Invecchiamento della forza lavoro e relazioni industriali: i primi esiti del progetto PROMISE
Interventi ADAPT, Relazioni industriali, Salute e sicurezza
| di Silvia Caneve
Il progetto PROMISE analizza l’invecchiamento della forza lavoro manifatturiera in diversi Paesi europei, rafforzando il ruolo negoziale dei sindacati. I primi risultati indicano quattro priorità: contrasto alla discriminazione per età, salute e sicurezza, formazione permanente e pensioni flessibili, con soluzioni adattate ai contesti nazionali e all’intero percorso lavorativo.
Il 22 ottobre 2026 si è svolto a Bruxelles e online il workshop transnazionale “Age management in manufacturing: Trade union strategies across Europe and beyond“, organizzato da AGE Platform Europe nell’ambito del progetto PROMISE (Promoting Age Management Policies in Eastern European Countries through Industrial Relations: a Focus on the Manufacturing Sector), cofinanziato dall’Unione Europea, promosso e coordinato da FIM-CISL in qualità di capofila, con il coordinamento scientifico di Fondazione ADAPT. L’obiettivo principale del progetto è rafforzare la capacità dei sindacati e dei rappresentanti dei lavoratori del settore metalmeccanico di negoziare misure di age management e di contribuire allo sviluppo di adeguate politiche di sicurezza sociale, in un settore esposto sia al cambiamento demografico sia a rapide trasformazioni tecnologiche ed ecologiche.
Il progetto, di durata biennale (febbraio 2025 – gennaio 2027), si concentra sull’analisi dei contesti nazionali di Albania, Bulgaria, Georgia, Italia e Turchia, integrando l’analisi con un raffronto comparato con il contesto francese e quelli tedesco. Esso nasce da esigenze degli stessi sindacati partner, che hanno espresso il bisogno di maggiori conoscenze e strumenti pratici per affrontare l’invecchiamento della forza lavoro e partecipare in modo più efficace al dibattito sulle politiche sul tema.
Il consorzio PROMISE riunisce organizzazioni sindacali del settore manifatturiero, attive a livello nazionale e internazionale, ed enti di ricerca. Ne fanno parte il capofila FIM-CISL, tre enti di ricerca (Fondazione ADAPT, Italia; Futuro Perfetto, Bulgaria; HIVA-KU Leuven, Belgio) e quattro sindacati beneficiari (TMS, Turchia; FSPISH, Albania; TUMMCIWG, Georgia; TU Metalicy, Bulgaria), oltre a tre organizzazioni associate (IndustriAll Europe; FGMM-CFDT, Francia; IG Metall Baden-Württemberg, Germania) e un’entità affiliata (ADAPT, Italia). Il partenariato si avvale inoltre del contributo di esperti esterni per l’approfondimento del quadro regolatorio di Albania, Turchia e Georgia.
La prima fase del progetto è stata caratterizzata da attività di ricerca documentaria e sul campo: un’analisi della normativa di sicurezza sociale e delle prassi di contrattazione collettiva in materia di age management e focus group con sindacalisti e rappresentanti dei lavoratori, realizzati da Fondazione ADAPT, insieme ad altri enti di ricerca e agli esperti esterni per i diversi paesi. Parallelamente, HIVA-KU Leuven ha sviluppato la parte quantitativa e una dashboard online che unisce dati demografici e occupazionali per ogni paese oggetto della ricerca. I risultati qualitativi sono stati sistematizzati nel Qualitative Report on the State-of-the-Art, pubblicato all’inizio del 2026.
I risultati della ricerca sono stati poi utilizzati come base per una serie di sessioni formative nazionali rivolte a sindacalisti dei cinque paesi target, pensate per collegare la conoscenza dei quadri normativi e contesti demografici di riferimento con la discussione di pratiche collettive e possibili strategie negoziali. La sessione formativa svoltasi a Bruxelles ha costituito la dimensione transnazionale del percorso, favorendo il confronto tra le esperienze nazionali e il dialogo con le istituzioni e le parti sociali europee. Gli esiti finali del progetto confluiranno in apposite Linee guida su lobbying e contrattazione in materia di age management, messe a disposizione anche delle parti sindacali non direttamente coinvolte.
Secondo la ricerca, tutti i paesi coperti da PROMISE stanno vivendo un significativo cambiamento demografico. Italia e Bulgaria presentano un rapporto particolarmente elevato tra persone over 65 e popolazione in età lavorativa, e anche Francia e Germania sono sottoposte a una forte pressione demografica, mentre Albania, Georgia e Turchia invecchiano partendo da una base più giovane. Il numero di lavoratori anziani nel settore manifatturiero cresce in tutti i paesi analizzati, ma la loro quota è sostanzialmente stabile nei paesi occidentali e molto più variabile nel gruppo orientale.
Un messaggio centrale del progetto è che l’age management non è solo una questione di pensioni e di età pensionabile. Una vita lavorativa più lunga dipende da ciò che accade durante la giornata di lavoro e negli anni che precedono il pensionamento: ossia, se le persone possono svolgere il proprio lavoro senza compromettere la propria salute, acquisire nuove competenze quando la produzione cambia, adattare mansioni o orari, e avere voce in capitolo nelle decisioni che le riguardano. Lavoratori della stessa età possono inoltre avere esigenze molto diverse, legate ai rischi a cui sono stati esposti nel corso della carriera, alle opportunità di formazione avute e alla stabilità del loro percorso lavorativo. Per questo l’age management rientra a pieno titolo nell’agenda delle relazioni industriali, e le buone pratiche della contrattazione devono guardare alle situazioni lavorative concrete.
Sulla base di queste evidenze, PROMISE formula raccomandazioni in quattro ambiti: il contrasto alla discriminazione per età, per costruire luoghi di lavoro realmente inclusivi; ambienti di lavoro favorevoli, con misure di salute e sicurezza adattate ai lavoratori di età avanzata, in un settore in cui il lavoro fisicamente gravoso resta diffuso; l’apprendimento permanente, con una formazione più breve e modulare, attenta anche alle competenze digitali e pensata per i lavoratori più anziani, insieme a percorsi strutturati di trasferimento delle conoscenze e di mentoring; sistemi pensionistici adeguati e flessibili, che coniughino la sostenibilità finanziaria con percorsi di uscita dal lavoro differenziati in base alle esigenze di tutti. La ricerca avverte inoltre che le buone pratiche non si possono trasferire meccanicamente da un paese all’altro. Una misura che funziona in un contesto spesso si regge su strumenti che altrove non esistono: un contratto collettivo, un fondo interprofessionale per la formazione, un particolare istituto di sicurezza sociale. Per imparare dalle esperienze altrui occorre quindi capire quali condizioni le rendono possibili e quali adattamenti servirebbero per replicarle.
Questi messaggi sono stati discussi in due panel. Il primo, dedicato all’integrazione dell’età nelle politiche europee per l’occupazione, ha riunito rappresentanti della Commissione europea, la Confederazione dei sindacati europei (CES), l’OCSE ed Eurofound. Dal dibattito è emerso che la discriminazione è più diffusa in ambito lavorativo che in altri ambiti, che lo scambio di buone pratiche tra Stati membri è ancora un tassello mancante, e che, per promuovere la formazione, non basta riconoscere un diritto individuale alla stessa. Chi ne avrebbe più bisogno, in particolare i lavoratori meno qualificati e quelli più anziani, tende a parteciparvi meno: servono quindi orientamento, supporto e condizioni concrete che permettano di usufruirne. Sul fronte pensionistico, il confronto ha evidenziato che gli approcci ai lavori gravosi e usuranti variano molto da paese a paese e che gli stessi rischi stanno cambiando: lo sforzo fisico diminuisce in alcune mansioni, mentre gli orari irregolari e i rischi psicosociali acquistano peso come fattori che possono impattare la salute dei lavoratori nel lungo periodo.
Il secondo panel, a cui hanno preso parte rappresentanti datoriali e sindacali di livello europeo e nazionale, si è concentrato sulla dimensione settoriale e aziendale, mostrando una larga convergenza tra sindacati e datori di lavoro su un approccio esteso all’intera vita lavorativa, fondato su tre pilastri: formazione e riqualificazione, salute e sicurezza, organizzazione del lavoro orientata alla permanenza in servizio dei lavoratori anziani. Le esperienze presentate, a livello europeo e aziendale, hanno mostrato come la contrattazione collettiva possa tradurre questi principi in misure concrete su orari, conciliazione, prevenzione e trasferimento delle competenze.
Il report comparato, la dashboard e le altre risorse del progetto sono già disponibili sulla pagina web di PROMISE e resteranno accessibili anche dopo la conclusione delle attività finanziate. La conferenza finale del progetto, intitolata “Negotiating the Future of an Ageing Workforce”, si terrà il 18 gennaio 2027, a Bergamo.
La varietà dei temi affrontati dimostra come PROMISE rappresenti un esempio virtuoso di sinergia tra enti di ricerca e organizzazioni sindacali, volta a fornire alle organizzazioni dei lavoratori le conoscenze e le competenze necessarie per incidere sulle condizioni che rendono possibili vite lavorative più lunghe e in salute.
Bollettino ADAPT 2 novembre 2026, n. 39
PhD Candidate – ADAPT Università di Siena
Condividi su:
