Il mio canto libero – Legittimi ma reversibili i timori per le conseguenze occupazionali delle decisioni europee

Bollettino ADAPT 20 febbraio 2023, n. 7
 

La robusta economia manufatturiera italiana sembra l’obiettivo prediletto di una somma di interventi che, seppure in fasi diverse di maturazione, sono ipotizzati nel contesto della Unione Europea. È di questi giorni il voto del suo parlamento in favore del divieto di vendita di motori termici a partire dal 2035 con la prospettiva di pesanti ricadute sulla produzione e sulla occupazione in Italia. Così come una nuova direttiva dell’Unione afferma che gli immobili siti in Europa dovranno rientrare almeno nella classe energetica E entro il 2030 e nella classe energetica D entro il 2033 con effetti particolarmente onerosi sulla nostra società caratterizzata da una proprietà diffusa di abitazioni e di capannoni, una vera e propria owners community. E ancora, è in fase avanzata la discussione del regolamento sugli imballaggi con il quale l’Unione dimentica gli obiettivi di riciclo, nei quali l’Italia eccelle, per privilegiare il riuso e nuovi stili commerciali.

 

Toccherebbe ancora all’Italia, più che ad altri, mettere in discussione la sua capacità di produzione di macchine per il packaging e di confezionamento di vario genere per non dire di interi settori, come quello agroalimentare, che sarebbero costretti a faticosi cambiamenti. Lo stesso nuovo regolamento per i farmaci in elaborazione, indebolendo la proprietà intellettuale e caricando maggiori oneri sulle imprese, penalizza i Paesi europei produttori come l’Italia rispetto alla sregolata concorrenza cinese e indiana. Si potrebbe ancora aggiungere il periodico tentativo di introdurre criteri di disvalore dei nostri tipici prodotti come il vino o l’olio di oliva nonostante la migliore aspettativa di vita in Italia.

 

Ora è evidente che tanto sono condivisibili obiettivi come la salute delle persone e dell’ambiente quanto non sono affatto scontate le modalità con cui conseguirli. E non si tratta solo di definire transizioni coerenti con i tempi necessari a ciascun Paese membro per raggiungere senza traumi i target assunti o di disporre le risorse che finanziano le alternative produttive. Non deve invece ritenersi conclusa la discussione sul contenuto stesso di quei processi che talora appaiono condizionati da una pericolosa miscela di ideologie e di interessi. Inoltre dovranno essere meglio considerati i risvolti geopolitici o geoeconomici alla luce del prepotente ritorno della storia.

 

Quindi calma! Non bisogna dare per scontate le drastiche perdite occupazionali che ne conseguirebbero. Alla vigilia del voto europeo nessuna decisione, tantomeno nessuna proposta, può considerarsi irreversibile. Si tratterà forse della più importante elezione dal 1979 perché saranno giustamente gli elettori a dover scegliere tra diverse visioni del futuro delle economie e delle società europee nel quadro di valori che potrebbero essere non ridimensionati ma, al contrario, integrati con quelli che risalgono alle radici più profonde del continente.
 

Maurizio Sacconi
Chairman ADAPT Steering Committee
@MaurizioSacconi

Il mio canto libero – Legittimi ma reversibili i timori per le conseguenze occupazionali delle decisioni europee