Rappresentatività sindacale nel pubblico impiego: l’inarrestabile ascesa delle sigle minori
Bollettino ADAPT 24 novembre 2025, n. 41
«Hanno vinto tutti», ha scritto la giornalista Valentina Conte nel commentare i dati resi noti dall’Aran relativi alla rappresentatività sindacale nei diversi comparti del pubblico impiego per il triennio 2025-2027. «La Cgil è prima per voti. La Cisl è prima per iscritti. La Uil è prima per crescita. Ma se andiamo alla percentuali finali che mescolano voti e deleghe nella pubblica amministrazione si conferma il solito podio: Cgil, Cisl e Uil» (V. Conte, La Cgil è la più votata nella Pa Cisl prima per iscritti, crescita Uil, in La Repubblica del 21 novembre 2025).
I dati, come sempre, vanno tuttavia interpretati. E spesso dicono poco in assenza di parametri e punti di riferimento.
Di un certo interesse è allora l’esercizio volto a confrontare i dati del triennio 2025-2027 (qui) con le serie storiche presenti sul sito dell’Aran (qui) che, quantomeno dalle annualità dove la comparazione è possibile per omogeneità dei comparti, segnalano una non trascurabile tendenza relativa alla lenta ma costante crescita dei consensi delle sigle minori, già da tempo evidente nelle rilevazioni sulla rappresentatività sindacale e che concorre a spiegare come sigle storiche come Cgil e Uil possano restare ai margini di alcuni dei più importanti rinnovi dell’ultimo triennio.
Negli ultimi dieci anni, in tutti i comparti del settore pubblico, si è infatti registrato un aumento tanto delle deleghe quanto dei consensi elettorali in favore di sindacati non considerati tra quelli più rappresentativi quantomeno se si prende a riferimento il concetto di «sindacato comparativamente più rappresentativo».
Guardando al comparto funzioni centrali, la somma delle medie tra dato associativo e dato elettorale di Cgil, Cisl e Uil passa dal 64,29% nel 2016 al 61,71% nel 2025, mentre, nello stesso lasso di tempo, Confsal, Cgs, Usb e Confintesa superano la soglia di sbarramento e crescono fino ad arrivare dal 34,05% al 36,82%.
Una situazione diversa è quella che si registra invece nel comparto funzioni locali, dove crescono sia il blocco Cgil-Cisl-Uil (passando dall’80,58% all’83,97%) sia le sigle minori. In realtà, nel comparto tra le organizzazioni sindacali minori è solo la Cisal a superare lo sbarramento, ma registra un miglioramento del proprio dato, passando dal 6,85% al 9,40%.
Anche nel comparto istruzione e ricerca e nel comparto sanità, infine, le tre principali confederazioni sindacali hanno perso consensi negli ultimi anni (rispettivamente, passano dal 66,02% al 64,30% e dal 67,71% al 64,49%) in favore delle sigle minori: nel comparto istruzione e ricerca Confsal, Cgs e Cisal aumentano il dato relativo alla media tra deleghe e consensi elettorali passando dal 23,32% al 29,4%, mentre nella sanità Confsal, Cgs e Cse passano dal 28,61% al 31,27%.
La crescita delle sigle minori è, come detto, una tendenza lenta e costante negli ultimi anni. Sorge tuttavia il sospetto che essa trovi alimento, in tempi recenti, anche dal clima di tensione che si registra tra Cgil e Cisl, che ha portato alla rottura dell’unità sindacale nella tornata di rinnovi del triennio 2022-2024, con la Cgil che ha deciso di non sottoscrivere i rinnovi contrattuali nei diversi comparti del pubblico impiego e la Uil che ha scelto di aggiungere la propria firma ai contratti stipulati dalla Cisl con le altre sigle sindacali solo in un secondo momento.
Da questo punto di vista, l’accertamento dell’Aran della rappresentatività sindacale non indica una vera e propria inversione di rotta. E tuttavia la crescita che fanno registrare le sigle sindacali minori pare ora rendere più agevoli alleanze variabili e neutralizzare il potere di veto della Cgil. L’unica eccezione, per poter raggiungere la soglia del 50% + 1 necessaria per la stipulazione dei rinnovi contrattuali, sembra essere quella del comparto delle funzioni locali, dove la Cisl e le organizzazioni minori non raggiungerebbero la maggioranza senza l’assenso almeno della Uil.
Insomma, se davvero hanno vinto tutti allora, in sede di commento dei dati Aran, non si può non sottolineare che vincono anche le sigle minori grazie anche a movimenti volti ad aggregare una pletora di attori variegati che, da soli, non avrebbero superato la soglia del 5%. A ben vedere, anzi, rispetto al 2016 sono principalmente le sigle sindacali minori a guadagnare deleghe e consensi, che, invece, nello stesso arco temporale sono calati con riferimento alle organizzazioni tradizionalmente più rappresentative (si veda la tabella che segue).E che questa tendenza rende ora plausibile immaginare una tornata contrattuale per il 2025-2027 in grado di determinare o anche consolidare nuove maggioranze nelle compagini di rappresentanza dei lavoratori pubblici, con un inedito e per certi versi inaspettato protagonismo da parte di organizzazioni sindacali tradizionalmente reputate minori.
L’analisi longitudinale dei dati sulla rappresentanza sindacale segnala, in definitiva, una ulteriore anomalia nelle dinamiche della contrattazione collettiva del settore pubblico rispetto a quelle proprie del settore privato (in tema, si veda M. Tiraboschi, Un contratto senza un mercato? Alcune riflessioni sulla contrattazione collettiva nel lavoro pubblico, in Diritto delle Relazioni Industriali, n. 3/2025).
Un’anomalia che porta ora a registrare o quantomeno a consentire di ipotizzare, sul fronte sindacale, aggregazioni non del tutto inedite ma certamente isolate in sede di stipulazioni dei contratti collettivi che, dal settore pubblico, potrebbero nel tempo insinuarsi anche nel settore privato, dove ora le sigle che emergono dall’accertamento della rappresentatività (si veda la tabella che segue) si presentano di regola contrapposte e, spesso, anche in aperta polemica tra di loro in ragione della accusa di dumping contrattuale che le sigle minori praticherebbero ai danni dei contratti stipulati dalle federazioni di Cgil, Cisl e Uil.
Assegnista di ricerca
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Professore Ordinario di diritto del lavoro
Università di Modena e Reggio Emilia

Condividi su:
