Salute mentale e lavoro: implicazioni e proposte di azione in prospettiva comparata
Interventi ADAPT, Salute e sicurezza
| di Giulia Sassi
Bollettino ADAPT 15 dicembre 2025, n. 44
Il tema della salute mentale sta assumendo un ruolo centrale nel dibattito pubblico, sia a livello internazionale e nazionale coinvolgendo tutti gli attori del mondo del lavoro e non solo. Un segnale di tale centralità è dato
dall’adozione nel giugno 2023 della comunicazione della Commissione europea che invita a promuovere un approccio globale e intersettoriale alle problematiche legate alla salute mentale.
Recentemente, sul punto, un ricercatore dell’Eurofound – la Fondazione Europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – ha sintetizzato alcune delle principali evidenze emerse a livello europeo, sottolineando la crescente rilevanza della salute mentale nell’Unione Europea e riflettendo sulle implicazioni che essa sta avendo sul tessuto socioeconomico.
Attraverso un approccio multidimensionale, che combina riflessioni sulle conseguenze sociali con dati quantitativi sullo stato della salute mentale in Europa, l’autore ricostruisce il quadro attuale, ne individua le principali cause e sollecita l’Europa a prepararsi a future crisi, avvertendo dei possibili costi monetari e non monetari di un deterioramento della salute mentale.
Salute mentale e lavoro: quali connessioni?
La salute mentale è un elemento cruciale per il benessere collettivo e non rinvia a una mera questione sanitaria ma a un ambito in cui è necessario sviluppare politiche pubbliche, in particolar modo alla luce che un peggioramento del benessere, individuale e collettivo, può avere in ambito lavorativo.
Promuovere il benessere psicologico significa valorizzare il capitale umano, migliorare la capacità delle persone di affrontare sfide complesse e stimolare una partecipazione sociale più attiva. Infatti, politiche lungimiranti in questo ambito possono tradursi in benefici concreti, dalla riduzione dei costi sanitari e sociali alla crescita della produttività e dell’innovazione, dimostrando che investire nella salute mentale non è soltanto un dovere etico, ma una leva strategica per costruire società più resilienti, inclusive e competitive.
Cause, fattori di rischio e implicazioni per il mondo del lavoro
Un elemento di grande rilievo nel panorama attuale riguarda la presenza di nuovi fattori di rischio per la salute mentale, come la crescente digitalizzazione del lavoro, l’incertezza abitativa e l’aumento del costo della vita, che contribuiscono a creare condizioni di stress e vulnerabilità psicologica diffuse, minando il benessere individuale.
A questi fattori, vanno aggiunti quelli contestuali, come la crisi economica del 2008 e la pandemia del 2020, eventi che non solo hanno aggravato condizioni di fragilità già esistenti, ma hanno anche portato alla luce un malessere emotivo più profondo e diffuso, spesso latente in ampi segmenti della popolazione. Molti gruppi sociali già esposti a vulnerabilità psicologiche vivevano forme di disagio che, pur presenti da tempo, rimanevano in ombra o non pienamente riconosciute.
Tuttavia, il benessere psicologico non riguarda soltanto la sfera personale: un lavoratore in buona salute mentale contribuisce in modo più efficace alla qualità delle attività, alla collaborazione tra colleghi e alla produttività complessiva dell’organizzazione. Da qui emerge l’importanza di riflettere sulle implicazioni della salute mentale in ambito lavorativo, dove livelli non ottimali possono comportare costi significativi per l’organizzazione, sia economici, come riduzione della produttività, assenteismo e maggiore ricorso ai servizi sanitari, sia sociali, come peggioramento del clima lavorativo, ridotta collaborazione tra colleghi e minore fiducia nei confronti della leadership.
Implicazioni di policy e il ruolo della contrattazione collettiva
Alla luce dei costi economici e sociali legati a una scarsa salute mentale sul lavoro, appare fondamentale intervenire non solo sui fattori interni all’organizzazione, ma anche sul miglioramento delle condizioni di vita delle persone, promuovendo contesti più equi, stabili e inclusivi.
In questa prospettiva, sarebbe auspicabile che la salute mentale acquisisse un’importanza paragonabile a quella della sicurezza fisica nella contrattazione collettiva, permettendo di definire interventi concreti e sostenibili, capaci di generare benefici duraturi per lavoratori, imprese e collettività.
Tra le possibili linee di azione, si potrebbero considerare misure volte a prevenire il burnout, come limitare la pianificazione di call durante la pausa pranzo o al di fuori dell’orario di lavoro; attivare programmi di supporto psicologico gratuito e riservato; o promuovere percorsi formativi destinati ai ruoli direttivi, finalizzati allo sviluppo dell’intelligenza emotiva e alla capacità di individuare tempestivamente segnali di disagio nei collaboratori, intervenendo su carichi di lavoro o assetti organizzativi problematici.
Tuttavia, affinché queste iniziative possano avere successo, è necessaria anche un’ampia opera di costruzione di consapevolezza, accompagnata da una forte attività di sensibilizzazione volta a combattere lo stigma che ancora circonda la salute mentale in Italia.
L’obiettivo è dunque collocare il tema della salute mentale al centro del dibattito pubblico, o quantomeno a riconoscerlo come un fattore strategico per lo sviluppo economico, invierebbe un segnale di cambiamento profondo e di modernizzazione.
Investire nella salute mentale non sarebbe soltanto un dovere etico, ma anche una leva fondamentale per costruire società più resilienti, inclusive e competitive.
Rispetto al ruolo che le parti sociali possono svolgere per aumentare l’attenzione sul tema della salute sociale e della gestione dei rischi psicosociali, ADAPT è da tempo impegnata in diverse attività di ricerca, anche internazionali, ponendo particolare attenzione anche agli sviluppi europei nell’ambito delle attività di ricerca (v. C. Altilio, S. Caneve, Salute mentale: gruppi a rischio, tendenze, servizi e politiche in Europa e Norvegia, Bollettino ADAPT 7 luglio 2025, n. 26). Ad esempio, da poco si è concluso il progetto PSYR-IR, dedicato all’approfondimento delle opportunità per i sistemi di relazioni industriali di intervenire per prevenire e gestire i rischi psicosociali nella fase post-pandemica, grazie al quale sono state elaborate anche delle raccomandazioni di policy (“EU Policy Brief: Lessons from the PSYR-IR project”). Prossimo al termine il progetto IncreMe(n)tal, dedicato a un approfondimento del tema della salute mentale nel settore metalmeccanico in diversi paesi europei, nell’ambito del quale è stato sviluppato anche un report sul caso italiano (“National Highlight – Italia”). Tutte le pubblicazioni in tema sono disponibili sul sito del bollettino ADAPT e nella sezione “ricerche” del sito ADAPT.
Giulia Sassi
ADAPT Junior Fellow Fabbrica dei Talenti
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