Il mio canto libero – Riscoprire Marco Biagi/2

Bollettino ADAPT 21 febbraio 2022, n. 7
 
Mentre si avvicinano i giorni in cui molti ricorderanno con la dovuta enfasi il ventesimo anniversario della tragica morte di Marco Biagi, crescono le propensioni a cancellarne la memoria attraverso l’ulteriore innesco di processi di controriforma o comunque rivolti alla direzione opposta rispetto a quella da lui indicata.

Secondo Biagi, “assai più che semplice titolare di un rapporto di lavoro, il prestatore di oggi e, soprattutto, di domani, diventa un collaboratore che opera all’interno di un ciclo. Si tratti di un progetto, di una missione, di un incarico, di una fase dell’attività produttiva o della sua vita, sempre più il percorso lavorativo è segnato da cicli in cui si alternano fasi di lavoro dipendente ed autonomo, in ipotesi intervallati da forme intermedie e/o da periodi di formazione e riqualificazione professionale.”
 
Il suo auspicio di far corrispondere la norma alla realtà a proposito della crescente confusione tra autonomia e subordinazione, non ha trovato soluzioni. Anzi, il contratto a progetto che fece da precursore al lavoro agile e che avrebbe dovuto avere il complemento delle fondamentali tutele  è stato cancellato. La stessa esperienza pandemica ha spostato a domicilio le tradizionali prestazioni orarie invece di accelerare il passaggio al lavoro misurato su obiettivi e risultati.
 
Ancor più grave, forse, è il tentativo di riportare a Roma le relazioni collettive di lavoro omologando lavoratori e imprese nel momento in cui la grande trasformazione in corso, intuita da Biagi, dovrebbe incoraggiare il decentramento della contrattazione. L’art. 8 che ha potenziato la contrattazione aziendale e territoriale è stato disegnato in base al criterio di delega per la redazione dello Statuto dei Lavori lasciato da Biagi. Nonostante la stessa Cgil abbia sottoscritto la gran parte degli accordi adattivi di prossimità, si coniuga ora l’asportazione a cancellarlo con quella a dare regolazione pubblicistica alla maggiore rappresentatività nazionale nei settori con la scusa del salario minimo, colpendo al cuore la libertà sindacale di disegnare i perimetri contrattuali. La detassazione del salario variabile erogato nelle imprese e nei territori è stata peraltro già resa impraticabile da norme complicate.
 
Ora questo progetto neocorporativo, che vorrebbe corpi sociali parastatali e relazioni collettive centralizzate, potrebbe transitare solo nella distrazione della Cisl, dell’Ugl, delle associazioni d’impresa e di molte forze politiche.

Un po’ troppo per gli eterni avversari di Marco Biagi.
 
Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

Il mio canto libero – Riscoprire Marco Biagi/2
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