Cronaca di un rinnovo. La firma del contratto dei meccanici nel prisma della comunicazione politica e sindacale
Interventi ADAPT, Relazioni industriali
| di Francesco Nespoli
Bollettino ADAPT 24 novembre 2025, n. 41
Le trattative per il rinnovo del CCNL dei dipendenti dell’industria metalmeccanica e dell’installazione di impianti, relative al triennio 2024-2027, si faranno ricordare per più di una ragione. Innanzitutto per una mobilitazione sindacale di un’intensità che non si registrava da trent’anni, cresciuta progressivamente fino a raggiungere 40 ore di sciopero complessive; poi per la loro durata, con 17 mesi di negoziato; e infine per il ruolo centrale assunto dalla comunicazione esterna, che ha scandito e accompagnato le diverse e complesse fasi della vertenza.
Una vicenda che aiuta a mettere in luce quello che potremmo definire un vero e proprio teorema della comunicazione pubblica nei rinnovi contrattuali: l’esposizione mediatica è direttamente proporzionale al livello di conflittualità, e tale visibilità può condurre a una politicizzazione, anche collaterale, che a sua volta può incidere sulla negoziazione, accelerandone o rallentandone il decorso. Sia nella dimensione della contesa di partito, sia in quella, meno visibile al grande pubblico, del coinvolgimento dei livelli confederali e degli attori politici.
La comunicazione pubblica delle parti negoziali, soprattutto nei casi di trattative complicate e di lunga durata, può infatti avere una geometria variabile: non sempre mira a incidere sulla reputazione presso il grande pubblico, ma può essere orientata anche agli associati e ai portatori di interesse, in primis il Governo e i partiti politici.
Attraversando dunque un intreccio di fattori e di pressioni il percorso negoziale conduce a un risultato spesso molto diverso da quello delineato nella piattaforma di partenza. Un’analisi delle varie tappe della trattativa aiuta a capire come e perché.
Nel caso del rinnovo del CCNL metalmeccanici in esame si possono individuare cinque fasi principali. La fase inaugurale, con l’apertura delle negoziazioni e i primi incontri tematici, è segnata dalle prime prese di distanza da parte di Federmeccanica e Assistal rispetto alla piattaforma sindacale di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. Questa fase si conclude con la presentazione della cosiddetta “contro-piattaforma” datoriale, che prelude alla fase della rottura. In questo periodo di tempo, si distinguono due ulteriori momenti. Il primo contraddistinto da scioperi articolati, volti soprattutto a manifestare intransigenza verso la controparte, il secondo contrassegnato dagli scioperi nazionali, destinata a sollecitare la pressione dell’opinione pubblica e accompagnati da un crescente grado di politicizzazione. Infine la riapertura del tavolo negoziale e la firma del contratto, momenti conclusivi, sono caratterizzati da maggiore riserbo e da una netta riduzione della presenza mediatica
Il contratto scade il 30 giugno 2024 e le trattative per il rinnovo del CCNL del triennio 2024-2027 iniziano ufficialmente il 30 maggio 2024. Già il 16 aprile 2024 veniva però approvata la Piattaforma unitaria Fim-Fiom-Uilm per il rinnovo del Contratto Nazionale di Federmeccanica.
Si tratta di una piattaforma che delinea un rinnovo centrato su più direttrici strategiche: l’aumento salariale e la difesa del potere d’acquisto, la riduzione dell’orario di lavoro e la sperimentazione della settimana corta, la stabilizzazione dell’occupazione e la definizione di regole più chiare per i contratti temporanei, il rafforzamento della sicurezza, della formazione e della partecipazione, l’ampliamento del welfare, della parità e dei diritti sociali, nonché l’aggiornamento del sistema di inquadramento e del ruolo delle RSU.
Tra tutti questi temi, quelli che ottengono maggiore visibilità sulla stampa sono l’aumento salariale (come era prevedibile) e la riduzione dell’orario di lavoro. Sul fronte retributivo, la richiesta è di un incremento di 280 euro al livello C3 sul trattamento minimo, con rivalutazione delle indennità di trasferta e di reperibilità. La piattaforma propone inoltre di eliminare la possibilità di assorbimento dei superminimi individuali e di portare a 700 euro annui l’elemento perequativo per i lavoratori privi di premio aziendale.
Quanto alla riduzione progressiva dell’orario a 35 ore settimanali, a parità di salario, si tratta di un tema già noto al dibattito pubblico grazie a esperienze aziendali isolate (come quelle di Intesa, Lamborghini o Luxottica), sperimentazioni avviate all’esteroe proposte di legge ( si veda La riduzione dell’orario di lavoro: le proposte di legge, in Bollettino speciale ADAPT n. 4/2024). Tuttavia è la prima volta che l’argomento entra in modo organico al centro di una piattaforma di rinnovo di un importante CCNL, acquisendo così una forte visibilità pubblica e politica.
La piattaforma cita inoltre forme di rimodulazione dell’organizzazione del lavoro, come telelavoro e lavoro agile, proponendo una normativa nazionale unitaria su smart working, telelavoro e co-working.
I primi incontri, focalizzati su temi specifici, paiono interlocutori stando a quanto riportano i comunicati sindacali. Il 18 giugno 2024 compare però una nota di Federmeccanica, accompagnata da un position paper. Il documento, risponde punto per punto alle richieste avanzate da Fim, Fiom e Uilm nella loro piattaforma di rinnovo, difendendo in particolare il modello contrattuale esistente, considerandolo già tutelante e sostenibile. Un mese dopo, Federmeccanica pubblica inoltre una nuova nota stampa dedicata al confronto su mercato del lavoro, politiche attive e appalti, nella quale ribadisce la linea già tracciata.
Prima del settimo incontro del 10 ottobre 2024, Federmeccanica e Assistal convocano poi una conferenza stampa unilaterale (pratica piuttosto inusuale per la parte datoriale) nella quale illustrano i contenuti di una loro proposta dettagliata, intitolata “CCNL ESG – Federmeccanica e Assistal”, la quale suscita l’immediata reazione dei sindacati. Le organizzazioni sindacali definiscono il documento una vera e propria “contropiattaforma”.
Federmeccanica propone un rinnovo “di continuità”, non espansivo, motivato da margini bassi, produttività ferma e inflazione elevata. Sul piano economico, conferma il sistema vigente, senza aumenti aggiuntivi e con la piena assorbibilità dei superminimi individuali, ritenuti parte strutturale del modello; i premi devono restare variabili e aziendali, i flexible benefits fermi a 200 €, e nessun costo aggiuntivo per MetaSalute e Cometa.
Sull’orario di lavoro, Federmeccanica esclude ogni riduzione generalizzata, valorizzando invece la flessibilità già prevista (PAR, orario plurisettimanale) e opponendosi a interventi nazionali.
In realtà, i contenuti della proposta non si discostano in modo sostanziale da quelli già espressi nei documenti precedenti; ciò che cambia è la forma di presentazione, molto più articolata, e Il fatto che Federmeccanica e Assistal decidano di presentarla in conferenza stampa unilaterale. Il conferisce al documento un carattere politico e programmatico, un manifesto finalizzato nella sostanza a ridefinire i ruoli, i temi e gli equilibri comunicativi all’interno della trattativa. Se cioè i comunicati precedenti si collocano nel solco della piattaforma sindacale, questa mossa viene invece interpretata come il tentativo delle associazioni datoriali di reimpostare la negoziazione su basi proprie, in parte fuori dai binari della piattaforma Fim-Fiom-Uilm, e quindi come un suo rifiuto implicito.
D’altronde la stessa Federmeccanica, nel comunicato che segue il successivo incontro del 12 novembre dice che «La nostra Proposta è una risposta alle richieste del Sindacato»
Nell’incontro del 12 novembre 2024, anche i sindacati decidono di giocare d’anticipo sul piano comunicativo, diffondendo un comunicato stampa che preannuncia la possibilità che il tavolo negoziale possa saltare. E in effetti, durante l’incontro che si tiene proprio il 12 novembre, la trattativa si interrompe.
Il nodo del contendere, nella sostanza, riguarda il valore economico del rinnovo: per il sindacato, da giocarsi sull’incremento dei minimi tabellari; per la parte datoriale, da determinarsi principalmente in funzione degli incrementi di produttività e attraverso l’utilizzo dei flexible benefit.
Nel comunicato di Federmeccanica si legge che «con l’adeguamento ex post dei minimi tabellari all’IPCA-NEI, sulla base delle stime ad oggi disponibili, l’incremento totale sarebbe pari a 173,37 euro nel periodo 2025-2028». Tale valore resterà il riferimento economico di Federmeccanica fino alla data del rinnovo, senza che ulteriori sviluppi su questo punto vengano resi pubblici.
La cosiddetta “moratoria contrattuale”, ovvero la fase durante la quale, dopo la presentazione della piattaforma, i sindacati si impegnano a non avviare iniziative di lotta, scade proprio a metà novembre. Da quel momento, si apre una nuova fase: iniziano le assemblee nei luoghi di lavoro, seguite dai primi scioperi articolati.
Si tratta di una scelta che privilegia la mobilitazione diffusa nei luoghi di lavoro rispetto alla visibilità mediatica delle grandi manifestazioni nazionali. Le organizzazioni sindacali puntano a mostrare la propria forza non davanti alle telecamere, ma direttamente alla controparte, attraverso la partecipazione reale e misurabile delle lavoratrici e dei lavoratori, capaci di far percepire capillarmente alle imprese la determinazione reale di lavoratrici e lavoratori.
A conferma di ciò si può osservare come la vertenza torni sulla stampa l’11 febbraio 2025 con la programmazione di un incontro tra Federmeccanica, Assistal e le sigle sindacali gestito in forma riservata, senza comunicare ai media né il luogo né l’orario dell’incontro.
L’incontro avrebbe dovuto avere l’obiettivo di valutare se e come riprendere la trattativa per il rinnovo del CCNL. Ma al termine due scarni comunicati rendevano evidente che il negoziato non si sarebbe sbloccato. La dichiarazione diffusa in serata dai Segretari generali delle tre organizzazioni sindacali parla di “nessuna novità da Federmeccanica e Assistal” e assicura che “Se non si riaprirà la trattativa, siamo pronti a nuovi scioperi”.
Alla nota sindacale segue, dopo poco, quella delle associazioni imprenditoriali, intitolata “Vogliamo rinnovare il Contratto e vogliamo il dialogo”. Nel testo, Federmeccanica e Assistal affermano: “Abbiamo confermato la necessità di realizzare una piena convergenza tra sostenibilità e competitività”.
La divergenza tra le interpretazioni dell’incontro, rende chiaro come l’unica certezza sia il mantenimento dell’assetto sindacale: blocco degli straordinari e delle flessibilità, e preparazione di un nuovo pacchetto di otto ore di scioperi articolati.
Nulla di significativo trapela sulla stampa fino al 4 marzo 2025, quando le federazioni dei metalmeccanici si riuniscono e annunciano per il giorno successivo una conferenza stampa per fare il punto sulle prospettive delle negoziazioni.
Ma nel frattempo i metalmeccanici decidono di alzare il livello dello scontro, e il 7 aprile proclamano un nuovo sciopero nazionale di almeno otto ore.
Solo a quel punto si registra un cambio netto e visibile nella strategia comunicativa di Federemeccanica. Il 9 aprile 2025 compare sul Corriere della Sera un’intervista a Federico Visentin, presidente di Federmeccanica, la prima da quando il tavolo negoziale è saltato. Visentin, dopo aver ricordato «il peggioramento delle condizioni economiche dovuto ai dazi» si attiene scrupolosamente al modello contrattuale condiviso, ricordando che «questo non è il modello di Federmeccanica e Assistal, ma anche di Fim, Fiom e Uil [in quanto] tutti decidemmo che diventasse strutturale nel 2021».
Il 13 aprile 2025, dopo l’intervista al Corriere, ne compaiono altre due: una sempre di Visentin su Il Foglio (Il Foglio, 12 aprile 2025) e una del direttore generale Stefano Franchi su RaiNews.
Il canovaccio è identico, ma l’intervista di Visentin al Foglio introduce dati economici a sostegno del modello contrattuale vigente: «A dicembre 2024, sulla base dei dati ISTAT, risulta che in un anno le retribuzioni contrattuali nella metalmeccanica-meccatronica sono cresciute del 6,5%, contro il 5,4% registrato per l’industria in senso stretto. Gli adeguamenti retributivi dei minimi di garanzia hanno prodotto incrementi di circa 310 euro lordi al livello C3 (ex quinto livello). Dal 2008 al 2024 i salari nella metalmeccanica crescono più dei prezzi: +45% le retribuzioni nominali lorde, contro un’inflazione del +31%, con un incremento dei salari reali di circa il 10%. Nello stesso periodo il costo del lavoro aumenta del 43,5% e la produttività del 4,4%, con un rincaro del costo per unità di prodotto del 37,5%».
A produrre questo cambio di strategia comunicativa, che pare volta a confermare la propria legittimazione istituzionale, potrebbe essere il fatto che alcune aziende e associazioni territoriali sembrano fare pressioni su Federmeccanica affinché si riapra il tavolo negoziale. I sindacati avevano già accennato a questa dinamica, pur senza fare nomi specifici di imprese nella conferenza stampa del 7 aprile. Nei giorni successivi si avrà notizia che l’azienda Nuovo Pignone avrebbe chiesto ufficialmente a Federmeccanica di riaprire la trattativa. Il 9 maggio 2025, il Foglio riprende la presa di posizione di Leonardo, che attraverso una lettera indirizzata a tutte le territoriali di Confindustria sollecita la riapertura del confronto, sottolineando il rischio di ripercussioni sulla continuità produttiva e sull’equilibrio complessivo del sistema industriale (Il Foglio, 9 maggio 2025). Pochi giorni dopo, tra il 10 e l’11 maggio, Il Corriere della Sera e Il Secolo XIX rivelano che non solo Leonardo, ma anche Fincantieri e Ansaldo avrebbero scritto a Confindustria per chiedere la riapertura del tavolo. Le tre grandi imprese a partecipazione pubblica temono perdite competitive e invocano una mediazione nazionale per superare lo stallo (Dario Di Vico, Corriere della Sera, 19 maggio 2025).
Il 13 maggio 2025, le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm annunciano la convocazione di una Assemblea nazionale per il 20 maggio, che si inserisce nella strategia di mobilitazione finalizzata alla ripresa delle trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
È proprio nel mese di maggio, il confronto si politicizza ulteriormente, non solo perché entra nel dibattito dei partiti politici, ma anche (come osserva Dario Di Vico su Il Foglio) il rinnovo del contratto dei metalmeccanici diventa uno confronto interno a Confindustria. La posta in gioco non riguarda più soltanto il merito delle rivendicazioni, ma anche la leadership della rappresentanza imprenditoriale. Nel suo articolo del 2 giugno 2025 (“Dialogo tra Confindustria e sindacati”, Corriere della Sera), Di Vico commenta infatti la notizia di un vertice formale previsto per il 26 giugno: un tentativo di ricomporre i rapporti tra Confindustria e le organizzazioni sindacali, affrontando i nodi ancora aperti — tra cui proprio quello del CCNL metalmeccanici.
Nel frattempo Fim, Fiom e Uilm lanciano un ultimatum a Federmeccanica, ripreso anche dal Il Sole 24 Ore: se la trattativa non riprende, il 20 giugno si terrà uno sciopero nazionale con manifestazioni in tutte le regioni (Il Sole 24 Ore, 21 maggio 2025), a testimonianza di una fase di conflitto aperto ma anche fortemente visibile.
Il 20 giugno 2025 si terrà dunque sciopero nazionale di otto ore, con manifestazioni in tutta Italia. A Napoli, circa 5.000 metalmeccanici partecipano a un corteo, minacciando di “bloccare la nazione” se non arriveranno risposte concrete nella trattativa. Un evento chiave, che segna un’ulteriore escalation del conflitto, è il blocco della tangenziale di Bologna da parte di circa diecimila tute blu. Sebbene il corteo non sia autorizzato, i metalmeccanici percorrono un tratto di circa un chilometro e mezzo “senza violenze né fumogeni”, chiedendo la riapertura delle trattative. L’episodio diventa immediatamente mediatico e politico, come mostra il picco di articoli pubblicati sulla stampa nazionale nei giorni successivi.

Figura 1. Andamento della copertura mediatica online relativa al rinnovo del ccnl metalmeccanica industria tra aprile 2024 e novembre 2025. Il grafico mostra la percentuale di articoli che contengono i termini metalmeccanici, metalmeccanico o Federmeccanica su un totale di 141 fonti digitali monitorate attraverso la piattaforma MediaCloud.org.
A seguito del blocco, la Questura di Bologna comunica che i manifestanti verranno denunciati, anche alla luce della recente normativa introdotta dal Decreto Sicurezza in materia di blocchi stradali. I sindacati reagiscono con fermezza. Le tre organizzazioni Fim, Fiom e Uilm diffondono una nota congiunta in cui affermano che nessun provvedimento giudiziario deve essere assunto nei confronti dei lavoratori che “rivendicano pacificamente i propri diritti, nel pieno rispetto delle regole e di quanto garantito dalla Costituzione”. Anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, esprime “pieno sostegno, solidarietà e vicinanza” ai metalmeccanici, definendo il tentativo di denuncia “un modo per reprimere chi esprime pacificamente le proprie necessità”.
La questione entra immediatamente nel dibattito politico. Elly Schlein (Partito Democratico) manifesta “piena solidarietà” ai lavoratori, sostenendo che l’obiettivo del Decreto Sicurezza sia “non ascoltare il grido dei lavoratori”. Di segno opposto la posizione di Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), che definisce la protesta una modalità “illegittima e strumentale, tesa a creare artificialmente tensione sociale per contrastare il Decreto Sicurezza”.
Lo stesso 20 giugno 2025, mentre si svolge lo sciopero nazionale con le manifestazioni e i blocchi stradali, si tiene anche un incontro al Ministero del Lavoro, che secondo i sindacati è una diretta conseguenza della nuova mobilitazione e, in particolare, degli episodi di protesta sulla tangenziale di Bologna.
A seguito di questo incontro, Federmeccanica e Assistal dichiarano di aver colto una “novità” nell’atteggiamento dei sindacati, che si mostrerebbero disposti a discutere di tutto senza pregiudiziali. Le associazioni datoriali affermano che, se tale disponibilità sarà confermata, non si sottrarranno al confronto per rinnovare il CCNL “a condizioni compatibili con la sostenibilità delle imprese”.
Questa presunta apertura viene tuttavia smentita con decisione dalle organizzazioni sindacali. All’uscita dal Ministero del Lavoro Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil, dichiara che Federmeccanica e Assistal hanno riconfermato la loro indisponibilità al dialogo e alla trattativa. Un comunicato congiunto di Fim, Fiom e Uilm ribadisce che la riunione ministeriale si conclude “senza la condivisione di una data per aggiornare il confronto, a causa dell’indisponibilità di Federmeccanica e Assistal”.
Il 26 giugno, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, Confindustria e le organizzazioni sindacali si dicono “fiduciose” sulla possibile riattivazione del tavolo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Il quotidiano ipotizza che il confronto possa riprendere già prima dell’insediamento di Simone Bettini alla presidenza di Federmeccanica, previsto per il 10 luglio. Un momento cruciale in questa prospettiva sarà il Consiglio generale di Federmeccanica del 1° luglio.
L’attenzione si concentra dunque sul nuovo presidente designato di Federmeccanica, Simone Bettini, che sceglie di conservare per sé la delega alle relazioni industriali (Corriere della Sera, Sussurri & Grida, 10 maggio 2025), segnale evidente della volontà di assumere un ruolo diretto nella negoziazione del CCNL.
Dopo settimane di stallo, il confronto per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici riparte ufficialmente con incontro del 17 luglio tra Federmeccanica e le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm, seguito da un nuovo appuntamento il 23 luglio.
In conclusione, è dunque difficile stabilire se la riapertura delle trattative sia stato il risultato delle pressioni esercitate dalle imprese, del livello di conflittualità raggiunto con la mobilitazione nazionale dei sindacati, capace di catalizzare l’attenzione pubblica, se sia stata determinata dal cambio al vertice di Federmeccanica, o ancora se sia stata favorita dall’intervento del livello confederale.
Verosimilmente si tratta di un concorso di fattori interdipendenti. Ma lo sblocco del coincide, in effetti, anche con il vertice tra i leader di Cgil, Cisl e Uil e i vertici di Confindustria, riunitisi per la prima volta dopo anni. Vertice il cui obiettivi dichiarato è proprio anche quello di superare l’impasse di alcuni contratti nazionali, ossia, tre le righe, anche del contratto metalmeccanico, che rischia altrimenti di trasformarsi in un segnale di paralisi della rappresentanza.
Secondo diversi osservatori poi, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sostiene la ripresa del negoziato, con l’intento di rafforzare il clima di fiducia interna e di favorire un “lieto fine politico-mediatico” (Dario Di Vico, Corriere della Sera, 2 giugno 2025).
La trattativa entra da questo momento nel cono d’ombra del riserbo e torna sui giornali solo nei giorni scorsi, quando comincia a circolare la voce che la chiusura è ormai vicina. Negli ultimi giorni, infatti, si sa che l’accordo è atteso a breve, anche se poco trapela sui contenuti effettivi dell’intesa.
Quanto alla portata del rinnovo, il giudizio non può che misurarsi anche con il valore innovativo dei precedenti contratti, che avevano introdotto strumenti come la formazione continua, il welfare aziendale e nuovi sistemi di classificazione professionale (si veda Bollettino speciale ADAPT n. 1/2021, Prime interpretazioni e schede di lettura del rinnovo della metalmeccanica. Il contributo dei dottorandi della Scuola di alta formazione di ADAPT a cura di Emmanuele Massagli e Michele Tiraboschi).
Alla luce dei comunicati diffusi dopo la firma e dei primi articoli di stampa, ancora prevalentemente incentrati sui comunicati stampa ufficiali, e in attesa del testo integrale del rinnovo (Comunicato stampa Fim-Fiom-Uilm, 22 novembre 2025), è interessante provare a tracciare un bilancio in termini di reputazione e di consenso presso i rispettivi portatori di interesse, più che di risultato immediato.
L’elemento che domina la narrazione mediatica, e che come sempre viene utilizzato per sintetizzare la portata economica dell’intesa, è l’aumento salariale per il livello di riferimento (C3), pari a 205,32 euro mensili. Da un lato, questo incremento risulta più alto rispetto ai 173 euro proposti da Federmeccanica, ma comunque inferiore ai 280 euro richiesti inizialmente dai sindacati: una differenza che permette a entrambe le parti di preservare la propria credibilità pubblica, presentando l’esito come un equilibrio tra istanze contrapposte. Tuttavia, entrambe le parti escono insieme rafforzate e indebolite.
Per i sindacati, la forza comunicativa risiede nell’aver riaperto un confronto considerato chiuso, spingendo la controparte a tornare al tavolo e a rivedere la propria posizione. Per Federmeccanica, invece, la conferma del modello IPCA-NEI e la mancata eliminazione della possibilità di assorbimento dei superminimi individuali rappresentano un successo di fronte alle aziende associate, mentre i lavoratori sanno che tali superminimi potrebbero neutralizzare gli aumenti salariali per alcuni di loro.
Resta poi il fatto che, nel testo del rinnovo, alcuni temi presenti nella piattaforma iniziale non trovano riscontro: lo smart working, il sistema di inquadramento e delle qualifiche e le forme di partecipazione appaiono solo accennati o del tutto assenti nelle prime comunicazioni ufficiali.
In definitiva, questa vicenda conferma che la comunicazione pubblica nelle relazioni industriali ha una geometria variabile. Non sempre mira a incidere sulla reputazione presso il grande pubblico: spesso agisce all’interno, per parlare agli associati, ai lavoratori, agli imprenditori e ai portatori di interesse. Nelle fasi più intense del conflitto o della negoziazione, la comunicazione esterna torna inevitabilmente al centro della scena, diventando parte integrante della dinamica contrattuale e aumentando le pressioni convergenti sugli attori in campo. Ma gli aspetti tecnici meritano sempre attenzione, perché fanno da contrappunto alla proiezione pubblica del contratto e mostrano come la reputazione tra aziende e lavoratori non posa dipendere solo dalla comunicazione esterna.
Se è infine vero, come ha osserva Dario Di Vico, che la vicenda del rinnovo dei metalmeccanici si lega strettamente al livello confederale e che l’apertura di Confindustria ha avuto un ruolo determinante, allora — per così dire, per proprietà transitiva — si può ritenere che la firma del rinnovo rappresenti molto più di un risultato settoriale. Essa segna il superamento di un nervo scoperto del sistema di relazioni industriali italiano, poiché il contratto della meccanica, per la sua importanza simbolica e per il suo peso economico, riapre la possibilità di un dialogo più ampio tra le parti sociali.
In questa prospettiva, il rinnovo dei metalmeccanici toglie alibi e intoppi rispetto alla opzione, sui cui lavora da oltre un anno la CISL, relativamente a un “patto sociale” di responsabilità sul quale non mancano segnali di apertura anche da parte delle principali organizzazioni datoriali. È però ancora presto per dirlo: sul piano politico, infatti, sebbene si sia incrinato l’asse tra CGIL e UIL che finora aveva reso difficile il confronto con il governo, l’assetto interno della CGIL resta intransigente e non sembra ancora orientato verso una logica di concertazione là dove un patto di responsabilità implicherebbe il coinvolgimento di tutti i principali attori sindacali salvo non perseguire la strada, già tracciata nei rinnovi nazionali del settore pubblico (vedi F. Alifano, M. Tiraboschi Rappresentatività sindacale nel pubblico impiego: l’inarrestabile ascesa delle sigle minori, in Bollettino ADAPT n.41/2025), di una alleanza con la pletora di associazioni minori vicine ai partiti di maggioranza quantunque firmatarie di contratti di settore definitivi pirata dalla stessa CISL.
Ricercatore Università di Roma LUMSA
ADAPT Senior Fellow
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@Franznespoli