Il mio canto libero – Demagogie e inesattezze sui salari

Bollettino ADAPT 24 luglio 2023, n. 28
 

Quanta confusione, quanta poca conoscenza dei fatti, quanta demagogia sotto il cielo delle relazioni di lavoro!

È sempre bene partire dalla osservazione della realtà. Il lavoro povero esiste, eccome! Ma va riconosciuto nel persistente lavoro (in tutto o in parte) sommerso, nelle poche ore lavorate da molti, nelle prestazioni autonome prive di tutele, nella logica degli appalti (anche pubblici) che nella rincorsa ribassista non calcolano un salario dignitoso. Poi, esiste la diffusa patologia dei salari mediani troppo schiacciati sui livelli minimi contrattuali, frutto della convergenza tra l’ideologia egualitarista e l’opportunismo di molti datori di lavoro. Vi ha concorso il centralismo contrattuale codificato dall’accordo Ciampi del luglio 1993, quando l’inflazione era già scesa (grazie al patto di San Valentino del 1984), i conti pubblici erano sotto controllo (grazie alla manovra Amato con relativo accordo del 1992), tariffe e prezzi amministrati non erano più disponibili, la bassa produttività era diventato il vero problema da risolvere.

 

Salari e produttività devono crescere! Il che vuol dire abbandonare centralismo e appiattimento retributivi e differenziare i salari con la contrattazione nei territori e nelle aziende. Si guardino i bilanci di molte società che tanto amano il politicamente corretto quanto poco ringraziano con salari adeguati i loro collaboratori. Per questa evoluzione delle relazioni collettive di lavoro, serve la detassazione delle componenti locali della retribuzione diretta e indiretta (premi, indennità, welfare).

 

In questo modo cresce l’economia, crescono i salari, crescono i posti di lavoro.

E il livello minimo inderogabile? Premesso che secondo l’Istat (e il metodo intuitivo) la soglia di povertà è diversificata nei territori, il governo potrebbe convocare le grandi organizzazioni rappresentate nel Cnel e dare loro un tempo breve per un accordo interconfederale sui trattamenti economici complessivi essenziali. Solo dopo questo tentativo, tenendo conto delle ragioni dell’eventuale fallimento, potrebbe ipotizzare una normativa non necessariamente ancorata ad una opinabilissima cifra fissa.

 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

Il mio canto libero – Demagogie e inesattezze sui salari
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