Sussidiario o integrativo? Come il welfare entrerà nel rinnovo dei contratti nazionali

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Bollettino ADAPT 6 luglio 2020, n. 27

 

Con una lettera rivolta al Premier Conte e pubblicata sul Messaggero il primo luglio, il Presidente  di Confindustria Carlo Bonomi ha chiesto al Governo di non avere timore nel sostenere il lavoro e l’impresa avviando un confronto con le parti sociali.

 

Bonomi si è quindi rivolto direttamente al sindacato, in una stagione nella quale sono tanti i tavoli di rinnovo aperti, chiedendo di superare i tradizionali dogmatismi e prendere atto dei cambiamenti che stanno interessando il mondo del lavoro. L’invito è quello di ripensare lo scambio retributivo fondato sull’ora-lavoro, auspicando che entrino, nel rapporto di lavoro, alcuni elementi più moderni e più rispondenti ai bisogni non solo economici dei lavoratori.

 

Il riferimento di Bonomi è alla conciliazione tra vita professionale e vita privata, al diritto alla formazione e al welfare contrattato. Il presidente di Confindustria lo definisce “sussidiario”: aperto alla iniziativa privata, con lo Stato a completamento (questo il significato della parola). La richiesta ai sindacati è quindi quella di una maggiore considerazione della componente welfare nella contrattazione nazionale, ancor più, in correlazione alla produttività a livello aziendale.

 

A Bonomi ha risposto la Segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, che ha accolto la sfida del Presidente di Confindustria pronunciandosi a favore di un confronto sui temi della formazione e della conciliazione. Nessuna chiusura sul welfare, che però viene accompagnato da un diverso aggettivo nella missiva della Segretaria: “integrativo”. È un particolare significativo: il sindacato intende limitare questa componente alla integrazione del welfare pubblico, dando ad essa, quindi, un ruolo residuale e complementare, non certo primario.

 

La stessa Furlan ha poi invitato Bonomi a compiere un passo in avanti rispetto alla partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale, con riferimento anche ai risultati raggiunti dalle aziende.

 

Il dibattito, di grande attualità, mette in risalto il welfare aziendale non più come un mero contenitore di benefit, ma come  strumento sempre più centrale nello scambio del rapporto di lavoro. Quale che sia la declinazione del welfare – che valorizzi l’iniziativa delle parti secondo la prospettiva sussidiaria di Bonomi o si definisca in termini integrativi secondo la concezione di Furlan –, è indubbio che questo sarà uno dei temi caldi dei rinnovi dei contratti nazionali e sarà al centro degli integrativi aziendali post COVID-19. E’ sempre più vero quel che ADAPT nei suoi rapporti sul “Welfare occupazionale e aziendale in Italia” ha osservato da subito, il welfare aziendale non soltanto l’esito di una riforma legislativa o uno stratagemma per risparmiare sui costi dei contributi e delle tasse, bensì uno dei più significativi segnali del cambiamento della natura del rapporto di lavoro in atto, meglio noto come Quarta Rivoluzione Industriale, che l’emergenza Covid-19 non ha affatto arrestato.

 

Emmanuele Massagli

Presidente ADAPT

@EMassagli

 

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