Buon lavoro e contrasto al dumping contrattuale. Note a margine di un’iniziativa del Partenariato Economico Sociale della provincia di Lecce
Interventi ADAPT, Relazioni industriali
| di Francesco Alifano
Lo scorso 1° dicembre 2025 è stato sottoscritto a Bari un coraggioso protocollo tra le rappresentanze regionali di Confcommercio e Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil finalizzato a contrastare il fenomeno del dumping contrattuale nel settore del terziario (qui il testo). Solo pochi giorni dopo, a Lecce, ha fatto seguito un’iniziativa promossa dal Partenariato Economico Sociale (PES) della provincia, insieme alla Prefettura e alla Provincia di Lecce, nel corso della quale è stata presentata una strategia politica e sindacale volta a dare “Valore al buon lavoro” in tutti i settori dell’economia. Anche in questa sede sono state avanzate proposte per arginare il dumping contrattuale e valorizzare la legalità nel lavoro, attraverso un patto tra parti sociali e istituzioni locali orientato a garantire la centralità della genuina rappresentanza degli interessi.
La strategia, presentata in un evento pubblico lo scorso 4 dicembre (qui), è stata promossa a livello interconfederale da tutte le sigle sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative del territorio: Cgil Lecce, Cisl Lecce, Uil Lecce, Confcommercio Lecce, Confesercenti Lecce, Claai Lecce, Confindustria Lecce, Coldiretti Lecce, Cia Puglia, Confagricoltura Lecce, Confartigianato Lecce, Cna Lecce, Casartigiani Lecce, Confapi Lecce, Confcooperative Lecce, Legacoop Puglia. Da segnalare, quale elemento di rafforzamento dell’azione delle parti sociali rispetto al patto pugliese sul terziario del 1° dicembre, oltre alla natura non settoriale dell’iniziativa, anche la presenza delle istituzioni locali, in particolare della Prefettura e della Provincia di Lecce, nonché la partecipazione dell’Università del Salento.
Quello del dumping contrattuale, come noto, è un fenomeno complesso, risultato dell’applicazione da parte delle imprese di contratti collettivi siglati da organizzazioni scarsamente rappresentative, che prevedono condizioni economiche e normative peggiorative rispetto a quelle stabilite dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative per il settore di riferimento (sul punto, si veda, da ultimo, G. Piglialarmi, M. Tiraboschi, Il costo e il danno del dumping contrattuale: perché si insiste sul terziario di mercato?, in Boll. ADAPT del 6 ottobre 2025, n. 34). Una pratica di questo tipo produce effetti negativi per i lavoratori, ai quali vengono riconosciuti trattamenti inferiori a quelli dovuti, per le imprese, costrette a competere in un mercato in cui la concorrenza risulta alterata, e per l’intera collettività, che ne subisce le ricadute in termini di minori entrate fiscali e contributive.
In questo contesto, le iniziative maturate in Puglia sono significative, poiché mostrano come, anche su base locale, le parti sociali stiano rafforzando il proprio impegno per preservare il valore della contrattazione collettiva di qualità. Non sorprende, poi, che tali azioni si siano concentrate in una regione del Meridione d’Italia, dove, pur in assenza di dati certi sulla concentrazione territoriale del fenomeno in questione, pare che il dumping contrattuale sia maggiormente radicato, soprattutto nelle imprese del terziario di mercato, tanto da imporsi quale tema prioritario nell’agenda degli attori della rappresentanza di imprese e lavoro.
Con particolare riferimento al caso leccese, è da evidenziare che le parti sociali hanno condiviso con le istituzioni locali possibili linee d’azione concrete, attraverso l’elaborazione di un utile vademecum diretto, da un lato, a consentire a imprese e lavoratori del territorio di comprendere i rischi derivanti dall’applicazione di contratti collettivi stipulati da organizzazioni scarsamente rappresentative e, dall’altro, a illustrare strategie di prevenzione e disincentivazione del fenomeno basate sulla trasparenza e sulla promozione dell’applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Da questo punto di vista, non è da sottovalutare la partecipazione all’iniziativa delle istituzioni locali, decisiva per elaborare azioni realmente efficaci di contrasto al dumping. Le iniziative a sostegno della legalità, infatti, non possano prescindere dal coinvolgimento delle pubbliche amministrazioni, giacché talvolta sono proprio queste ultime a finire per legittimare organizzazioni sindacali e datoriali prive di effettiva rappresentatività, come se i contratti da esse sottoscritti potessero disporre di una sorta di “lettera di corsa” idonea ad attribuire loro funzioni che, invece, l’ordinamento riserverebbe esclusivamente agli accordi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative (in questo senso, si veda G. Piglialarmi, L’ingegnerizzazione della contrattazione pirata, in Boll. ADAPT del 27 ottobre 2025, n. 37).
In questa prospettiva, le esperienze sviluppate in Puglia dimostrano che il livello locale può diventare un laboratorio di prassi innovative, auspicabilmente da studiare e replicare anche in altri territori. È infatti attraverso il dialogo anche su base locale tra parti sociali e istituzioni che è possibile promuovere la contrattazione collettiva di qualità e tutelare i sistemi di relazioni industriali dal pericolo derivante dalla proliferazione di contratti collettivi sottoscritti da organizzazioni poco rappresentative, che, il più delle volte, rischiano di rivelarsi strumenti utili soprattutto all’accreditamento politico di soggetti privi di un reale mandato a rappresentare gli interessi dei lavoratori e delle imprese.
Francesco Alifano
Assegnista di ricerca
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
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