli studi sui contratti “pirata” e il fenomeno del dumping salariale
Interventi ADAPT, Mercato del lavoro
| di Michele Tiraboschi
Il dumping contrattuale è oggi al centro del dibattito su salari e contrattazione collettiva, ma nasce da studi su rappresentatività e pluralismo sindacale. Nel tempo l’analisi si è spostata dai primi lavori sui “contratti pirata” fino a ricerche empiriche più strutturate. Le evidenze più recenti mostrano che il fenomeno è spesso meno legato a veri ribassi salariali e più alla proliferazione contrattuale e alla ricerca di riconoscimento, con effetti complessi sul sistema di rappresentanza.
Negli ultimi anni il tema del dumping contrattuale ha assunto rilevanza centrale nel dibattito pubblico italiano, anche in relazione alle discussioni sul salario minimo, sulla rappresentatività sindacale e sulla regolazione delle condizioni di lavoro negli appalti pubblici.
Poco si sa, per contro, della riflessione scientifica che pure ha attenzionato il fenomeno sin dalle sue prime manifestazioni contribuendo così a segnalare che il dumping contrattuale non nasce dal nulla ma è, anzi, il frutto velenoso di una azione pilotata e intenzionale che trova radici e complici insospettabili (vedi M. Tiraboschi, Capire il fenomeno del dumping contrattuale? Follow the money, in Bollettino ADAPT del 7 aprile 2026).
Vero è anche che la riflessione accademica non nasce direttamente sul dumping contrattuale in sé, ma si radica in studi precedenti dedicati alla rappresentatività, ai perimetri della contrattazione collettiva e al pluralismo sindacale. Solo a partire dagli anni più recenti il fenomeno è stato oggetto di analisi autonome, accompagnate da tentativi di esplorazione empirica del fenomeno. È utile quindi ricostruire le principali tappe di questo percorso evolutivo, individuando la dottrina di riferimento, i contributi più influenti e le linee evolutive della ricerca.
In una prima fase la riflessione giuslavoristica non prende le mosse dal concetto di dumping contrattuale ma da quello di “contrattazione pirata” con l’obiettivo di inquadrare le nascenti manifestazioni di una contrattazione collettiva del tutto peculiare perchè caratterizzata da trattamenti economici e normativi fortemente al ribasso rispetto a quelli previsti dai contratti nazionali di categoria sottoscritti dagli storici della rappresentanza di imprese e lavoratori. Gli studi di riferimento in materia sono quelli di Andrea Lassandari (1997) e, a seguire, Giuseppe Pera (1997).
Alla dottrina giuslavoristica servono tuttavia almeno un altro paio di decenni, rispetto ai due iniziali studi pionieristici di Lassandari e Pera,per mettere meglio a fuoco e comprendere le dinamiche di un fenomeno che, nel frattempo e in modo silenzioso, andava a radicandosi nella prassi. Da segnalare, in questa seconda fase, i contributi di chi ha rivolto l’attenzione agli esiti operativi della tensione tra pluralismo e assenza di regolazione, più che al tema del dumping in senso stretto. In questo filone si collocano, in particolare, gli studi di Franco Scarpelli (2019), che collega la moltiplicazione dei contratti alla trasformazione del ruolo del contratto nazionale come strumento di regolazione della concorrenza tra imprese, e quelli di Pier Antonio Varesi (2021), Donata Gottardi (2021) e Alessandro Bellavista (2022), che affrontano il tema dal punto di vista della rappresentatività e della delimitazione dei settori contrattuali. In particolare, Bellavista sottolinea come il problema del dumping non possa essere compreso senza una analisi dei perimetri contrattuali, ossia degli ambiti effettivi di applicazione dei CCNL. Una citazione merita anche il pur breve contributo di Claudio Riciputi (2018) che documenta i tentativi dell’Ispettorato nazionale del lavoro di arginare il fenomeno attraverso puntuali e ben congeniate indicazioni operative che, tuttavia, non hanno inciso sul radicamento del fenomeno anche per causa di “coperture” politiche che hanno finito per far riporre nel cassetto le circolari di indirizzo di quegli anni (in particolare la numero 3 del 25 gennaio 2018), e la dottrina che si è occupata degli orientamenti della magistratura (Vincenzo Putrignano, 2011; Gaetano Zilio Grandi, Roberto Pettinelli, 2022).
Fondamentale, in questa fase, è il contributo dei giuslavoristi prestati alle istituzioni e chiamati a operare, in particolare, nell’ambito della Commissione dell’informazione del CNEL (art. 16 legge n. 936/1986) e nella manutenzione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro. Centrale è, in particolare, il contributo di Silvia Ciucciovino (2020), la quale evidenzia la necessità di governare la proliferazione dei contratti collettivi nazionali suggerendo altresì di distinguere tra pluralismo contrattuale fisiologico e patologico soprattutto con riferimento al sempre più marcato disallineamento tra categoria sindacale e categoria o perimetro contrattuale.
Questa fase è caratterizzata da un salto qualitativo negli studi sul dumping contrattuale: dal problema della legittimazione degli attori, la dottrina comincia ad interessarsi della centralità del confronto tra i contenuti dei diversi contratti collettivi (sul punto si veda anche lo studio di Marco Peruzzi, 2020).
Di particolare pregio e importanza sono, al riguardo, i primi tentativi di esplorazione empirica e con metodo scientifico del dumping contrattuale come oggetto di studio.
Un primo contributo rilevante è quello di Pasquale Passalacqua (2021), che affronta il tema dei contratti “pirata” proponendo una definizione più rigorosa della categoria. L’autore mette in guardia da un uso meramente polemico del termine e suggerisce di valorizzare, accanto alla rappresentatività, il criterio dell’effettiva applicazione del contratto. Il contributo si segnala anche per una prospettiva de iure condendo riferita alla certificazione della categoria contrattuale attraverso l’intervento di una autorità indipendente.
Ancora più incisivo, a parere di chi scrive, è il lavoro di Giovanni Piglialarmi (2021) che introduce un approccio analitico basato sulla comparazione dei contenuti contrattuali. Il contributo di Piglialarmi, avente ad oggetto di studio i contratti sottoscritti dalle confederazioni sindacali Cisal e Confsal, ha anch’esso un valore pionieristico perché è il primo tentativo sistematico di dimostrare empiricamente l’esistenza di differenze retributive e normative tra contratti collettivi concorrenti con quelli sottoscritti dalle federazioni di categoria aderenti alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil facendo puntuale riferimento a livelli di inquadramento e profili professionali (leggilo qui open access).
In questa scia si colloca anche l’analisi condotta da Salvo Leonardi (2022) e il successivo studio sistematico del fenomeno nel terziario di mercato, condotto da chi scrive e da Giovanni Piglialarmi (2025), su una base di partenza di 250 contratti collettivi, inquadrati attraverso il loro effettivo radicamento nel nostro sistema di relazioni industriali, e di ben 50 figure professionali rispetto ai contratti collettivi in dumping di maggiore applicazione (vedi G. Piglialarmi, M. Tiraboschi, Fare contrattazione nel terziario di mercato, ADAPT University Press, 2025, vol I, Effettività delle tutele e contrasto al dumping contrattuale, e vol. II, Prontuario pratico del contrasto al dumping contrattuale).
Questi contributi empirici hanno poi recentemente avuto uno sviluppo in sede istituzionale nell’ambito dei lavori della Commissione dell’informazione del CNEL attraverso una analisi sistematica della contrattazione cosiddetta minore (vedi A. Feri, M. Tiraboschi, L. Venturi, La contrattazione collettiva di minore applicazione: una prima esplorazione dell’Archivio dei contratti del CNEL, in CNEL, Casi e materiali di discussione sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva, n. 31/2025) e mediante il consolidamento del metodo di analisi ancorando il benchmark tra i diversi testi contrattuali ai parametri normativi e retributivi del Codice dei contratti pubblici così da facilitare, anche da parte di operatori e ispettori del lavoro, l’esatta misurazione degli scostamenti (vedi M. Tiraboschi, L. Venturi, Prove di equivalenza contrattuale e dumping salariale: il caso del terziario di mercato. Uno studio comparato tra i CCNL H05K e H024 e i CCNL H011, H052, H05Y, in CNEL, Casi e materiali di discussione sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva, n. 37/2026 cui adde M. Tiraboschi, L. Venturi, Ancora su equivalenza contrattuale e dumping salariale nel turismo e nei pubblici esercizi, in CNEL, Casi e materiali di discussione sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva, n. 39/2026).
La letteratura italiana sul dumping contrattuale si è dunque sviluppata attraverso un percorso articolato. Una prima fase ha posto le basi teoriche, concentrandosi su rappresentatività e pluralismo contrattuale. Una seconda fase ha introdotto il tema dei contratti pirata e del confronto tra modelli negoziali. Una terza fase, infine, ha fornito strumenti empirici più solidi e relative metodologie, grazie all’utilizzo di basi dati amministrative e alla comparazione sistematica dei trattamenti contrattuali sulla scorta di precisi riferimenti normativi già presenti nell’ordinamento.
Nel complesso, il dumping contrattuale emerge come un fenomeno complesso e multifattoriale, che non può essere ridotto alla sola moltiplicazione dei contratti, ma richiede una analisi congiunta di rappresentatività, contenuti negoziali e diffusione effettiva. Gli studi più recenti, in particolare, hanno potuto dimostrare, sulla base di una puntuale rilevazione empirica che solo in pochissimi casi i contratti c.d. pirati realizzano un vero e proprio dumping contrattuale. Nella maggior parte la proliferazione di testi contratti di applicazione del tutto marginale se non nulla (sono circa 50 i CCNL del tutto privi di applicazione) serve, a chi li firma, semplicemente a ottenere una sorta di riconoscimento pubblico, col deposito del contratto presso il CNEL, e anche ad ottenere una partente di rappresentatività visto che una circolare ministeriale del 1995 (la data da cui inizia la crescita esponenziale dei CCNL) individua nella attività di contrattazione uno degli indici più importanti di maggiore rappresentatività. E da qui poi la strumentalità dei contratti minori rispetto all’obiettivo di costruire e alimentare un sottobosco di enti, strutture e sistemi bilaterali che offrono (a pagamento) servizi a imprese e lavoratori: formazione, sicurezza, welfare, certificazione dei contratti, supporto agli adempimenti, intermediazione, prestazioni collaterali. Ed è proprio tramite l’erogazione di questi servizi che i protagonisti della proliferazione contrattuale tentano di conquistare l’attenzione applicarne uno più vantaggioso (vedi G. Piglialarmi, M. Tiraboschi, Fare contrattazione nel terziario di mercato, ADAPT University Press, 2025, voll I e II) alimentando una impropria inversione di metodo rispetto al riconoscimento costituzionale della fattispecie sindacale, come se cioè fosse la mera firma di un contratto collettivo a creare la rappresentanza e non il contrario (vedi M. Tiraboschi, Rappresentanza contrattuale: non un mercato da conquistare (con accordi al ribasso) ma uno spazio dell’azione pubblica riservato (dalla Costituzione) a chi ha una forza collettiva reale, in Bollettino ADAPT del 13 aprile 2026).
Bollettino ADAPT 20 aprile 2026, n. 15
Professore Ordinario di diritto del lavoro
Università di Modena e Reggio Emilia
Bibliografia citata nel testo
Bellavista A., I problemi della definizione dei perimetri contrattuali e della misurazione della rappresentatività degli attori negoziali ai fini della contrattazione collettiva. Quali soluzioni?, in Lavoro Diritti Europa, 2022, n. 3
Ciucciovino S., Fisiologia e patologia del pluralismo contrattuale, in Lavoro e Diritto, 2020, n. 2, pp. 185-210
Feri A., Tiraboschi M., Venturi L., La contrattazione collettiva di minore applicazione, CNEL, 2025, n. 31
Gottardi D., I perimetri contrattuali e la rappresentatività datoriale, in Giornale di Diritto del Lavoro e di Relazioni Industriali, 2021, n. 172, pp. 627-640
Lassandari A., Pluralità di contratti collettivi nazionali per la mede sima categoria, in Lavoro e Diritto, 1997, n. 2, pp. 261-300
Leonardi S., Il “dumping contrattuale” nel terziario. Spunti di analisi da una indagine comparativa fra Ccnl, in Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale, 2022, n. 4, pp. 649-670
Passalacqua P., Contratti di categoria e contratti “pirata”, in Variazioni su Temi di Diritto del Lavoro, 2021, n. 2, pp. 271-301
Pera G., Note sui contratti pirata, in Rivista Italiana di Diritto del Lavoro, 1997, n. 3, pp. 381-390
Peruzzi M., Viaggio nella “terra di mezzo”, tra contratti leader e pirata, in Lavoro e Diritto, 2020, n. 2, pp. 211-235
Piglialarmi G., Anatomia della contrattazione collettiva pirata. Spunti di riflessione da una ricerca sui contratti Cisal e Confsal, in Diritto delle Relazioni Industriali, 2021, n. 3, pp. 687-723
Piglialarmi G., Tiraboschi M., Fare contrattazione nel terziario di mercato (Volume I e II), ADAPT University Press, 2025
Putrignano V., Retribuzione proporzionata e sufficiente e contratto collettivo: un primo arresto giurisprudenziale sui c.d. contratti pirata, in Diritto delle Relazioni Industriali, 2011, n. 3, pp. 781-787
Riciputi C., Lotta ai “contratti pirata”: la posizione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, in Cooperative e Enti Non Profit, 2018, n. 5, pp. 11-14
Scarpelli F., Il contratto collettivo nazionale tra dinamiche della concorrenza, “contratti pirata”: proposte di riforma, relazione AGI del 24 settembre 2019
Tiraboschi M., Venturi L., Prove di equivalenza contrattuale e dumping salariale: il caso del terziario di mercato, CNEL, 2026, n. 37
Treu T., Salario minimo: Estensione selettiva dei minimi contrattuali, WP C.S.D.L.E. “Massimo D’Antona” .IT, 2022, n. 455
Varesi P.A., Pluralismo e rappresentatività sindacale cinquant’anni dopo lo Statuto dei lavoratori: proposte per una legislazione mirata di sostegno al sistema di relazioni sindacali, in Giornale di Diritto del Lavoro e di Relazioni Industriali, 2021, n. 171, pp. 459-498
Zilio Grandi G., Pettinelli R., “Dumping” negoziale: passino i contratti pirata, ma non il sindacato giallo, in Giurisprudenza Italiana, 2022, n. 1, pp. 154-162
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