L’analisi costi-benefici come strumento di benchmark per l’apprendistato in Europa

Interventi ADAPT, Mercato del lavoro

| di Amy O’Reilly, Carla Saponaro

L’apprendistato è ancora oggi riconosciuto come uno strumento centrale nelle politiche europee di formazione professionale, per la sua capacità di favorire l’occupabilità e la transizione scuola-lavoro. L’Unione Europea ha sostenuto questo sviluppo promuovendo nuovi modelli di apprendistato e introducendo incentivi economici. In questo contesto si inserisce il Quadro Europeo per apprendistati di qualità ed efficaci (EFQEA), adottato nel 2018, che definisce standard di qualità del sistema dell’apprendistato.

In Italia, l’apprendistato è stato oggetto di diverse riforme, la più recente delle quali contenuta nel decreto legislativo n. 81/2015, che prevede tre tipologie di apprendistato. Tuttavia, il sistema risulta sbilanciato verso la sua finalità occupazionale, con la netta prevalenza dell’apprendistato professionalizzante, mentre le forme con maggiore valore formativo, come l’apprendistato duale, faticano ad affermarsi. A tal proposito, uno studio del CEDEFOP (“Apprenticeship schemes in Italy”) evidenzia alcune criticità del modello italiano, e in particolare proprio la scarsa diffusione dei modelli di tipo 1 e 3, dovuta a problemi di governance, coordinamento e attuazione pratica, che la diffusione di questo istituto.


Per tali ragioni è particolarmente interessante approfondire la recente analisi sull’apprendistato in Europa svolta dal CEDEFOP (Boosting apprenticeships: incentives that work, (2025)), avente ad oggetto i diversi sistemi incentivanti adottati per favorirne la diffusione. Il testo ripercorre quali sono i mix di incentivi più usati all’interno dell’UE per spingere all’utilizzo dello strumento. Come già accennato, vi sono due categorie principali di incentivo: economico, che può presentarsi sotto forma di sgravio fiscale come nel caso italiano e croato, o come trasferimento diretto per ogni apprendista assunto come nel caso francese; e normativo, ovvero tutti quegli incentivi che riguardano la modifica delle condizioni normative dello strumento, perciò tutto ciò che concerne il tipo di offerta, la durata, il tipo di curriculum etc.. Ad esempio, nel 2019 in Lituania il ministero dell’educazione ha indirizzato l’offerta degli apprendistati IFP verso i maggiorenni perché i datori di lavoro preferivano questa categoria di lavoratore, più rispondente ai loro fabbisogni: così facendo, ha introdotto un incentivo normativo, ma utile alla diffusione dell’istituto.

Sebbene in un primo momento gli incentivi economici risultino determinanti nell’attrattività dell’apprendistato, questo sia per gli apprendisti che per le imprese formanti (notoriamente più difficili da attrarre), nel lungo termine l’efficacia dello strumento e la volontà di riutilizzarlo da parte delle aziende risiede prevalentemente nella qualità degli incentivi normativi, che variano molto di più da Paese a Paese, perché più flessibili e adattabili alle specifiche necessità di un dato mercato del lavoro.

La varietà offerta dagli incentivi normativi può andare dalle campagne di informazione al sostegno nell’acquisizione di titoli di studio in apprendistato. Alcuni, ad esempio, sono mirati ad attrarre giovani interessati a finire il proprio percorso di studi con la garanzia di poter trovare un lavoro in seguito: un esempio di questa tipologia di incentivo è stata introdotta in Norvegia, dove l’apprendistato è stato utilizzato per migliorare ed amplificare l’accesso all’istruzione di secondo grado rendendo più flessibile il cambiamento di percorso di formazione durante l’apprendistato e aumentando il numero di certificati ottenibili, aumentando così il grado di scolarizzazione della popolazione. In Polonia gli incentivi sono simili: infatti, agli apprendisti è offerta l’opportunità di ottenere un’ulteriore qualificazione durante il percorso di apprendistato.

Gli Stati Membri usano una combinazione di entrambi gli strumenti, ma gran parte delle risorse sono investite nell’attrarre aziende partecipanti. Vi è, a questo proposito, una forte propensione per l’utilizzo di sussidi, che risultano essere efficaci per attirare le imprese, ma che perdono progressivamente importanza una volta avviati gli apprendistati. Questa strategia, come osserva il CEDEFOP, ha creato una forte dipendenza sui fondi UE o statali per la continuazione dell’istituto che pone dei dubbi sulla sostenibilità del metodo.

L’insieme di questa analisi rivela un paesaggio dell’apprendistato europeo eterogeneo. Come osservato dal CEDEFOP, un ostacolo principale risiede nell’attrarre le imprese. È in questo contesto che si inserisce l’utilità, prima ancora di ragionare su quali incentivi, di introdurre l’analisi costi-benefici per valutare l’efficacia e la produttività associata alle varie modalità di implementazione dello strumento. Questa analisi si basa sul bilanciamento dei costi e dei benefici ottenuti da un’azienda formatrice con l’introduzione di uno o più apprendisti. Essa verte principalmente su un fattore, che i costi lordi di formazione e avviamento siano poi superati dalle prestazioni produttive svolte dall’apprendista durante il suo percorso, ottenendo così dei benefici netti entro la conclusione del percorso. Questa caratteristica permette al decisore di coinvolgere settori al margine che non vogliono o non riescono ad applicare contratti di apprendistato, venendo così incontro a settori per i quali gli incentivi economici non sono sufficienti, introducendo soluzioni “su misura”.

Con riferimento al contesto italiano, dal punto di vista dei costi, l’analisi del CEDEFOP mette in luce come le piccole e medie imprese percepiscano l’apprendistato di tipo 1 come oneroso sotto il profilo organizzativo e amministrativo. Tra i principali fattori di costo rientrano la complessità delle procedure, il coordinamento con le istituzioni formative, l’obbligo di formazione esterna e la gestione del piano formativo individuale. Tali elementi rendono questa tipologia meno attrattiva rispetto ad altre modalità, come tirocini o apprendistato professionalizzante.

Vi sono inoltre costi indiretti legati all’incertezza sugli esiti occupazionali e formativi del percorso. Il CEDEFOP sottolinea come la natura a tempo indeterminato del contratto di apprendistato di tipo 1 venga spesso interpretata dalle imprese più come un vincolo che come un investimento formativo, influenzando negativamente le decisioni di attivazione.

Per quanto riguarda i benefici, l’apprendistato di tipo 1 presenta potenzialità rilevanti, in quanto consente l’integrazione tra istruzione e lavoro e contribuisce a migliorare l’occupabilità dei giovani.

Il rapporto CEDEFOP evidenzia tuttavia come tali benefici fatichino a emergere pienamente nel contesto italiano a causa della frammentazione delle politiche e dell’assenza di un efficace coordinamento nazionale.

A questo proposito, l’analisi costi-benefici svolta dal SUFFP (Costi, benefici e qualità della formazione dal punto di vista delle aziende 2025, (2025)), ovvero il centro di formazione professionale della Svizzera, si presenta come un contributo chiave e di ispirazione per vedere come questo tipo di analisi consenta di sviluppare una serie di best-practices e, soprattutto di comparare diversi modelli di implementazione dell’apprendistato partendo dal caso svizzero. In questo studio emerge come la gestione svizzera dell’apprendistato sia in grado di offrire benefici netti per circa il 70% delle imprese in esame, che può diventare un’importante fonte di ispirazione per il riadattamento del modello italiano. Questo dato tiene ovviamente conto di tutto il percorso dell’apprendista; infatti, il primo anno nella maggior parte dei casi riportava costi più alti rispetto alle prestazioni produttive ottenute dall’impresa, ciò detto la sintesi dello studio rivela un’implementazione efficace e produttiva dello strumento per la maggior parte dei casi.

Il caso svizzero è particolarmente interessante perché svela una “terza via” dell’apprendistato che consente un alto grado di formazione, ma anche un’alta mobilità all’interno del mercato del lavoro, consentendo così un impiego più produttivo delle persone in formazione dall’inizio del percorso di apprendistato; si tratta di una caratteristica che si distingue dal panorama tedesco dove, sebbene ci sia un alto grado di formazione, la mobilità tra lavoratori resta scarsa. Inoltre, il mercato del lavoro svizzero, meno regolamentato rispetto a quello tedesco, fa sì che per alleviare il rischio di alta mobilità dei formati (quindi che non vogliano essere assunti dall’azienda formante), le aziende facciano del loro meglio per ammortizzare i costi lordi sin dall’inizio del percorso, creando più benefici netti ed aumentando la produttività degli apprendisti. Un’ulteriore caratteristica positiva del modello in esame risiede nella percezione dell’apprendistato, considerato dalle aziende non solo uno strumento conveniente per creare personale formato e ridurre i costi di inserimento, ma un percorso al quale è riconosciuto un valore aggiunto in termini economici per la collettività, promuovendo la formazione di giovani lavoratori.

L’analisi condotta finora mette in evidenza come l’apprendistato rappresenti uno strumento di fondamentale importanza per favorire la transizione dalla scuola al lavoro. Nel contesto italiano, tuttavia, emerge la necessità di ripensarne l’effettiva applicazione attraverso una visione di lungo periodo, capace di valorizzare l’apprendistato come ambito strategico di investimento, avvicinando il modello italiano ai sistemi duali europei più consolidati. In tale prospettiva, l’implementazione di analisi costi-benefici a livello settoriale potrebbe consentire una valutazione più puntuale dell’utilizzo dello strumento e della sua efficacia.

Per favorire l’affermazione dell’apprendistato di tipo 1 e 3, alla luce delle criticità evidenziate dal CEDEFOP, appare necessario ripensare il sistema degli incentivi, orientandolo in modo più mirato e maggiormente focalizzato sulla qualità.

In primo luogo, gli incentivi non dovrebbero premiare esclusivamente l’assunzione dell’apprendista, ma anche la qualità del percorso formativo, collegando i benefici economici al rispetto di standard minimi. In questo modo, l’incentivo assumerebbe una funzione di garanzia della qualità, in linea con il quadro europeo di riferimento.

Un secondo ambito di intervento riguarda il rafforzamento degli incentivi normativi, particolarmente rilevanti per le piccole e medie imprese. Come emerge dall’analisi CEDEFOP, la semplificazione amministrativa e il supporto nella progettazione formativa potrebbero ridurre i costi di attivazione e gestione del contratto, che rappresentano uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’apprendistato.

Infine, un ulteriore elemento cruciale concerne la possibilità di modulare gli incentivi in base alle specificità territoriali e settoriali, sulla base di specifiche analisi.  Considerata la forte regionalizzazione del sistema italiano, misure differenziate in funzione dei fabbisogni locali potrebbero favorire una maggiore diffusione dell’apprendistato di tipo 1 e 3. Ne consegue la necessità di concepire il sistema degli incentivi in una prospettiva di medio-lungo periodo, superando la frammentazione degli interventi e rafforzando l’apprendistato come pilastro della transizione scuola-lavoro.

Bollettino ADAPT 9 febbraio 2026, n. 5

Amy O’Reilly

Apprendista di ricerca in ISLM

Carla Saponaro

ADAPT Junior Fellow