Se il lavoro cambia più in fretta dei contratti: il caso dei giornalisti e il CCNL contratto fermo dal 2016

Interventi ADAPT

| di Maria Carlotta Filipozzi, Francesco Nespoli

Bollettino ADAPT 15 dicembre 2025, n. 44

Venerdì 28 novembre si è tenuto, nelle piazze di tutta Italia, uno sciopero nazionale proclamato dalla Federazione nazionale della Stampa per il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fnsi-Fieg, scaduto nel 2016. Lo sciopero, il primo da oltre 10 anni, è stato preceduto giovedì 27 da una manifestazione a Roma.

Numerose redazioni hanno aderito allo sciopero di venerdì 28, tra cui anche quattro delle cinque testate cartacee più lette (dati Agcom): Corriere della Sera, Repubblica,  la Stampa, e Avvenire che hanno comunicato ai loro lettori il mancato aggiornamento dei loro siti nella giornata di venerdì e che i quotidiani non sarebbero usciti il sabato. 

La quinta testata più letta, La Gazzetta dello Sport, ha pubblicato regolarmente, nonostante le tensioni interne: il Comitato di Redazione si è infatti dimesso nei giorni successivi allo sciopero come risposta alla decisione dell’editore Urbano Cairo di far uscire il giornale nonostante lo sciopero. La FNSI parla inoltre di forti pressioni sui lavoratori per spingerli a non scioperare.

Il Ccnl dei Giornalisti è stato rinnovato l’ultima volta ad aprile 2013, un’occasione però nella quale erano state riviste solo le parti economiche, lasciando invariato il testo nei suoi caratteri qualitativi, fermi al 2009. In questi quasi 10 anni di stallo, l’aumento del costo della vita è stato significativo. Questo uno degli argomenti utilizzati dal FNSI per spiegare il significato della mobilitazione: la segretaria generale Alessandra Costante ha dichiarato durante la manifestazione che il mancato rinnovo ha determinando una perdita del potere di acquisto del 20% per i lavoratori coperti dal Ccnl.

Secondo la ricostruzione de il Post, le ragioni di questo immobilismo contrattuale sono da ricondurre in prima battuta alla crisi del settore, che ha determinato entrate sempre minori per gli editori che sono di conseguenza restii ad adattare le retribuzioni al crescente costo della vita. D’altro canto, la FNSI – il sindacato unitario dei giornalisti – non ha voluto cedere sulle prerogative garantite dal contratto vigente come gli avanzamenti automatici di carriera e il pagamento di straordinari.

In un comunicato risalente a luglio, la Fnsi sottolineava come negli ultimi 15 mesi le trattative con la Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) non fossero state fruttuose, anzi. Da parte degli editori è emersa unicamente la volontà di concentrarsi su un taglio dei costi e, secondo il sindacato, sono mancate sia proposte economiche sostenibili (si parla di aumenti di 150 euro senza aumento dei minimi) che la volontà di confrontarsi sull’utilizzo del IA e sulle prospettive occupazionali. Anche la proposta di un accordo ponte solo per il rinnovo economico è risultato infruttuoso: gli editori hanno proposto salari al ribasso per i nuovi assunti. 

La replica della Fieg non si è fatta attendere, sottolineando come il contratto vigente presenti elementi di rigidità sia normative che economiche, come l’oneroso meccanismo degli scatti di anzianità. La Federazione degli editori ha poi sottolineato la forte crisi del settore, che renderebbe ancora più irrealistiche le richieste del sindacato. Infatti, gli editori avrebbero affrontato nell’ultimo decennio un quasi dimezzamento dei ricavi: un rapporto dell’Osservatorio Agcom sulle comunicazioni segnala come nel 2024 siano state vendute il 9,1% in meno di copie di giornali rispetto all’anno precedente e il 31,8% in meno rispetto al 2020.

Il contratto attualmente in uso rimane comunque arretrato, non solo per quanto riguarda la parte economica, ma anche perché non garantisce un’adeguata rappresentazione delle figure professionali che attualmente fanno parte delle redazioni (per esempio i fact checker).

Un’altra questione rilevante è il campo di applicazione del contratto: il Ccnl Fnsi-Fieg si applica ai giornalisti che prestano attività giornalistica quotidiana con carattere di continuità e con vincolo di dipendenza (art. 1 del Ccnl) e ai collaboratori fissi con continuità di prestazione, vincolo di dipendenza e responsabilità di un servizio.  

Non si applica tuttavia ai giornalisti autonomi e con contratti di collaborazione, categorie sempre più presenti all’interno delle redazioni anche per via dell’onerosità di alcune tutele dei contratti dei giornalisti. A queste figure si applica, tuttavia, una delibera del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti del dicembre 2023 per la definizione dei parametri giudiziali finalizzati alla determinazione dell’equo compenso. Tuttavia, questi parametri, per divenire operativi devono essere approvati dal Ministero della Giustizia che vigila sulle attività dell’Ordine e ciò, a distanza di due anni, non è mai avvenuto, impedendo alla categoria di beneficiare dei diritti garantiti dalla Legge n.49/2023 sull’equo compenso. 

Al di là delle valutazioni tecniche, questa vicenda mostra con chiarezza quali effetti possa produrre, per lavoratori e imprese, una difficoltà nella rappresentanza. Quello a cui assistiamo sembra infatti un circolo vizioso che finisce per indebolire tutti gli attori in campo: un settore attraversato da innovazioni profonde (ultima quella consegnata dall’intelligenza artificiale generativa) cambia a grande velocità. Se le organizzazioni faticano a interpretarne la direzione, il confronto si irrigidisce e l’intesa non arriva, mentre il lavoro reale, con le sue routine produttive e le sue logiche organizzative, continua a trasformarsi, superando i confini tradizionali di ruoli e processi. Così, la capacità di rappresentare davvero chi lavora nelle redazioni si assottiglia, un pezzo alla volta.

Durante la manifestazione a Roma del 27 novembre, la segretaria generale FNSI Alessandra Costante ha però annunciato che il tavolo sull’equo compenso è stato infine convocato dal Dipartimento per l’Editoria, un timido segnale, forse, di ripartenza.

Maria Carlotta Filipozzi

ADAPT Junior Fellow

X@MCFilipozzi

Francesco Nespoli

Ricercatore Università LUMSA, ADAPT Research Fellow

X@franznespoli