Dare valore alla formazione. Il ruolo di Forma.Temp nella promozione della riconoscibilità e portabilità delle competenze dei lavoratori somministrati

Interventi ADAPT, Mercato del lavoro

| di Daniel Zanda

Il Decreto 115/2024 rafforza il Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze introducendo il processo di Individuazione e Validazione (IVC) anche nei percorsi formativi finanziati da Forma.Temp. L’obiettivo è rendere riconoscibili e certificabili le competenze acquisite nei contesti non formali, valorizzando la formazione dei lavoratori in somministrazione e migliorando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in un mercato sempre più complesso.

Il Decreto 115 del 9 luglio 2024 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla disciplina dei servizi di Individuazione, di Validazione e di Certificazione (IVC) delle competenze affonda le sue radici nella Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea 2012/C 398/01 e nella normativa nazionale, con particolare riferimento alla Legge 92/2012, al D.lgs. 13/2013, al DM. 30/06/15 e al DM 5/01/21. Ai fini della costruzione del Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze (SNCC) per il riconoscimento del diritto della persona all’apprendimento permanente, il Decreto n. 115/2024 ha annoverato Forma.Temp – il fondo per la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori somministrai – tra i c.d. “enti titolari delegati” dal Ministero stesso ad operare in ambito IVC.

In particolare, il Decreto stabilisce che tutta la formazione relativa alle qualificazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali erogata in esito ai percorsi finanziati dal Fondo, dovrà seguire il processo di Individuazione e Validazione delle competenze. Le attestazioni conseguite nei progetti finanziati da Forma.Temp (circa 90.000 nel 2024) valorizzeranno le competenze acquisite dai c.d. candidati a missione e dai lavoratori in somministrazione in contesti di apprendimento non formale, in aggiunta al sistema formale di istruzione e formazione.

Entrando nel dettaglio, il processo si avvia con la fase di Individuazione che, mediante l’utilizzo dell’Atlante del lavoro e delle Qualificazioni di INAPP, in sinergia con i Quadri comuni europei (QCer, DigComp, EntreComp e LifeComp), delinea il profilo della risorsa sia in termini di conoscenze e competenze in contesti non formali e informali, sia in termini di soft skills. Al termine di questa fase è previsto il rilascio di un Documento di trasparenza.

Segue la fase di Validazione che si configura come il momento dedicato alla progettazione e pianificazione della valutazione delle competenze acquisite dall’individuo. Questa prima parte di processo (Individuazione e Validazione – IV) si conclude con il rilascio di un Documento di Validazione che ha valore di atto pubblico.

In questo modo, affiancando gli enti titolari e gli enti titolati già riconosciuti dal D.lgs. 13/2013, il Fondo entra a pieno titolo tra i soggetti istituzionali individuati per accrescere la riconoscibilità del Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze. Il vero successo della metodologia alla base dell’IVC sarà quello di rendere efficaci i percorsi di formazione soprattutto in un momento storico come quello attuale, dove la scarsità dell’offerta di lavoro e le specificità della domanda, rendono complicato il matching.

L’introduzione e la relativa messa a terra di tutto l’impianto dell’IVC è una grandissima opportunità per dare valore alla formazione. Individuare i risultati attesi in termini di micro-competenze per ogni singolo modulo di attività formativa; arrivare alla validazione delle competenze nel momento in cui sono soddisfatte tutte le Aree Di Attività; l’utilizzo dell’Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni INAPP come strumento condiviso, oggettivo e formale per individuare le Aree Di Attività che caratterizzano ogni figura professionale, sono traiettorie di lavoro che avranno come esito quello di migliorare la qualità e il riconoscimento della formazione.

Tutte queste sono dimensioni importanti nell’odierno mercato del lavoro, ma lo sono ancora di più se pensiamo alla peculiarità di un lavoratore con contratto di somministrazione, ovvero temporaneo: rafforzare la propria occupabilità passa dalla riconoscibilità del valore delle esperienze professionali e formative realizzate durante il percorso di lavoro. Anche noi come organizzazione sindacale potremmo ulteriormente utilizzare la leva negoziale nel definire percorsi di formazione coerenti con la storia di vita e di lavoro della persona che occuperà sempre più un ruolo centrale grazie a questo nuovo modello; promuovere la validazione e certificazione delle competenze come riconoscimento nell’intero mercato del lavoro, utile soprattutto nell’accompagnare il lavoratore nelle diverse transizioni occupazionali.

Come ogni imponente introduzione avrà bisogno di tempo e di lavoro, la cosa importante è avere contezza della portata della sfida che abbiamo d’avanti.

Bollettino ADAPT 16 marzo 2026, n. 10

Daniel Zanda

Segretario Generale FeLSA CISL
@daniel_zanda