La settimana di 35 ore nella PA spagnola: un nuovo equilibrio tra diritti, organizzazione del lavoro e qualità dei servizi

Interventi ADAPT

| di Lavinia Serrani

La riduzione a 35 ore nella Administración General del Estado segna un passaggio rilevante nel lavoro pubblico spagnolo, estendendo al livello centrale un modello già diffuso, ma in modo disomogeneo, nelle amministrazioni territoriali. Frutto di un accordo sindacale, la misura riapre il tema dell’equilibrio tra organizzazione del lavoro, qualità dei servizi e condizioni dei lavoratori.

La decisione del Governo spagnolo di introdurre la settimana lavorativa di 35 ore per tutta la pubblica amministrazione rappresenta uno degli interventi più significativi degli ultimi anni nel campo dell’organizzazione del lavoro pubblico. La misura, che entrerà in vigore entro la prima metà di aprile, coinvolgerà circa 250.000 dipendenti e costituisce l’esito di un lungo e articolato processo di confronto tra l’Esecutivo e le principali organizzazioni sindacali, CCOO, UGT e CSIF. Non si tratta soltanto di una riduzione dell’orario di lavoro, ma di un passaggio che riflette dinamiche più ampie del sistema delle relazioni industriali, del ruolo del dialogo sociale e delle trasformazioni della pubblica amministrazione.

Il raggiungimento dell’accordo è infatti il risultato di un percorso negoziale avviato già nel 2022 con l’Acuerdo Marco para una Administración del siglo XXI, nel quale era stato inserito l’impegno a ridurre la durata della settimana lavorativa. Per lungo tempo, tuttavia, tale obiettivo era rimasto sospeso, anche a causa di divergenze tra le parti sociali e della necessità di definire con maggiore precisione l’ambito di applicazione della misura. La svolta si è avuta con l’inclusione, fortemente richiesta in particolare dalla CSIF (Central Sindical Independiente y de Funcionarios), di tutti i lavoratori dell’amministrazione centrale, superando così il rischio di esclusioni che avrebbero potuto generare trattamenti differenziati tra categorie di personale.

Proprio questo aspetto costituisce uno dei punti qualificanti dell’intervento. La generalizzazione della settimana di 35 ore, corrispondente a 1.533 ore annue, consente di superare una situazione di disomogeneità che aveva alimentato negli anni un senso di disparità tra i dipendenti della Administración General del Estado e quelli delle amministrazioni regionali e locali, dove la riduzione dell’orario era già stata introdotta. L’accordo raggiunto restituisce dunque coerenza al sistema e rafforza il principio di uguaglianza all’interno del lavoro pubblico, evitando che a parità di datore di lavoro pubblico si applichino regimi orari diversi.

Al tempo stesso, la misura si confronta con una serie di questioni organizzative non trascurabili. La riduzione di due ore e mezza settimanali, pari a circa il 7% del tempo di lavoro ordinario, impone una revisione complessiva della gestione delle risorse umane e dell’organizzazione dei servizi. I sindacati hanno posto con forza il tema della necessità di adeguare gli organici, soprattutto nei settori a diretto contatto con l’utenza e in quelli caratterizzati da turnazioni complesse. In questo contesto, il nodo della programmazione delle assunzioni diventa centrale. Sebbene il Governo non abbia inizialmente previsto un aumento significativo della dotazione di personale rispetto agli anni precedenti, l’accordo contiene un impegno a orientare le politiche di reclutamento verso il rafforzamento dei servizi essenziali, lasciando intravedere la possibilità di un progressivo adeguamento delle risorse disponibili.

Le implicazioni della riforma non si esauriscono tuttavia nella dimensione organizzativa. La riduzione dell’orario di lavoro è stata presentata come uno strumento in grado di migliorare concretamente la qualità della vita dei dipendenti pubblici, favorendo una migliore conciliazione tra vita professionale e personale e incidendo positivamente sul benessere complessivo. In questa direzione si colloca anche l’introduzione della figura del caregiver, che riconosce e valorizza il ruolo dei lavoratori impegnati nell’assistenza a familiari, inserendosi nel solco delle politiche europee in materia di conciliazione. Si tratta di un elemento che segnala un’evoluzione del lavoro pubblico verso modelli più attenti alle esigenze individuali e familiari, oltre che più coerenti con le trasformazioni sociali in atto.

La riforma assume inoltre un significato particolare se letta alla luce delle dinamiche demografiche che interessano la pubblica amministrazione spagnola. L’elevata età media dei dipendenti e il consistente numero di pensionamenti previsti nei prossimi anni rendono sempre più urgente la necessità di attrarre nuove professionalità e di rendere il lavoro pubblico più competitivo. In questo senso, la riduzione dell’orario può essere interpretata anche come una leva di politica del lavoro volta a migliorare l’attrattività del settore pubblico e a favorire il ricambio generazionale.

Non meno rilevante è la possibile funzione di questa misura come punto di riferimento per il sistema delle relazioni industriali nel suo complesso. Le innovazioni introdotte nel settore pubblico hanno spesso avuto un effetto di trascinamento su altri ambiti, e non è escluso che la settimana di 35 ore possa riaprire il dibattito sulla riduzione dell’orario anche nel settore privato. In un contesto europeo in cui si moltiplicano le sperimentazioni di modelli organizzativi più flessibili, la scelta della Spagna si inserisce in una tendenza più ampia che mira a ripensare il rapporto tra tempo di lavoro, produttività e qualità della vita.

Accanto a queste potenzialità, permangono tuttavia alcune incognite. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato la necessità di evitare che la riduzione dell’orario si traduca in un peggioramento delle condizioni di lavoro o in una riduzione dell’efficacia dei servizi pubblici. Il rischio, in assenza di adeguate misure di accompagnamento, è quello di trasferire le criticità organizzative sui lavoratori o di compromettere la qualità delle prestazioni offerte ai cittadini. Il Governo ha assicurato che l’implementazione della riforma avverrà garantendo la continuità e il miglioramento dei servizi, ma la riuscita dell’intervento dipenderà in larga misura dalla capacità di tradurre gli impegni in soluzioni operative efficaci.

Nel complesso, l’introduzione della settimana lavorativa di 35 ore nella Administración General del Estado rappresenta un passaggio significativo nel percorso di modernizzazione del lavoro pubblico in Spagna. Essa si colloca all’incrocio tra esigenze di tutela dei lavoratori, necessità di efficienza amministrativa e trasformazioni del contesto socio-economico. Più che una semplice misura di riduzione dell’orario, si configura come un banco di prova per la capacità delle istituzioni e delle parti sociali di costruire modelli organizzativi più equilibrati e sostenibili. Se accompagnata da adeguate politiche di gestione delle risorse umane e da un rafforzamento della contrattazione collettiva, potrebbe contribuire a delineare un nuovo paradigma del lavoro pubblico, capace di coniugare diritti, qualità dei servizi e innovazione.

Bollettino ADAPT 7 aprile 2026, n. 13

Lavinia Serrani

Ricercatrice ADAPT

Responsabile Area Ispanofona

 X@LaviniaSerrani