Retribuzioni contrattuali in aumento, ma l’inflazione continua a pesare

Interventi ADAPT

| di Jacopo Sala, Silvia Spattini

La dinamica retributiva contrattuale del 2025 torna a superare l’inflazione, sostenuta da un’intensa stagione di rinnovi contrattuali. Il recupero del potere d’acquisto resta tuttavia parziale nel confronto con il picco inflativo del biennio 2022–2023, soprattutto in alcuni comparti contrattuali. Le previsioni per il 2026 indicano ulteriori margini di miglioramento, in un contesto di inflazione attesa più contenuta.

Bollettino ADAPT 23 febbraio 2026, n. 7

Dopo il 2024, anno in cui le retribuzioni contrattuali sono tornate a crescere in misura superiore all’inflazione (v. J. Sala, S. Spattini, La (lenta) ripresa delle retribuzioni contrattuali, Working Paper ADAPT, n. 2/2025), anche nel 2025 si conferma – nel confronto con l’anno precedente – una dinamica retributiva più sostenuta rispetto all’andamento dei prezzi al consumo. Tuttavia, ampliando l’orizzonte temporale al periodo 2021–2025, emerge con chiarezza come il sistema contrattuale non abbia ancora riassorbito integralmente l’erosione del potere d’acquisto determinata dal picco inflativo del biennio 2022–2023.

Andamento nominale delle retribuzioni contrattuali nel 2025

Analizzando la crescita delle retribuzioni contrattuali per macro-settore, si registra un incremento del 3,1% per il totale dell’economia e del 3,2% nel settore privato nel suo complesso. La dinamica effettivamente osservata nel 2025 risulta superiore alle proiezioni formulate da ISTAT sulla base degli aumenti programmati nei contratti nazionali vigenti alla fine del 2024, che indicavano una crescita pari al 2,3% sia per l’intera economia sia per il settore privato (v. ISTAT, Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali. Ottobre-Dicembre 2024, 31 gennaio 2025). Lo scostamento è riconducibile ai rinnovi contrattuali intervenuti nel corso del 2025. Una crescita più sostenuta rispetto alle attese si registra anche nei principali comparti del settore privato: nell’agricoltura (+5% a fronte del +4,1% previsto), nell’industria (+3,4% rispetto al +2,3%) e nei servizi privati (+3% rispetto al +2,5%). Si tratta, in tutti i casi, di variazioni che si collocano al di sopra dell’andamento dei prezzi, a fronte di un’inflazione misurata dall’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (indice NIC) pari all’1,5%.

Figura 1. Variazioni dei prezzi al consumo e delle retribuzioni contrattuali nel 2025 sull’anno precedente (variazioni percentuali tendenziali)

Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT

Il dato medio, tuttavia, nasconde significative differenze tra gruppi contrattuali. Entrando maggiormente nel dettaglio, gli aumenti più sostenuti si concentrano nei settori dell’estrazione di minerali (+4,7%), dell’energia elettrica (+4,5%), dell’edilizia (+4,3%) e del gas e acqua (+4,1%). Una fascia intermedia di crescita interessa, invece, i trasporti e la logistica (+3,5%), la manifattura (+3,3%), il credito (+3,1%), il turismo (+3%) e il commercio e la DMO (+2,9%). Più contenuti risultano, infine, gli incrementi retributivi nei servizi di informazione e comunicazione (+1,2%) e nello smaltimento rifiuti (+1%). Non si registrano, invece, variazioni retributive nei comparti delle farmacie private e delle telecomunicazioni. Il dato nominale segnala, dunque, un sistema contrattuale tornato a produrre adeguamenti retributivi apprezzabili, ma caratterizzato da una certa eterogeneità nelle dinamiche dei diversi settori.

Figura 2. Variazioni dei prezzi e delle retribuzioni contrattuali nei gruppi contrattuali del settore privato nel 2025 sull’anno precedente (variazioni percentuali tendenziali)

Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT

Dinamica reale delle retribuzioni contrattuali nel 2025

Depurando gli aumenti retributivi contrattuali dall’inflazione, è possibile osservare l’andamento reale della dinamica retributiva. Da questa prospettiva, il 2025 si configura come un anno di recupero in termini reali, seppur con intensità differenziate tra i diversi gruppi contrattuali. Ovviamente, i comparti che hanno registrato gli incrementi nominali più elevati sono anche quelli in cui la crescita retributiva reale risulta più marcata.

Tabella 1. Variazione reale delle retribuzioni contrattuali nei gruppi contrattuali del settore privato nel 2025 sull’anno precedente (variazioni percentuali tendenziali)

Gruppo di contrattoVariazione reale delle retribuzioni contrattuali
Estrazione minerali+3,1%
Energia elettrica+2,9%
Edilizia+2,8%
Gas e acqua+2,6%
Altri servizi privati+2,0%
Trasporti, servizi postali e attività connesse+2,0%
Attività manifatturiere+1,8%
Credito e assicurazioni+1,6%
Pubblici esercizi e alberghi+1,5%
Commercio+1,3%
Distribuzione moderna organizzata+1,3%
Servizi di informazione e comunicazione-0,3%
Servizio smaltimento rifiuti-0,5%
Farmacie private-1,5%
Telecomunicazioni-1,5%

Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT

Figura 3. Variazione reale delle retribuzioni contrattuali nei gruppi contrattuali del settore privato nel 2025 sull’anno precedente (variazioni percentuali tendenziali)

Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT

Situazioni critiche si ravvisano nei comparti in cui l’adeguamento contrattuale nominale risulta inferiore alla variazione del livello dei prezzi. In particolare, si registra una perdita reale di potere d’acquisto nei servizi di informazione e comunicazione (-0,3%), nello smaltimento rifiuti (-0,5%) e nelle farmacie private e nelle telecomunicazioni (-1,5%).

2021–2025: la perdita di potere d’acquisto resta rilevante

Il dato più significativo emerge però dall’analisi dell’andamento reale delle retribuzioni nel periodo 2021–2025: tutti i comparti contrattuali risultano ancora in perdita reale rispetto al 2021.

Figura 4. Variazione reale delle retribuzioni contrattuali nei gruppi contrattuali del settore privato nel 2025 rispetto al 2021 (variazioni percentuali cumulate)

Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT

A fronte di una variazione cumulata del livello dei prezzi nel periodo 2021–2025 pari al 17,1%, le perdite più contenute si registrano, logicamente, nei comparti che hanno beneficiato di incrementi retributivi nominali più elevati: manifattura (-2,6%), credito (-2,7%) ed estrazione di minerali (-3,7%). Perdite intermedie interessano l’edilizia (-5,7%), i trasporti (-6,1%) e il commercio e distribuzione moderna (-7,8%).

L’erosione reale delle retribuzioni contrattuali è particolarmente marcata nel settore dei servizi, dove si concentrano le perdite più elevate: pubblici esercizi e alberghi (-9,8%), smaltimento rifiuti (-10,8%), telecomunicazioni (-11,3%), farmacie private (-11,8%) e servizi di informazione e comunicazione (-11,9%).

In ogni caso, va tenuto conto che il deterioramento del valore reale delle retribuzioni si è prodotto in un contesto caratterizzato da un’inflazione particolarmente elevata, che ha inciso in misura rilevante sul potere d’acquisto. Si tratta di un fattore di natura congiunturale, fondamentale per interpretare l’evoluzione dell’ultimo triennio, ma certamente non sufficiente, da solo, a spiegare la debolezza della crescita salariale nel lungo periodo.

Resta infatti distinto il piano strutturale: al di là del recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione, il nodo su cui intervenire, soprattutto nel medio-lungo periodo, è quello della produttività, la cui persistente stagnazione continua a rappresentare il principale freno alla crescita sostenuta delle retribuzioni (v. J. Sala, S. Spattini, Salari, inflazione e produttività: due piani di un problema ancora aperto, Bollettino ADAPT, 3 novembre 2025, n. 38).

Bilancio e prospettive

La dinamica osservata nel 2025 segnala un miglioramento nel percorso di recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali, ma non consente ancora di colmare il divario accumulato durante il picco inflativo. In diversi settori permane, infatti, una perdita reale significativa. I dati dell’ultimo anno indicano tuttavia che, grazie all’intensa stagione di rinnovi che ha caratterizzato il periodo recente, le retribuzioni contrattuali sono tornate a crescere a un ritmo superiore rispetto all’inflazione, contribuendo dunque a ridurre la perdita cumulata.

Uno sguardo prospettico alle proiezioni elaborate dall’ISTAT sulla base degli aumenti programmati nei contratti vigenti alla fine del 2025 indica che la crescita delle retribuzioni contrattuali è destinata a proseguire anche nel 2026, secondo un profilo previsionale che potrà risultare più favorevole in presenza di rinnovi contrattuali (v. ISTAT, Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali. Ottobre-Dicembre 2025, 29 gennaio 2026). Per l’intera economia si prevede una variazione media annua pari all’1,9%, mentre nel settore privato la crescita attesa dovrebbe attestarsi all’1,8%. A livello settoriale, la dinamica prevista è pari al 2,2% nei servizi privati, all’1,5% nell’industria e allo 0,1% nell’agricoltura.

Considerando inoltre che le previsioni ISTAT sul deflatore della spesa per consumi delle famiglie – un indicatore comunemente adottato come misura dell’inflazione – evidenziano per il 2026 un incremento medio annuo pari all’1,4% (v. ISTAT, Le prospettive per l’economia italiana nel 2025–2026, 5 dicembre 2025), la dinamica retributiva programmata risulterebbe superiore a quella dei prezzi. In tale scenario, e soprattutto in presenza di ulteriori rinnovi contrattuali, il percorso di recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali potrebbe dunque consolidarsi.

Jacopo Sala
ADAPT Research Fellow
X@_jacoposala

Silvia Spattini
Ricercatrice ADAPT
X@SilviaSpattini