28 ottobre 2014

La prevenzione dei rischi psicosociali in Europa

Fabiola Silvaggi


Negli ultimi anni, la popolazione mondiale sta attraversando un periodo di grande trasformazione lavorativa, sociale e demografica, a causa dell’insorgenza di diversi rischi psicosociali legati al lavoro. Il modo in cui il lavoro è ideato, organizzato e gestito, è collegato a rischi che aumentano il livello di stress e possono causare gravi deterioramenti sulla salute mentale e fisica dei lavoratori (cfr. M. Giovannone, I rischi psicosociali: un focus sullo stress lavoro – correlato, Litterature Review, Literature Review, in Bollettino ADAPT, n. 15/2010). È possibile, infatti, prevenire e gestire con efficacia i rischi psicosociali, a prescindere dalle caratteristiche o dalle dimensioni dell’impresa, e affrontarli con la stessa logica e sistematicità riservate ad altre questioni concernenti la salute e la sicurezza sul lavoro.

 

La Comunità europea, infatti, pone attenzione a questa problematica, inserendola fra gli obiettivi da raggiungere attraverso la Strategia europa 2020, al fine di garantire la salute e il benessere dei lavoratori durante tutta la loro vita lavorativa.

Sul tema l’Eurofound (European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions) ha pubblicato un Rapporto dal titolo Psychosocial risks in Europe –Prevalemce and strategies for prevention che, incrociando i dati dello stesso Eurofound e della EU-OSHA (European Agency for Safety and Health at Work) analizza l’esposizione al rischio psicosociale da parte di lavoratori, e come questo sia associato alla loro salute, includendo informazioni sull’impegno dei manager nel prevenire i rischi psicosociali nelle loro aziende e su quali sono i tipi di aziende nelle quali si attuano misure per prevenire questi rischi.

 

La gestione dei rischi psicosociali nelle aziende europee

 

Secondo i dati riportati nel Report, in Europa il 25% dei lavoratori dichiara di lavorare sotto stress, con conseguenze negative sulla salute e sulla vita lavorativa. Nella maggior parte dei casi, infatti, i lavoratori impattano con elevati ritmi, con la pressione delle scadenze e con diverse interruzioni sul lavoro.

L’indagine europea delle Aziende sui Rischi Emergenti (ESENER), condotta nel 2009, ha dimostrato che circa l’80% dei manager europei dichiara di essere preoccupato per i problemi legati allo stress, alle molestie e alla violenza sul posto di lavoro. In generale, meno del 30% delle organizzazioni europee ha procedure predisposte ad affrontare questi rischi psicosociali, considerando che la distribuzione di specifiche misure si differenzia da settore a settore. Infatti, nel settore sanitario e in quello dei lavori sociali, le aziende hanno maggiori servizi, procedure e misure di sicurezza per affrontare questi rischi.

 

La salute e il benessere legato ai rischi psicosociali

Stabilire la relazione tra il lavoro e la salute non è semplice. La salute è influenzata dall’ambiente di lavoro, ma è anche determinata dai comportamenti personali, dallo stile e dalle condizioni di vita e dal contesto economico. Nel luogo di lavoro, i lavoratori sono esposti a differenti rischi psicosociali tra i quali lo stress lavoro correlato, che può avere un’influenza diretta sulla salute fisica e mentale.

 

Secondo la ricerca Eurofound sullo stress lavoro correlato (Eurofound, Stress correlato al lavoro, 2010) questo rischio psicosociale si presenta attraverso un carico di lavoro pesante e orario di lavoro prolungato, nonché dalla mancanza di controllo e di autonomia sul lavoro e sui rapporti interpersonali con i colleghi.

Nel report di commento si dimostra come gli uomini (27%) sono più propensi a riferire lo stato di rischio che stanno incontrando, rispetto alle donne (22%). Inoltre, si è riscontrato che i lavoratori delle classi occupazionali più basse hanno più probabilità di essere coinvolti in disturbi mentali, da disturbi muscoloscheletrici e da effetti negativi generali dovuti alla propria mansione. Ci sono differenze anche tra paesi. Ad esempio, lavoratori con elevata incidenza di disturbi mentali si riscontrano in Spagna, Irlanda e Danimarca, mentre i paesi che presentano un forte rischio psicosociale sono Lituania, Lettonia e Croazia.

 

Dall’analisi emerge che la gestione dei rischi psicosociali richiede una stretta cooperazione lungo la linea gerarchica e tra tutti gli specialisti aziendali in materia di prevenzione. Sia le imprese, sia le parti sociali e i governi, devono agire per migliorare la situazione attuale. Il dialogo e il confronto con i rappresentanti dei lavoratori, mezzo per conoscere la realtà lavorativa specifica, costituiscono un elemento di fondamentale importanza e criticità per l’intervento da realizzare per compensare questa tipologia importante di rischi.

 

Fabiola Silvaggi

Scuola internazionale di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro

ADAPT-CQIA, Università degli Studi di Bergamo

@FabiolaSilvaggi

 

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