Il mio canto libero – Primo maggio 2022: spartiacque tra le speranze del passato e le incertezze del futuro

Bollettino ADAPT 2 maggio 2022, n. 17
 

Il Primo maggio 2022 ha visto celebrare il lavoro nel contesto di una pandemia globale non ancora domata e di un conflitto che tende a cronicizzarsi condizionando tutte le economie e le società. Probabilmente esso ha segnato uno spartiacque tra il tempo delle speranze di uno sviluppo senza confini e quello delle insicurezze generate da vincoli e barriere. Tutti i paradigmi del pur recente passato sono messi in discussione e la costruzione di nuove certezze sarà lenta e faticosa. Gli obiettivi della crescita economica e della coesione sociale saranno misurati attraverso mercati del lavoro inclusivi. Ritorna il ruolo degli Stati nazionali che dovranno tuttavia rinunciare alla tentazione di sostituire la diffusa vitalità sociale con strutture pubbliche e di soddisfare i bisogni attraverso politiche assistenziali.

 

La sfida per i decisori consisterà nella capacità di produrre regole concertandole per quanto possibile nelle dimensioni sovranazionali consentite dalle tensioni geopolitiche. Regole utili a disciplinare i nuovi poteri indotti dalla rivoluzione tecnologica, a collegare il libero commercio con il rispetto di standard sociali essenziali, a mantenere il controllo sulla massa monetaria allargata a dismisura e sulla esplosione del debito pubblico e privato, a stimolare la competitività delle imprese, a garantire una equa distribuzione della ricchezza attraverso i posti di lavoro e i salari.

 

In Italia e in Europa ritorneranno utili i corpi intermedi rappresentativi degli interessi perché capaci di autoregolazione e di accompagnamento delle decisioni pubbliche. Il livello della responsabilità si alza per tutti i protagonisti delle istituzioni, dell’economia e della società. Ogni pretesa di autosufficienza, ogni egoismo di parte sarà presto oggetto del giudizio della storia. È il momento in cui alle sollecitazioni del consenso immediato si deve sostituire l’orgoglio di concorrere al bene comune con generosità e visioni lungimiranti. Con umiltà e reciproco ascolto. A partire dalle funzioni di governo.

 

Ne sono testimonianza le politiche sociali e del lavoro. Risulta certamente oggi ancor più oneroso il costo indiretto del lavoro che mortifica salari e propensione ad assumere. La riduzione strutturale del cuneo fiscale e contributivo sarebbe cosa buona e giusta. Come una detassazione semplificata di tutte le indennità (lavoro notturno o festivo e prefestivo) e di tutti i premi definiti da accordi aziendali o interaziendali (filiere e territori) sosterrebbe la scomodità e la produttività nel lavoro senza alimentare inflazione. Chi condivide queste scelte di spesa ha tuttavia il dovere di indicare le coperture. Queste sarebbero agevolmente individuabili nella riforma del reddito di cittadinanza che dovrebbe essere ricondotto a quegli stati di povertà assoluta e di degrado per i quali la risposta non può essere immediatamente il lavoro. Per la disoccupazione si tratta invece di estendere la relativa indennità anche a chi ha svolto lavoro autonomo.

 

Il reddito così ridefinito, dovrebbe essere gestito in prossimità dai comuni (direttamente o tramite volontariato) e non sempre corrisposto in termini monetari quando vi è il rischio di alimentare le dipendenze da alcol, droga o gioco. Tutti insomma sono chiamati a scegliere e decidere perché la somma dei desideri non sarà più consentita.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

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