Protestano in Spagna gli autori di immagini: il Ministro della cultura mette un freno all’utilizzo dell’intelligenza artificiale

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Bollettino ADAPT 26 febbraio 2024, n. 8
 
Dopo settimane di proteste da parte di disegnatori artistici, fumettisti ed illustratori i quali lamentavano l’utilizzo ormai massivo dell’intelligenza artificiale nell’ambito della loro attività lavorativa, il Ministero della cultura spagnola, guidato da Ernest Urtasun, ha fornito nei giorni scorsi una prima risposta, pubblicando una guida contenente raccomandazioni ed istruzioni quanto all’uso dell’intelligenza artificiale nel settore creativo.

 
Il documento parte dalla premessa secondo cui i sistemi di intelligenza artificiale si sono evoluti nel corso degli ultimi anni al punto da poter «svolgere compiti che un tempo potevano essere realizzati unicamente da esseri umani, o ad essi associati». La tecnologia, difatti, è oggi «in grado di generare contenuti originali, come testi, illustrazioni, brani musicali o video», producendo un impatto non indifferente «sulla creazione, produzione e distribuzione di beni e servizi culturali».
 
È di qualche giorno fa, ad esempio, una controversia legata all’utilizzo di programmi di intelligenza artificiale per creare immagini, che sta scuotendo il mondo dell’illustrazione e anche quello dell’editoria, a causa della copertina dell’edizione spagnola del romanzo storico Giovanna d’Arco, di Katherine J. Chen, pubblicato da Destino, etichetta del gruppo Planeta. Diverse librerie hanno deciso di rimuovere il libro dai propri scaffali e restituirlo all’editore dopo che l’illustratore David López, che ha lavorato per la Marvel, ha pubblicato sul social network X (ex Twitter) un messaggio con otto indizi atti a dimostrare che la copertina era stata generata dall’intelligenza artificiale, evidenziando aspetti come, ad esempio, l’estremo perfezionismo o le incoerenze anatomiche. Planeta assicura che la copertina «è stata realizzata da un team di designer mediante l’utilizzo di comuni programmi di disegno che da tempo contengono strumenti connessi all’intelligenza artificiale».
 
Sempre più sentita, dunque, è l’esigenza che l’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale avvenga nel rispetto del quadro regolatorio della proprietà intellettuale, in base al quale ogni utilizzo di opere o prestazioni protette da tale diritto sia autorizzato dal titolare, o quantomeno sottoposto a limiti o remunerato. Ed è esattamente compito del Ministero della cultura, come si legge nella nota, quello di salvaguardare – nella sua qualità di «organo incaricato della tutela, promozione e diffusione della cultura spagnola» – gli interessi di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici del settore, preservando al contempo la diversità culturale.
 
Regolamentare l’intelligenza artificiale non equivale, certamente, al tentativo di reprimerla: sarebbe come fermare il vento con le mani. Vuol dire, piuttosto, affinare un sistema di regole e tutele che sia tale da consentire alla stessa di fungere da ausilio per i creativi offrendo loro nuovi linguaggi a supporto della propria arte e strumenti innovativi di sviluppo e digitalizzazione dei processi, senza però compromettere l’impulso creativo che è alla base di questo settore.
 
È per questa ragione che uno degli aspetti salienti del documento di linee guida rilasciato dal Ministero consiste nell’impegno da parte dello stesso a non assegnare, d’ora in avanti, premi nazionali ove il lavoro sia realizzato integralmente per il mezzo dell’intelligenza artificiale, dando piuttosto preferenza ad «opere protette da diritti di proprietà intellettuale che siano create da persone, le quali potranno utilizzare sistemi di intelligenza artificiale in termini di supporto al processo creativo, ma non in sostituzione della prestazione umana».
 
Inoltre, le linee guida stabiliscono che, nei casi in cui sia necessario appaltare servizi e attività di natura creativa, i progetti che prevedono il ricorso a sistemi di intelligenza artificiale potranno ricevere sovvenzioni e aiuti solo ove siano in grado di garantire «il massimo rispetto delle normative che regolano l’intelligenza artificiale e la proprietà intellettuale». Viene inserita, in questi casi, una clausola espressa secondo cui il fornitore che intenda utilizzare l’intelligenza artificiale per lo svolgimento di qualsivoglia delle proprie attività, «dovrà darne informazione, indicando nel dettaglio il livello di intervento e, se del caso, il ruolo della persona fisica in punto di revisione del progetto».
 
Del tutto contraria a questa impostazione si è rivelata l’associazione professionale degli illustratori di Madrid (Asociación de Profesionales de la Ilustración de Madrid – APIM), che in un commento a caldo ha dichiarato di considerare «la proposta molto deludente. Consentire l’uso, anche solo parziale, dell’intelligenza artificiale nei premi nazionali, negli appalti e per la concessione di sovvenzioni equivale a normalizzare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa, costruita e sviluppata rubando il lavoro dei creatori. Il governo dovrebbe prendere posizione contro di essa. Le grandi multinazionali tecnologiche si sono appropriate in modo illegale del lavoro degli artisti (con la scusa che si tratta di immagini pubblicate in rete), sviluppando strumenti in grado di automatizzare i processi creativi, traendone così profitto. E questa violazione viene avallata dalle istituzioni».
 
Si tratta, ad ogni modo, di un documento che, se da un lato ha il pregio di provare a mettere un freno, per la prima volta, ad una espansione deregolamentata dell’intelligenza artificiale, dall’altro ha il difetto di limitare il proprio raggio d’azione al solo dipartimento del Ministero della cultura. Non è chiaro, inoltre, come potrà avvenire il controllo puntuale da parte degli organi ministeriali sull’utilizzo effettivo dell’intelligenza artificiale nei limiti consentiti e dichiarati rispetto a ciascuna opera, sia essa da premiare, sovvenzionare o appaltare.

Per avere delle risposte più compiute, probabilmente, sarà necessario attendere il testo dell’accordo provvisorio sulla proposta relativa a regole armonizzate sull’intelligenza artificiale raggiunto lo scorso dicembre tra la presidenza del Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo, il cosiddetto regolamento sull’intelligenza artificiale, che si propone di garantire che i sistemi di intelligenza artificiale immessi sul mercato europeo e utilizzati nell’Unione europea siano sicuri e rispettino i diritti fondamentali e i valori dell’Unione europea.
 
L’idea alla base di tale iniziativa legislativa è quella di regolamentare l’intelligenza artificiale limitandone il più possibile i rischi, e disegnando una legge “a prova di futuro”, che preveda, cioè, una flessibilità tale da ricomprendere nella disciplina funzioni o tecnologie attualmente sconosciute, adattando, altresì, quelle esistenti ai cambiamenti che possano sperimentarsi. Come ha osservato Carme Artigas, sottosegretaria di Stato spagnola per la Digitalizzazione e l’intelligenza artificiale, «si tratta di un risultato storico e di una pietra miliare per il futuro».
 
Peraltro, trattandosi della prima proposta legislativa al mondo su questa materia, si auspica che le regole fissate in punto di intelligenza artificiale finiscano per essere accolte anche in altre giurisdizioni, arrivando a rappresentare, così, uno standard a livello globale, come già avvenuto per il regolamento generale sulla protezione dei dati.
 
Lavinia Serrani

Ricercatrice ADAPT

Responsabile Area Ispanofona

@LaviniaSerrani

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