Quale valore aggiunto per la Garanzia Giovani?

Quale dovrebbe essere il valore aggiunto del progetto Garanzia Giovani, in estrema sintesi? La possibilità che i servizi per il lavoro, tanto pubblici, quanto privati, da una parte raccolgano le adesioni dei giovani al progetto; dall’altra parte, la messa a disposizione dei giovani, entro un lasso di tempo di 4 mesi, di opportunità “dedicate” di lavoro o di facilitazione nell’ingresso al lavoro.
 
È, allora, evidente che un beneficio specifico di questo, come di ogni progetto che intenda aumentare l’efficienza del mercato del lavoro, consisterebbe nell’affiancare alla raccolta dell’offerta di lavoro, nella quale Cpi e agenzie private eccellono, la domanda di lavoro, elemento carente e debole del mercato. È noto, infatti, che le aziende cerchino di coprire il purtroppo attualmente poco fabbisogno lavorativo, in grandissima prevalenza mediante circuiti chiusi ed “amicali”, utilizzando pochissimo i canali ufficiali, cioè Cpi e agenzie, che, infatti, intermediano insieme meno del 10% dei contratti di lavoro stipulati in un anno.
 
Garanzia Giovani, tuttavia, almeno per come interpretata in alcune Regioni, ottiene questo obiettivo in misura molto parziale. Anche a causa della necessità di cofinanziare le risorse nazionali con quelle europee, seguendo moduli operativi e rendicontativi propri del sistema del Fondo sociale europeo, purtroppo in nulla adeguati ad un’azione che dovrebbe rivelarsi snella e veloce, soprattutto se da contenere in un lasso di 4 mesi.
 
È così, dunque, che in una Regione particolarmente avanti nella gestione delle politiche attive per il lavoro, la formula di Garanzia Giovani per abbinare l’incontro domanda/offerta di tirocini risulti parecchio complicata e bizantina.
Ci si potrebbe aspettare che basti a Cpi e privati acquisire la domanda di tirocinio delle aziende e pubblicarla nel portale Garanzia Giovani, così da abbinare i curriculum più adeguati ed inviarli alle imprese, per attivare con loro le convenzioni di tirocinio nel più breve lasso di tempo. Le cose non stanno esattamente così.
 
Il lungo percorso per giungere all’abbinamento lavoratore/azienda per il tirocinio inizia dalla pubblicazione di un bando da parte della Regione, che avvisa della possibilità di ottenere i finanziamenti per l’azione di politica attiva. I bandi sono approvati e pubblicati ogni 15 giorni. Le strutture regionali si impegnano ad approvare le graduatorie delle domande presentate nei successivi 15 giorni.
 
Dunque, è necessario prendere atto che le iniziative di politica attiva, segnatamente i tirocini finanziati dal progetto, sono “a numero chiuso” e connesse a procedure selettive. Nulla di male, visto che si tratta di gestire risorse comunque limitate. Ma, ovviamente questo modo di procedere non è molto vicino alle esigenze di un mercato del lavoro magmatico, flessibile e veloce. C’è, comunque, da sottolineare come la Regione Veneto sia particolarmente puntuale nel rispettare i tempi serratissimi di pubblicazione ed approvazione dei bandi.
 
Si procede poi con l’individuazione delle aziende disposte a sottoscrivere un accordo di partenariato, nell’ambito della progettazione Fse che è condizione per giungere, poi, ai tirocini.
Di fatto, dunque, una volta individuata qualifica e ambito lavorativo nei quali sia immaginabile attivare un numero abbastanza ampio di tirocini, occorre sollecitare una quantità ancora più ampia di aziende del settore, invitandole a sottoscrivere il partenariato, che le induca, poi, all’attivazione dei tirocini. L’aspettativa di risposta positiva non supera il 10% delle aziende consultate.
 
Acquisiti i partenariati e verificato che si possa attivare una certa “massa critica” di tirocini, occorre elaborare il progetto Fse. Attenzione: non si tratta del progetto formativo del tirocinio. Quello verrà molto dopo. È una vera e propria progettazione Fse, necessaria ad incardinare le attività ed i finanziamenti, a carico dell’Inps, a beneficio delle aziende. Infatti, il progetto prevede che il costo orario dell’indennità di tirocinio non sia a carico delle aziende, bensì del finanziamento pubblico, per il tramite dell’Inps. Ma, allo scopo di attivare correttamente il tutto secondo i canoni Fse occorre la proposizione di una progettazione specifica.
Essa consta di un applicativo informatico, pensato per la progettazione di corsi di formazione della durata di parecchi mesi.
 
Per quanto la progettazione riguardi una tipologia omogenea di tirocinio (per distretto produttivo, piuttosto che per qualifica maggiormente richiesta dal mercato), in sostanza i 9 moduli dei quali si compone il progetto richiedono di moltiplicare la maggioranza di detti moduli per il numero complessivo delle aziende partner e della azioni da compiere: il progetto non può prevedere solo il tirocinio, ma deve essere obbligatoriamente abbinato ad almeno un’altra misura dei moduli di Garanzia Giovani, come ad esempio “accompagnamento al lavoro” o “orientamento” o “formazione”. Occorre ripetere, dunque, le anagrafiche e le azioni tante volte quante sono le imprese e motivare azienda per azienda le ragioni della loro adesione al progetto, inducendole anche ad una “pre-descrizione” del progetto formativo del tirocini, che, per altro, viene valutata (vedremo come dopo) ai fini dell’approvazione delle graduatorie da parte della Regione.
 
Le imprese sono anche indotte a compilare un questionario per auto qualificarsi come “impresa socialmente responsabile”, il che consente al progetto di acquisire un punteggio più elevato, ai fini della graduatoria.
 
Come si può vedere, le imprese sono soggette a dover compilare e sottoscrivere una quantità non irrilevante di atti, tra i quali vi può anche essere un impegno alla successiva assunzione. La massa di questa documentazione, come è ovvio, non è adeguata alla concezione pragmatica tipica delle aziende e risulta uno dei principali fattori che disincentivano le aziende a partecipare attivamente ai progetti.
 
L’imputazione di tutti i dati per compilare il progetto richiede diversi giorni di lavoro (non meno di 5 giornate lavorative). Questa fase si conclude con la trasmissione telematica del progetto sulla piattaforma regionale, nonché con l’inoltro tramite Pec della domanda di partecipazione al bando.
Ovviamente, quindi, le imprese, al momento della sottoscrizione della convenzione di partenariato e dell’altra documentazione progettuale, non hanno la garanzia che effettivamente il progetto sia approvato e che i tirocini siano realmente attivati. Ricordiamo che il controvalore economico per l’azienda (la copertura dell’indennità del tirocinante) può nel massimo arrivare a 2.400 euro.
 
La Regione, acquisiti progetto e domanda di partecipazione ha 15 giorni per compiere l’istruttoria e assegnare il punteggio. Sono approvati solo quelli che superino un punteggio minimo e, comunque, sono finanziati solo quelli che si collochino nei gradini più alti delle graduatorie. Possono, dunque, esservi progetti non ammessi per punteggio insufficiente o progetti ammessi, ma non finanziabili.
Entro il quindicesimo giorno dalla chiusura dei termini per la presentazione delle domande, la Regione elabora la graduatoria.
 
I progetti ammessi e finanziati sono visibili sul portale dedicato alla Garanzia Giovani e resi disponibili sul sistema informativo per l’incontro domanda/offerta ai fini della gestione.
I soggetti, Province comprese, che hanno presentato i progetti debbono accedere al portale regionale per avere notizia dell’esito della domanda di partecipazione al bando.
 
Se il progetto è approvato, occorre, nell’ordine:
– inviare alla Regione l’atto di adesione al progetto che dovrà essere materialmente avviato (con il primo tirocinio o con la prima azione abbinata, come l’accompagnamento al lavoro) entro 30 giorni dalla pubblicazione del provvedimento di approvazione.
 
In questo lasso di tempo di 30 giorni occorre:
– verificare che il progetto approvato sia presente non solo nel gestionale dell’incontro domanda/offerta, ma anche in un altro apposito gestionale Fse, necessario per il caricamento e l’archiviazione informatica di tutte le azioni attuative del progetto;
– pubblicizzarlo su altri canali informativi, come social network;
– fissare, per i giovani, un termine di almeno 10 giorni perché presentino la candidatura ad essere abbinati al tirocinio (si comprende, dunque, che la visibilità dell’opportunità di tirocinio giunge a circa 40 giorni di distanza dalla attivazione del progetto);
– nel corso della pubblicità del progetto stimolare (con mail, sms, convocazioni in varia modalità) i giovani che avessero aderito in precedenza ad aderire al progetto, se dotati di curriculum adeguati ai profili del tirocinio;
– estrarre, una volta spirato il termine di pubblicità, dall’applicativo informatico di incontro domanda/offerta un lotto di giovani candidati pari ad almeno il triplo dei tirocini previsti dal progetto, per ogni azienda;
– abbinare i giovani alle aziende, in relazione ai profili selezionati; nel caso di giovani con pari requisiti professionali, si darà priorità ai giovani iscritti da più tempo a Garanzia Giovani.
 
Di fatto, dunque, la visibilità di aziende che si rendono disponibili ad un tirocinio per i giovani che si iscrivono arriva molto dopo l’iniziativa dell’iscrizione dei giovani al progetto. Tanto è vero che si consente a giovani non iscritti di aderire successivamente alla pubblicizzazione del progetto già approvato.
 
Vi è, insomma, uno sfasamento tra raccolta dell’offerta, che è un flusso continuo, ed acquisizione e pubblicizzazione della domanda, che procede per “salti” ogni 15-30 giorni e per numeri che inevitabilmente si rivelano molto inferiori alla quantità di offerta raccolta.
 
Luigi Oliveri
Dirigente Coordinatore Area Servizi alla Persona e alla Comunità
Provincia di Verona
 
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