Gli effetti della precarietà sulla salute mentale dei lavoratori. L’innovativo studio finanziato dal Governo spagnolo

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Bollettino ADAPT 26 aprile 2023, n. 16
 
La precarietà è uno dei grandi problemi del mercato del lavoro contemporaneo. Grazie al progresso tecnologico stanno nascendo nuove forme di organizzazione delle imprese che rendono più semplice aggirare le norme sul lavoro e sulla sicurezza sociale, come esemplificano i casi di lavoratori on-demand legati alle molteplici applicazioni caratterizzanti la cosiddetta gig economy. L’impatto negativo di questo fenomeno dal punto di vista economico è indubbio; ciò di cui raramente si discute, invece, sono le conseguenze della precarietà sulla salute mentale dei lavoratori.
 
Nel tentativo di colmare tale lacuna, il Ministero del Lavoro spagnolo ha pubblicato quest’anno il primo studio sponsorizzato da un governo sul lavoro precario e la salute mentale. Il rapporto “Precariedad laboral y salud mental. Conocimientos y políticas” o “Rapporto PRESME” ha l’obiettivo di sintetizzare i dati ad oggi disponibili per cercare di capire in modo esaustivo e da più angolazioni come la precarietà incida sulla salute mentale e come si possa intervenire per migliorare la situazione attuale.
 
Il Rapporto definisce innanzitutto la precarietà come fenomeno complesso, determinato da molteplici fattori. Aggrega il concetto di precarietà dell’occupazione (scarsità di contratti di lavoro stabili) con il concetto di precarietà sul lavoro, ovvero il basso livello di sicurezza generato dalle condizioni di lavoro, pur all’interno di un rapporto stabile. Alla precarietà lavorativa, inoltre, si aggiunge la precarietà sociale, derivante dagli effetti che il lavoro precario ha sulla vita quotidiana e familiare: in questo modo si ottiene una visione ancora più completa del fenomeno, che viene chiamata precarietà integrale.
 
Per quanto riguarda il concetto di salute mentale, invece, il Governo spagnolo si rifà alla definizione dell’OMS: “uno stato di benessere in cui ogni individuo realizza le proprie potenzialità, può affrontare efficacemente i normali stress della vita, può lavorare in modo produttivo e fruttuoso ed è in grado di dare un contributo alla propria comunità”.

Sulla base di questo parametro è stato registrato che nell’UE, ogni anno una persona su sei (84 milioni di persone) ha un problema di salute mentale (tra cui ansia, depressione, disturbi da uso di droghe e alcol, ecc.). Questi disturbi, inoltre, colpiscono in modo disomogeneo le diverse classi sociali.
 
La prova dell’esistenza di una connessone tra precarietà e salute mentale era emersa già nel 2005 quando un’analisi, basata su dati di un periodo di crescita economica in Spagna, ha mostrato che i lavoratori con il più alto livello di precarietà del lavoro avevano circa 2,5 volte più probabilità di avere una cattiva salute mentale. Nel 2020, poi, uno studio che utilizza gli ultimi dati disponibili dell’Indagine europea sulla salute in Spagna ha analizzato il rischio di depressione in base al livello di stabilità del lavoro. Lo studio mostra, soprattutto nel caso delle donne, un rischio più elevato di depressione nelle situazioni lavorative più precarie e in caso di disoccupazione. Nonostante queste evidenze, quasi mai i disturbi mentali sono trattati dalla sanità pubblica come conseguenza di fenomeni sociali: il fatto che la diagnosi e la cura si concentrino esclusivamente sull’individuo e non sull’individuo e il suo ambiente sociale spesso trasmette il messaggio sbagliato che la persona interessata è da biasimare, venendo spesso stigmatizzata per l’incapacità di affrontare problemi che in realtà sono di natura sociale.

Secondo il rapporto PRESME, gli attuali sistemi informativi spagnoli e internazionali non consentono un’adeguata raccolta di dati sulla qualità e sulla precarietà del lavoro e sono concepiti per scopi diversi dal monitoraggio dell’insicurezza lavorativa e sociale e dalla valutazione del suo impatto sulla qualità della vita, sulla salute e sull’equità.
Inoltre, ad oggi, in Spagna non esiste un sistema informativo sulla salute mentale a livello statale che integri le diverse componenti necessarie stabilite dall’OMS.
 
Il rapporto presenta tre raccomandazioni generali: combattere la precarietà del lavoro e i suoi effetti sulla salute mentale; migliorare le condizioni di protezione, salute e assistenza dei lavoratori; misurare, analizzare e valutare la precarietà del lavoro e i problemi di salute mentale.

Queste raccomandazioni includono diverse misure concrete, come la promozione di un nuovo Statuto dei lavoratori per andare verso un’occupazione dignitosa e sostenibile, che rispetti la conciliazione della vita personale e familiare. Ma anche il rafforzamento dei diritti collettivi, l’avanzamento della democratizzazione del lavoro, l’ingresso del dibattito sulla salute mentale nel quadro della contrattazione collettiva.

Viene ribadita anche la necessità di rendere più efficaci i diritti di conciliazione vita-lavoro, tra cui il diritto alla disconnessione, e di intensificare la collaborazione e il coordinamento dei sistemi di prevenzione aziendale con i servizi sanitari pubblici. Si propone in particolare la creazione di un quadro normativo che faciliti e rafforzi le sinergie nel sistema sanitario pubblico (cure primarie, cure specialistiche e servizi di sanità pubblica) con una prospettiva di salute occupazionale che, tra l’altro, rafforzi le competenze del personale medico e crei meccanismi di comunicazione fluidi tra i professionisti del sistema sanitario pubblico delle cure primarie e quelli del servizio di prevenzione dei rischi professionali.
 
Numerosi, dunque, gli spunti offerti dal Ministero del lavoro spagnolo, in gran parte certamente applicabili anche al contesto italiano. Il punto di partenza, come suggerisce la Commissione che si è occupata di questo importante studio, è sicuramente la predisposizione di sistemi informativi adeguati che colmino le lacune esistenti e offrano un quadro più chiaro e più completo dell’effettiva incidenza delle diverse forme di precarietà sul benessere anche psicologico dei lavoratori.
 
Silvia Caneve

ADAPT Junior Fellow

@CaneveSilvia

Gli effetti della precarietà sulla salute mentale dei lavoratori. L’innovativo studio finanziato dal Governo spagnolo
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