Partecipazione dei lavoratori e comparazione giuridica: il “metodo Biagi”
| di Vittorio Di Vaio
L’indagine comparata promossa dal CNEL nel 2002, sotto la direzione di Marco Biagi e Aris Accornero, offre una chiave di lettura utile per interpretare le radici culturali e progettuali della legge n. 76 del 2025 in materia di partecipazione dei lavoratori.
Uno studio del CNEL del 2002 su Contrattazione collettiva e partecipazione dei lavoratori in Europa: processi e pratiche (https://www.cnel.it/), curato dal professor Marco Biagi e dal professor Aris Accornero, può sicuramente essere annoverato tra i lavoratori istruttori che, sul piano della conoscenza, della progettualità normativa e della cultura del lavoro, hanno aperto la strada alla attuazione dell’articolo 46 della Costituzione in materia di partecipazione dei lavoratori sino a giungere, in tempi recenti, alla approvazione della legge n. 76 del 2025.
Lo studio è in parte datato ma si lascia ancora oggi apprezzare per il rigore del metodo e per modalità stesse della comparazione condotta non solo sui testi normativi e i testi bibliografici. Fondamentale, in questo lavoro, è stato il momento di ascolto diretto di figure chiave nei Paesi oggetto dell’indagine (Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Spagna) e cioè di rappresentanti delle principali associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e dei lavoratori e anche di dirigenti e funzionati dei Ministeri o delle amministrazioni nazionali nel campo del lavoro.
Il benchmarking come metodo di comparazione giuridica
Il progetto di ricerca analizzato è sicuramente espressione di una volontà indirizzata verso l’espansione degli orizzonti dello studio del diritto del lavoro sulla spinta delle esperienze dei paesi stranieri. Nel farlo, Marco Biagi, a differenza della maggior parte degli autori di studi comparati, riesce a prescindere dalla centralità del nostro sistema giuridico nazionale, in modo tale da cercare di prevedere e cogliere, tramite l’indagine di campo svolta, scenari e implicazioni future. Il metodo è senza dubbio quello del benchmarking, non utilizzato come applicazione di una fine attività intellettuale, ma come cartina al tornasole dell’evoluzione e dell’innovazione dei vari ordinamenti, finalizzata a superare pregiudizi ideologici e controversie concettuali. Appare utile riportare dunque una citazione di Marco Biagi che mostra, a mio avviso, le finalità dello studio portato avanti nel 2002 “Guardando ad altri ordinamenti è infatti possibile verificare in anticipo l’esito applicativo delle tecniche regolatorie in via di progettazione” (Biagi, F.Mancini: un giurista progettuale). Il benchmarking come finestra sull’evoluzione ancorata alla realtà, utilizzato con lo scopo di raggiungere gli esiti ottenuti dai best performer.
Dalla contrattazione a livello macro alla partecipazione finanziaria dei lavoratori
Il primo capitolo esamina la contrattazione collettiva a livello macro fornendo un quadro dettagliato in merito alle differenze metodologiche poste in essere in ognuno dei Paesi oggetto di analisi. Allo stesso modo il secondo capitolo affronta il tema della contrattazione collettiva a livello intermedio, quale livello negoziale collocato al di sopra di quello aziendale e al di sotto di quello generale; mentre il terzo capitolo affronta la tematica della contrattazione collettiva a livello micro, evidenziando le differenze tra i diversi Stati dovute alle complesse storie economiche e sociali nazionali. Il quarto capitolo passa ad analizzare la contrattazione in senso stretto, evidenziando due filoni, da una parte la tendenza a renderlo un procedimento sempre più informale, dovuta alla mancanza di vincoli di periodicità o alla mancata individuazione dei soggetti negoziali, mentre dall’altra una forte spinta alla formalizzazione, tramite una tendenza diffusa a mettere per iscritto testi ed a regolamentare soggetti, scadenze e procedure. Nel quinto capitolo è presente una riflessione in merito all’armonizzazione dei sistemi nazionali in materia di relazioni industriali, percorso non senza difficoltà attuative, tra cui il riconosciuto principio di libertà contrattuale delle parti sociali a livello comunitario, oppure le differenze tra i sistemi retributivi dei vari Paesi, che potrebbero portare sì degli allineamenti verso l’alto ma anche verso il basso. Viene però già rilevata l’importanza della Direttiva sui CAE come presupposto istituzionale di un’attività negoziale a livello macro e micro su scala comunitaria. Nei capitoli successivi vengono analizzati alcuni temi inerenti alla partecipazione dei lavoratori, nello specifico il sesto capitolo tratta la cogestione e la partecipazione dei lavoratori agli organi di direzione aziendale, visti come strumenti per andare oltre la rivendicazione, affrontando poi il tema della produttività in relazione alla partecipazione di cui risultano estremamente attuali le domande poste da Biagi ed Accornero in merito. Il settimo capitolo apre il tema della partecipazione a livello di unità produttiva, anche qui le domande poste ai ricercatori aprono spunti di attualità, soprattutto in relazione al rapporto tra contrattazione collettiva e partecipazione. Il capitolo otto conclude il saggio affrontando il tema della partecipazione finanziaria, riflettendo sull’allora scarsa diffusione dell’istituto.
Il rapporto tra contrattazione collettiva e partecipazione fino alle Legge 76 del 2025
Il messaggio chiave in materia di partecipazione e ratio della legge 76 del 2025, è senza dubbio il superamento del mero conflitto novecentesco tra le parti sociali, tramite la sua elevazione a tavolo partecipativo, valorizzando il lavoro e garantendo l’equità sociale. Il pensiero di Marco Biagi era sempre rivolto verso una visione d’insieme, credeva nelle potenzialità del dialogo, nel raggiungimento di risultati tramite la collaborazione tra le parti sociali. Fulcro della legge 76 è la contrattazione collettiva, individuabile già dall’impianto ideato dal testo di legge, eredità del pensiero di Marco Biagi: “meno legge e più contrattazione tra le parti”.
Alla luce dei risultati raggiunti dal progetto di ricerca del 2002, dimostrazione del ritardo del nostro Paese sulla realizzazione di istituti partecipativi, appare fondamentale una rilettura dello studio per ribadire, come evidenziato da Marco Biagi, il rapporto di connessione reciproca tra la qualità del mercato del lavoro e la qualità del sistema di relazione industriali di riferimento. L’approvazione della legge 76 del 2025 ha, formalmente, aperto nuovi scenari da troppo tempo inesplorati; tuttavia sarà compito della contrattazione collettiva, come già anticipato nelle pagine dello studio del 2002, concretizzare gli istituti di partecipazione gestionale, economico e finanziaria, organizzativa o consultiva previsti dal testo di legge, innovando un sistema di relazioni industriali ormai da tempo legati alla conflittualità e alla divergenza.
Borsista di ricerca ADAPT presso Fondazione Ezio Tarantelli
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