Logistica, pluralismo sindacale e governo del conflitto: alcune questioni aperte
Interventi ADAPT, Relazioni industriali
| di Giada Benincasa
Le recenti tensioni interne al SI Cobas offrono l’occasione per riflettere sul pluralismo sindacale nella logistica e sulle sue implicazioni per il governo delle relazioni industriali. La frammentazione della rappresentanza, l’autonomia delle strutture territoriali e il coordinamento delle strategie negoziali pongono questioni rilevanti in un settore caratterizzato da appalti, filiere articolate e vertenze che spesso superano i confini della singola impresa.
Le recenti tensioni interne al SI Cobas, emerse a seguito dell’espulsione di due coordinatori provinciali milanesi e delle successive prese di posizione di diverse strutture territoriali, offrono uno spunto di riflessione su un tema che va ben oltre le vicende di una singola organizzazione sindacale. Dai comunicati diffusi dal coordinamento nazionale e dalle mozioni approvate da alcuni coordinamenti provinciali emergono posizioni contrapposte che investono, oltre agli assetti organizzativi interni, le strategie negoziali, i rapporti tra strutture nazionali e territoriali e le modalità di gestione delle vertenze nei luoghi di lavoro. Questioni che, pur nella particolarità del caso e senza entrare nel merito della controversia, riportano l’attenzione su un problema più generale: la frammentazione della rappresentanza sindacale nella logistica e le sue implicazioni per il governo delle relazioni industriali.
Del resto, il tema non è nuovo. La presenza di organizzazioni sindacali diverse, con differenti strategie di rappresentanza e di esercizio del conflitto, caratterizza da tempo il settore. Accanto alle federazioni sindacali confederali, protagoniste del sistema di contrattazione collettiva nazionale e delle relazioni industriali del settore, operano organizzazioni del sindacalismo di base che hanno sviluppato un radicamento in specifici contesti aziendali e territoriali, soprattutto attraverso vertenze legate alle condizioni di lavoro, ai trattamenti economici e ai cambi di appalto. Non si tratta, tuttavia, soltanto di una pluralità di sigle e di orientamenti sindacali. La vicenda SI Cobas lascia intravedere una ulteriore dimensione del problema, legata al rapporto tra l’autonomia delle articolazioni territoriali e le esigenze di coordinamento delle organizzazioni sindacali a livello nazionale.
Un aspetto interessante è che questa articolazione della rappresentanza si manifesta in un settore caratterizzato da una significativa concentrazione sul piano della contrattazione collettiva nazionale. Il CCNL Logistica, trasporto merci e spedizione (codice CNEL I100) costituisce infatti il riferimento contrattuale largamente prevalente nella relativa filiera e rappresenta un importante elemento di regolazione delle condizioni di lavoro e delle relazioni industriali. A tale assetto contrattuale si accompagna, tuttavia, una pluralità di soggetti sindacali che, nei contesti aziendali e territoriali, esprimono strategie di rappresentanza e mobilitazione differenti. L’esistenza di organizzazioni diverse da quelle firmatarie del CCNL non comporta necessariamente l’emergere di sistemi contrattuali alternativi. Spesso le rivendicazioni riguardano anche la piena applicazione delle disposizioni del contratto nazionale, i trattamenti integrativi, l’organizzazione dei turni, le condizioni di salute e sicurezza e la gestione dei cambi di appalto. Il pluralismo sindacale si esprime così anche nella compresenza di differenti soggetti che intervengono, con ruoli e modalità diversi, su questioni relative alla medesima organizzazione produttiva.
A questo primo livello di frammentazione, legato alla pluralità delle organizzazioni, può aggiungersene un secondo, meno frequentemente considerato, che riguarda i rapporti tra le diverse articolazioni di una medesima organizzazione sindacale. Le tensioni emerse nel SI Cobas sembrano muoversi anche su questo terreno. Tra le questioni sollevate nei documenti del coordinamento milanese figurano, infatti, il rapporto tra vertenze di sito e iniziative di filiera, l’autonomia delle strutture territoriali nella conduzione delle trattative e le modalità di definizione delle iniziative di conflitto. Non è questa la sede per valutare la fondatezza delle contestazioni reciproche, ma il punto merita attenzione perché investe una questione più generale dei fenomeni sindacali: il rapporto tra la legittimazione che deriva dall’appartenenza a una organizzazione sindacale, con le regole e le procedure che ne disciplinano il funzionamento, e il radicamento che le sue articolazioni possono sviluppare nei singoli luoghi di lavoro.
Nella logistica queste dinamiche assumono una rilevanza particolare per le caratteristiche dell’organizzazione produttiva. La diffusione degli appalti, la presenza di più imprese all’interno dei medesimi siti e la frequente successione degli operatori economici contribuiscono a delineare una organizzazione delle attività che non sempre coincide con i confini giuridici delle singole imprese datrici di lavoro. Il magazzino rappresenta spesso il luogo nel quale lavoratori dipendenti da imprese diverse condividono condizioni organizzative e problematiche comuni, anche in ragione del ruolo della committenza nella definizione dei volumi, dei tempi e delle caratteristiche del servizio richiesto.
È quindi attorno al sito logistico che possono formarsi interessi collettivi che superano il perimetro della singola impresa, attribuendo a tale livello una rilevanza specifica anche per l’azione sindacale. La gestione delle vertenze e il confronto sulle condizioni di lavoro possono così coinvolgere una pluralità di interlocutori, ponendo esigenze di coordinamento tra rappresentanze di sito, strutture territoriali e organizzazioni nazionali. In questa prospettiva, il radicamento locale, che favorisce la conoscenza delle condizioni concrete di lavoro e la tempestività dell’intervento sindacale, non si pone necessariamente in contrapposizione con strategie negoziali di più ampia portata, ma solleva il problema del loro raccordo, secondo gli assetti organizzativi e le scelte delle singole organizzazioni sindacali.
La compresenza di soggetti sindacali con differenti ruoli, rappresentatività e strategie negoziali può rendere più complessa la gestione delle vertenze, soprattutto quando le iniziative di conflitto si sviluppano al di fuori delle procedure condivise. La questione riguarda, in particolare, la possibilità di assicurare continuità al confronto e di coordinare le relazioni industriali a livello di sito, nel rispetto delle prerogative delle diverse organizzazioni e ferma restando la distinzione tra gli impegni negoziali da queste assunti e l’esercizio del diritto di sciopero.
Le caratteristiche delle relazioni industriali nella logistica trovano riscontro anche nelle Osservazioni e Proposte del CNEL in materia di modelli di business, dinamiche contrattuali e tutela del lavoro nelle attività di magazzinaggio (logistica e distribuzione), approvate dall’Assemblea del 23 luglio 2026. L’istruttoria ha posto in evidenza, accanto ai temi della qualificazione degli operatori economici e della trasparenza delle filiere, anche la complessità delle dinamiche sindacali e conflittuali del settore, con particolare riguardo alla dimensione del sito logistico e alla pluralità degli interlocutori coinvolti.
Resta dunque aperta la questione di come assicurare un efficace governo delle relazioni industriali in presenza di una pluralità di soggetti sindacali e di interessi collettivi che si sviluppano lungo filiere produttive articolate. Una questione che, come mostrano anche le recenti vicende interne al SI Cobas, non riguarda soltanto i rapporti tra organizzazioni diverse, ma può investire il coordinamento tra le articolazioni delle medesime organizzazioni, rendendo particolarmente rilevante la ricerca di un raccordo tra i diversi livelli della rappresentanza.
Bollettino ADAPT 12 ottobre 2026, n. 36
Vice-Presidente della Commissione di certificazione DEAL dell’Università di Modena e Reggio Emilia
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