Liturgie sindacali e questione salariale: il caso dei ritardi nei rinnovi contrattuali

Interventi ADAPT, Relazioni industriali

| di Michele Tiraboschi

Quanto pesano le “liturgie sindacali” nella comunicazione pubblica, nelle valutazioni degli analisti e nel confronto tra forze politiche e sociali?

È per esempio opinione diffusa che la lentezza dei rinnovi contrattuali sia una delle principali delle cause della stagnazione dei salari reali. Un numero ingente di lavoratori risulterebbe cronicamente in attesa dell’adeguamento del contratto nazionale. La perdita del potere di acquisto dei lavoratori italiani sarebbe da imputare, in altre termini, a patologie e disfunzioni del sistema di contrattazione collettiva.

I dati periodicamente diffusi da ISTAT sembrano confermare questa tesi.

Nell’ambito del monitoraggio istituzionale sulle retribuzioni contrattuali, ISTAT attesta che, alla fine di dicembre 2025, sono 27 i principali contratti collettivi in attesa di rinnovo. Si tratta di ben 5,5 milioni di dipendenti convolti: 2,7 milioni nel settore privato e 2,8 nella pubblica amministrazione. Questi dati, per quanto autorevoli, vanno letti tuttavia con estrema attenzione e cautela soprattutto quando vengono utilizzati per spiegare il rapporto tra dinamiche salariali, inflazione e indice dei prezzi al consumo.

Che esista una patologia conclamata nel ritardo dei rinnovi contrattuali è certamente vero per il settore pubblico con tutti i dipendenti della PA in attesa di rinnovo. Nelle amministrazioni pubbliche i periodi di attesa della firma superano mediamente i 30 mesi (le recenti e numerose firme contrattuali del settore pubblico riguardano infatti la tornata contrattuale 2022-2024 mentre l’atto di indirizzo per i rinnovi del 2025-2027 è solo dello scorso 30 ottobre 2025). Va peraltro ricordato che nel settore pubblico, a differenza di quanto vale in generale per il privato, vige ancora un regime di indennità di vacanza contrattuale a (parziale) tutela del potere d’acquisto dei lavoratori. In questo settore gli aumenti salariali sono in ogni caso condizionati dagli stanziamenti previsti in legge di bilancio e non da dinamiche pure di relazioni industriali come avviene normalmente nel confronto tra rappresentanza di impresa e sindacato dei lavoratori (in tema rinvio a M. Tiraboschi, Un contratto senza un mercato? Alcune riflessioni sulla contrattazione collettiva nel lavoro pubblico, in Diritto delle Relazioni Industriali, n. 3(2025).

Il quadro è completamente diverso nel settore privato dove l’attesa media di rinnovo, se calcolata sul totale dei dipendenti privati, è di meno di 5 mesi con casi esemplari di rinnovo, come il chimico-farmaceutico e il gomma-plastica del sistema Confindustria, sottoscritti addirittura prima della loro naturale scadenza. Nel biennio 2024-2025 sono un centinaio i rinnovi contrattuali sottoscritti dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil che, come risulta dai dati CNEL, coprono il 98 per cento dei lavoratori italiani del settore privato Perché allora ISTAT riporta dati diversi e più eclatanti per il settore privato? La spiegazione e semplice e al tempo stesso disarmante. ISTAT conteggia ancora come in attesa di rinnovo, tra gli altri, i contratti di Federmeccanica, Unionmeccanica e Gomma Plastica. Contratti tutti rinnovati (Unionmeccanica per la parte economica, Gomma Plastica addirittura prima della scadenza fissata a dicembre 2025) e che si applicano a oltre 2,2 milioni di lavoratori. I lavoratori del settore privato in attesa di rinnovo non sono dunque 2,7 milioni ma circa 500mila. Un livello fisiologico in qualunque sistema negoziale avanzato. Non solo: due dei contratti che più “pesano” sulla media dei mesi di ritardo sono casi anomali, entrambi del settore sociosanitario, scaduti da molti anni e in attesa di riordino. Senza questi due CCNL, il dato medio scende sensibilmente.

La questione è che allo stato, in attesa di completare le procedure di consultazione dei lavoratori, esistono solo quelle che tecnicamente si chiamano “ipotesi di rinnovo” la cui validità giuridica resta tuttavia fuori discussione salvo espressa dichiarazione delle parti contraenti (vedi G. Impellizzieri, M. Tiraboschi, A proposito dell’efficacia giuridica delle ipotesi di accordo di rinnovo dei contratti collettivi, in Bollettino ADAPT del 2 febbraio 2026). Le federazioni interessate non hanno quindi ancora potuto dare comunicazione formale alle istituzioni interessate dell’avvenuto rinnovo. Da qui tutti a parlare, rispetto alla questione salariale, dell’annoso problema dei ritardi nei rinnovi contrattuali.

Bollettino ADAPT 9 febbraio 2026, n. 5

Michele Tiraboschi

Professore Ordinario di diritto del lavoro

Università di Modena e Reggio Emilia

X@MicheTiraboschi