Per una storia della contrattazione collettiva in Italia/297 – Il rinnovo del contratto gomma-plastica: una firma in anticipo frutto di un solido sistema di relazioni industriali
Bollettino ADAPT 15 dicembre 2025, n. 44
Nel mondo delle relazioni industriali la notizia della settimana è certamente la firma da parte della Federazione Gomma-plastica e di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil, dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del settore gomma, plastica, cavi elettrici e affini (cod. CNEL B371), arrivata nella notte tra il 9 e 10 dicembre.
Il rinnovo, prima della scadenza naturale del contratto, da parte di uno dei più importanti accordi del settore manifatturiero (come avvenuto a inizio anno per il CCNL del settore chimico-farmaceutico) è, probabilmente, la migliore risposta alla opinione, radicata nel dibattito pubblico e tra i decisori politici, secondo cui il sistema italiano di relazioni industriali non funziona a causa dei clamorosi ritardi nel rinnovo dei contratti nazionali di lavoro.
Secondo il direttore per l’occupazione e gli affari sociali dell’OCSE, una delle più autorevoli istituzioni internazionali che periodicamente rivolge raccomandazioni politiche in materia economica e sociale ai 38 Paesi aderenti, ben “il 50% dei dipendenti dell’industria rimane in attesa dell’adeguamento del contratto nazionale” e che “la lentezza dei rinnovi” e questa sarebbe la principale causa della “stagnazione dei salari reali italiani” (Scarpetta, si recupera con salario minimo e rinnovi contrattuali, in La Repubblica del 6 dicembre 2025).
Vi saranno tempi e modi adeguati di scendere nel dettaglio dei contenuti (formazione in tutte le sue dimensioni, professionalità, inquadramento dei lavoratori, sostegno a diverse condizioni di fragilità, previdenza complementare e salari) di ben 38 pagine (oltre allegati) di accordo.
Basti al momento segnalare come il trattamento economico complessivo si attesti su un + 204 euro nel triennio (al livello F), distribuiti in 195 euro sul minimo tabellare ed altri 9 sul versante della previdenza complementare.
Il ruolo del welfare assunto nel precedente rinnovo dall’assistenza sanitaria integrativa, oggi invece va alla centralità della formazione di lavoratori e lavoratrici in ogni sua declinazione, finalizzata all’innalzamento delle professionalità nelle transizioni e quindi della competitività del settore. Appare infatti rafforzato, a questi fini, il sistema della bilateralità ma anche la disciplina di singoli istituti primo fra tutti l’apprendistato, oltre alla introduzione di un monte-ore pro-capite destinato ad interventi di formazione continua.
Quello che qui invece interessa mettere a fuoco sono proprio le tempistiche del rinnovo stesso. Non è infatti scontato che dall’approvazione della piattaforma sindacale (2 ottobre 2025) passino soli due mesi e poco più per giungere alla firma.
Dopo la metalmeccanica e con questo ultimo rinnovo il settore industriale presenta ora un grado di tensione contrattuale davvero contenuto e conferma (assieme agli altri 45 rinnovi del 2025) il buon andamento del nostro sistema di relazioni industriali.
Una firma così rapida, non senza settimane di confronto a tratti serrato su alcuni temi fondamentali, può infatti giungere solo tramite un solido sistema di relazioni industriali costruito nel tempo attorno a momenti di confronto anticipato rispetto alle scadenze formali.
Il tutto declinato in diversi organismi e commissioni, rafforzati non poco anche in quest’ultima occasione, in grado di garantire un confronto continuo anche nel corso della vigenza del contratto collettivo.
Sistema che le stesse parti, in un nuovo denso preambolo al contratto, valorizzando quando dichiarano di voler «riconfermare il modello identitario di relazioni industriali e le prassi consolidate che fanno oggi del contratto collettivo di livello nazionale lo strumento per governare in modo responsabile e socialmente sostenibile (…) le complesse transizioni che attraversano l’economia e la società con non poche ricadute e aree di criticità rispetto a un settore storico e importante della manifattura italiana».
Su queste basi si fonda il percorso che da qui si rinnova per l’implementazione delle molte misure previste.
Saranno poi da valutare per i 164.317 lavoratori e le 3.791 imprese del settore i possibili effetti degli incentivi fiscali per le quote di aumento contrattuale erogate da gennaio 2026 a favore di lavoratori dipendenti del settore con redditi da lavoro entro i 28.000 euro nell’anno (vedi G. Impellizzieri, S. Spattini, M. Tiraboschi, Salari, costo del lavoro, tutela del potere di acquisto dei lavoratori: verso una buona legge di bilancio?) o superiori, se le modifiche in discussione saranno approvate.
Ma anche al di là di valutazioni su simili leve, non immediatamente e indistintamente applicabili, rimane una dimostrazione che le relazioni industriali, se basate su fiducia e leale collaborazione, possono raggiungere i loro fini senza che si agiti il timore di un intervento del Ministro del lavoro nei casi di contratti non rinnovati entro i termini previsti o comunque entro «congrui termini» come di recente ipotizzato dalla legge delega in materia di retribuzione, contrattazione collettiva e procedure di controllo e informazione (legge n. 144/2025), con tutti i rischi distorsivi su meccanismi di autonomia privata.
Ricercatore ADAPT Senior Fellow
Professore Ordinario di diritto del lavoro
Università di Modena e Reggio Emilia
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La presente analisi si inserisce nei lavori della Scuola di alta formazione di ADAPT per la elaborazione del Rapporto sulla contrattazione collettiva in Italia. Per informazioni sul rapporto – e anche per l’invio di casistiche e accordi da commentare – potete contattare il coordinatore scientifico del rapporto al seguente indirizzo: tiraboschi@unimore.it |
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