Lavoro, ecco perché i contratti stabili tornano ad aumentare*

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Bollettino ADAPT 25 marzo 2024 n. 12
 
I nuovi dati Istat sul mercato del lavoro nel IV trimestre 2023 confermano un cambiamento in corso e che prosegue ormai da diversi trimestri, anche se non gli viene data la giusta importanza. Il primo dato è che aumentano le ore lavorate dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto al 2022. E aumentano in tutti i settori, con un +0,7% e un +0,8% rispettivamente di industria e servizi, un dato significativo che smentisce ricorrenti tesi su un mercato del lavoro in continuo svuotamento e un futuro in cui vi sarà sempre meno lavoro. Ma è più interessante vedere il perché di questa crescita, perché è il vero elemento di discontinuità che sta emergendo. Infatti la crescita delle ore lavorate è legata alla crescita della quota di occupati a tempo indeterminato che nel trimestre crescono dello 0,9% (+145 mila) rispetto a quello precedente e del 3,3% (ben 460 mila occupati in più) rispetto allo stesso periodo del 2022. Ma se guardiamo a dati ancora precedenti è più chiara l’importanza di quanto sta avvenendo, basti pensare che rispetto a dieci anni fa il numero degli occupati a tempo indeterminato è cresciuto di 1,47 milioni mentre quelli a termine sono aumentati di 779 mila, circa la metà. Se però prendiamo gli ultimi cinque anni gli occupati a termine sono rimasti stabili e i dati più aggiornati mostrano un calo e comunque numeri inferiori di circa 150 mila unità rispetto ai picchi del 2019 e della prima parte del 2022.
 
In pochi avrebbero scommesso anni fa in uno scenario del genere, a fronte delle forti tendenze ad una flessibilizzazione del mercato del lavoro e il venire meno, apparente, del valore di una stabilità contrattuale anche nei lavoratori. Non è facile individuare le cause di questa trasformazione che sicuramente sono molteplici e tra loro intrecciate. Il primo elemento da considerare è che nel corso dell’ultimo decennio abbiamo avuto un forte effetto trainante derivante dalla riforma Fornero che, aumentando l’età pensionabile, ha fatto sì che un numero maggiore di persone rimanessero più a lungo nel mercato del lavoro e persone assunte in un momento storico nel quale il contratto a tempo indeterminato era una quasi normalità nei rapporti di lavoro.
 
C’è poi, e questo è un elemento più recente che può spiegare la parallela stagnazione (e in parte il calo) degli occupati a termine, un tema di scarsità, in termini quantitativi, di offerta di lavoro generata dai primi evidenti effetti del calo demografico. Un numero inferiore di persone in età da lavoro e quindi una tendenza maggiore delle imprese ad utilizzare anche l’incentivo del tempo indeterminato per attrarre lavoratori, così come la tendenza, che emerge dai dati di flusso, di una crescita delle trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Molto probabilmente questo cambiamento porta con sé una crescita della polarizzazione all’interno del mercato del lavoro, questo è suggerito anche dal numero di occupati a termine che resta comunque elevato. Infatti coloro con competenze inferiori e minor appetibilità per le imprese rischiano di restare intrappolati in una spirale di contratti di lavoro di bassa qualità che si reiterano di continuo. Per questo è quanto mai urgente oggi rimettere al centro il tema della formazione e della riqualificazione dei lavoratori.
 
In un momento storico di scarsità di offerta di lavoro è fondamentale imprimere una forte accelerazione ad iniziative che possano aumentare competenze e abilità delle persone affinché questo possa tradursi in lavori di qualità, a più alto valore aggiunto e quindi con salari e condizioni migliori. Questo consapevoli che la formazione delle persone meno qualificate è onerosa, e non bastano strumenti generici, come sta dimostrando tra le altre cose il Supporto per la formazione e il lavoro e i bassi numeri delle adesioni. Il mercato del lavoro ha quanto mai bisogno di attori, a tutti i livelli, che si facciano carico di questa sfida.
 

Francesco Seghezzi
Presidente ADAPT
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*pubblicato anche su Domani, 20 marzo 2024

Lavoro, ecco perché i contratti stabili tornano ad aumentare*