Arriva il sistema informativo SFeRA: un passo avanti verso la portabilità delle competenze?
Interventi ADAPT, Mercato del lavoro
| di Matteo Colombo
La circolare ministeriale n. 7 del 1° luglio 2026 anticipa l’istituzione di SFeRA, sistema informativo per tracciare percorsi formativi, attestazioni e competenze. L’articolo evidenzia le potenzialità dello strumento per la portabilità delle competenze, ma anche il rischio di una digitalizzazione solo amministrativa, se non accompagnata da qualità formativa e governance sociale.
Con la circolare n. 7 del 1° luglio 2026 il Ministero del lavoro e delle politiche sociali interviene in tema di tracciabilità e registrazione delle competenze, e lo fa anticipando alcune specifiche tecnico-amministrative in vista dell’istituzione del Sistema informativo della formazione e registro attestazioni – SFeRA. La circolare è indirizzata ai fondi paritetici interprofessionali, Forma.Temp, Unioncamere, Sviluppo Lavoro Italia: si tratta dei soggetti titolari delegati dal Ministero, ai sensi del decreto ministeriale 9 luglio 2024, n. 115, per i servizi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze nei rispettivi ambiti di competenza.
Il tema della registrazione, conservazione e portabilità delle competenze, rilanciato con forza sia dal Rapporto Draghi che dalla – ancora in fase di realizzazione – Skills Portability Initiative europea, non è certo una novità nel nostro Paese. È almeno dalla legge Biagi, ma già prima nell’accordo Governo-parti sociali del 1996, che il nostro ordinamento richiama l’esigenza di strumenti capaci di rendere leggibili e trasferibili le competenze maturate dalle persone nei diversi contesti di apprendimento e di lavoro. Il d.lgs. n. 276/2003 aveva introdotto il libretto formativo del cittadino, pensato come dispositivo per registrare competenze acquisite nei percorsi formativi, nell’apprendistato, nella formazione continua e nei contesti non formali e informali. Successivamente, il Jobs Act ha sostituito quel riferimento con il Fascicolo elettronico del lavoratore, inserito nel quadro del Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro. Strumenti che non sono mai stati concretamente implementati su larga scala, e sui quali oggi si torna ad intervenire al fine di favorire la trasparenza delle competenze sul mercato del lavoro e la loro portabilità.
Il cuore dell’intervento in commento è SFeRA, definito dalla circolare come la base informativa nazionale di riferimento per la raccolta, la gestione, la conservazione, la tracciabilità e l’interoperabilità delle informazioni relative ai percorsi formativi e di apprendimento e alle attestazioni rilasciate agli individui. Non si parla dei titoli di studio e, più in generale, della formazione formale scolastica e universitaria, ma degli ambiti riconducibili alla titolarità del Ministero del lavoro e degli enti titolari delegati già ricordati: ad esempio, la formazione finanziata dai fondi paritetici interprofessionali.
SFeRA dovrebbe assolvere a diverse funzioni. Da un lato, costituire una base informativa unitaria per il monitoraggio, la valutazione e la programmazione delle politiche della formazione e delle politiche attive del lavoro. Dall’altro, alimentare il Fascicolo elettronico del lavoratore e il Fascicolo sociale e lavorativo del cittadino, garantendo informazioni certe, verificabili, interoperabili e aggiornate sui percorsi di apprendimento e sulle competenze acquisite. La circolare richiama inoltre l’obiettivo di favorire la progressiva digitalizzazione delle attestazioni e la loro portabilità attraverso gli strumenti nazionali di identità e portafoglio digitale, inclusa l’area personale dell’IT-Wallet.
A questo scopo, il modello informativo anticipato dal Ministero si articola in tre componenti: la Scheda percorso, relativa al percorso formativo o di apprendimento offerto; la Scheda frequenza, riferita all’avvio, allo svolgimento, alla conclusione e agli esiti di partecipazione del singolo individuo; la Scheda attestazione, relativa alle attestazioni rilasciate in esito al percorso. Per ciascuna di queste componenti vengono indicati dati e classificazioni da considerare nella progettazione dei sistemi informativi. In coerenza con il decreto ministeriale n. 115/2024, il riferimento ordinatore è l’Atlante del lavoro e delle qualificazioni. La circolare prevede infatti l’utilizzo di standard e classificazioni riferiti ad ADA, risultati attesi, attività, unità di competenza, qualificazioni, livelli e quadri europei o internazionali. Si intende così favorire, in sinergia con la normativa riguardante i processi e le procedure di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, l’adozione di repertori comuni, pubblici, standardizzati.
La crescente attenzione nei confronti della portabilità e riconoscibilità delle competenze supera i confini del nostro Paese. È stata già richiamata l’iniziativa europea, ancora in elaborazione, dedicata a questo tema. Una recente pubblicazione Cedefop, Digital tools for the portability of learning outcomes, mostra come banche dati delle qualificazioni e credenziali digitali siano ormai considerate strumenti strategici per favorire trasparenza, comparabilità e portabilità degli apprendimenti. L’indagine, realizzata nel primo trimestre 2026 tramite la rete ReferNet, raccoglie risposte da 27 Paesi.
La prima evidenza che emerge da questo report è che gli strumenti digitali per la portabilità degli apprendimenti sono presenti nell’agenda di tutti i Paesi considerati: in 22 sistemi esistono già sviluppi di policy, mentre negli altri sei sono in corso discussioni preliminari. Tuttavia, l’attenzione è maggiore per gli strumenti che forniscono informazioni su qualificazioni, programmi e organismi di rilascio, mentre è ancora frammentata con riferimento alle credenziali digitali intese come strumenti per emettere, verificare, conservare e condividere attestazioni.
Il quadro europeo, però, è ancora frammentato. Nell’indagine sono stati individuati 160 diversi strumenti digitali per fornire informazioni su qualificazioni e programmi. Molti registri, database e portali coesistono con diversi livelli di connessione, con il rischio di produrre nuova dispersione informativa invece che maggiore trasparenza. Anche sul versante delle credenziali digitali, nessun Paese dispone ancora di un sistema nazionale pienamente coerente e capace di coprire tutte le tipologie di qualificazioni. L’uso resta spesso parziale, settoriale o sperimentale.
Viene inoltre sottolineato come la portabilità digitale non sia una questione meramente tecnico-amministrativa. Credenziali digitali e banche dati interoperabili possono rendere più visibili gli apprendimenti maturati in contesti non formali e informali, e le relative competenze, facilitare la loro validazione, e così migliorare il raccordo tra competenze individuali e fabbisogni del mercato del lavoro. Allo stesso tempo, la pubblicazione evidenzia alcune criticità: non si tratta di considerare dove, e come, le informazioni sono raccolte, ma anche cosa viene effettivamente raccolto. Se le informazioni acquisite sono di scarso valore, per la persona così come (e di conseguenza) per il mercato del lavoro, il rischio è infatti quello di favorire un credenzialismo debole: la moltiplicazione – seppur digitale – di attestati, badge e certificati di scarso o nullo valore.
È su questo terreno che anche l’esperienza italiana dovrà misurarsi. SFeRA può rappresentare un avanzamento rilevante, soprattutto se permetterà di ridurre la frammentazione delle informazioni su percorsi, attestazioni, qualificazioni. Può inoltre contribuire a rafforzare il monitoraggio delle politiche formative e a costruire un’infrastruttura più solida per il futuro – e auspicabilmente in arrivo – Fascicolo elettronico del lavoratore.
La vera sfida, prima ancora di moltiplicare gli strumenti per la portabilità, è però quella di passare ad una logica orientata alle competenze in termini di progettazione, monitoraggio, convalida e gestione della formazione. Questo significa costruire percorsi formativi a partire da obiettivi riconoscibili nei contesti di lavoro e significativi per la persona; definire risultati attesi non come formule standardizzate, ma come capacità effettivamente osservabili; predisporre modalità di valutazione coerenti con ciò che si dichiara di voler formare; produrre evidenze comprensibili anche fuori dal contesto amministrativo che le ha generate. Su questo fronte la contrattazione collettiva rappresenta un presidio decisivo, quale istituzione chiamata a definire i mestieri e renderli riconoscibili, e che però non ha ancora alcuna connessione con i sistemi finora menzionati. Più in generale il ruolo delle parti sociali, storicamente marginale nel sistema nazionale di certificazione delle competenze, torna oggi centrale per vivificare e promuovere un governo sociale delle competenze, evitando riduzioni tecnicistico-amministrative.
Altrimenti, il rischio sembra chiaro: il Fascicolo elettronico del lavoratore, il Fascicolo sociale e lavorativo del cittadino, SFeRA, l’IT-Wallet e le future credenziali digitali potranno anche dialogare tra loro sul piano tecnico, ma finiranno per alimentare un ecosistema povero sul piano formativo, e personale. Avremo a disposizione dati, metadati, registri, attestazioni digitali e sistemi interoperabili; ma non necessariamente competenze vive, leggibili, spendibili e riconosciute. Per questo la circolare del 1° luglio 2026 va salutata come un passaggio importante, ma non risolutivo. Essa riapre una partita che l’Italia ha lasciato troppo a lungo incompiuta, ma che non potrà essere vinta solo sul terreno dell’infrastruttura digitale. Si vincerà se i soggetti chiamati ad alimentare il sistema sapranno interpretare la digitalizzazione non come un nuovo adempimento, ma come occasione per ripensare la qualità della formazione e del riconoscimento delle competenze, in tutti i percorsi formativi e a partire, in prima battuta, da nuove forme di collaborazione tra sistema pubblico e contrattazione collettiva. In caso contrario, anche SFeRA (e il fascicolo elettronico del lavoratore) rischia di diventare l’ennesimo castello di carta (vedi M. Tiraboschi, Certificazione competenze: un castello di carta, in U. Buratti, L. Casano, L. Petruzzo (a cura di), Certificazione delle competenze. Prime riflessioni sul decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, ADAPT University Press, Modena, 2013): più sofisticato, più digitale, ma non per questo davvero capace di accompagnare le transizioni professionali e formative delle persone.
Presidente Fondazione ADAPT
ADAPT Senior Fellow
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