Il mio canto libero – Ipotesi di intervento sulla povertà nel lavoro

Bollettino ADAPT 24 gennaio 2022, n. 3
 
Il ministro del lavoro ha opportunamente approfondito, attraverso un gruppo di esperti, il fenomeno della povertà nel lavoro. Al di là delle opinabili elaborazioni sulle quantità, emergono soprattutto due fattispecie: la bassa remunerazione di chi, nella subordinazione, lavora poche ore e l’impoverimento di molto lavoro autonomo dovuto alla crisi pandemica e alle trasformazioni tecnologico-organizzative. Queste due ragioni principali si possono poi cumulare con le patologie di contratti poco o nulla rappresentativi nella regolazione dei lavori “neo-servili” e di abuso della debolezza contrattuale di professionisti e lavoratori indipendenti.
 
La prima risposta a queste fragilità sociali è innanzitutto nella crescita dell’economia in modo che aumentino le ore lavorate e le opportunità per i servizi resi da singole persone fisiche. Possono tuttavia soccorrere anche specifiche iniziative per la tutela dei lavori. Ad esempio, di fronte alle quote marginali di mercato del lavoro ove si applicano i contratti “pirata” ha senso usare il bazooka della regolazione pubblicistica dei corpi sociali e dei perimetri contrattuali per affermare la “maggiore rappresentatività” in danno della libertà sindacale? Non mancano infatti gli strumenti amministrativi, sostenuti da consolidati orientamenti giurisprudenziali, per il contrasto del dumping sociale. L’INL ha già adottato (e ulteriormente può adottare) misure idonee a sanzionare comportamenti opportunistici dei datori di lavoro. Molto possono poi fare i corpi sociali per tutelare meglio la società “neo-servile” individuandone convenzionalmente il perimetro al di là dei tradizionali settori. Enti bilaterali dedicati al sostegno del reddito, alla evoluzione professionale, alla gestione del collocamento e delle buste paga potranno sostenere questa area debolissima del mercato del lavoro.
 
Meritano infine più attenzione i lavoratori autonomi fino a ieri affidati alle sole logiche di mercato. Qui una norma da tempo attesa dovrebbe stabilire l’inderogabilità dell’equo compenso attraverso le tariffe già disponibili per dirimere il contenzioso sulle parcelle dei professionisti ordinistici e gli “usi” rilevabili dal sistema camerale per le altre professioni.
 

Interessante infine l’idea (non nuova) dell’in-work benefit già sperimentato negli USA. In tal modo si incentiverebbe il lavoro e non la passività rabboccando il modesto guadagno generato dal poco tempo lavorato. Per questo il nuovo sostegno che premia il lavoro, anche povero, dovrebbe accompagnarsi con una revisione dei generosi sussidi alla inattività così che il combinato disposto funzioni da incentivo al lavoro.

 
Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

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