Rete Imprese Italia deve cambiare, ecco come

Nei giorni scorsi Dario Di Vico mi ha chiesto la mia opinione sul futuro di Rete Imprese Italia. La sua è una domanda semplice, ma la risposta non lo è affatto; infatti le 5 organizzazioni che costituiscono Rete da un anno che si interrogano sul suo futuro con valutazioni e prospettive diverse che ancora non hanno trovato una sintesi soddisfacente per tutti.
 
Personalmente non credo che l’esperienza di Rete imprese Italia debba considerarsi conclusa. Rete Imprese è nata da un bisogno; quello di dare evidenza e rappresentanza unitaria alle imprese del terziario e dell’artigianato, in gran parte piccole e medie, nel momento nel quale la politica italiana sembrava voler concentrare ancora una volta la propria attenzione sulla grande industria, soprattutto di Stato.
 
Ora le condizioni sono diverse, è in gioco il futuro dell’intera economia italiana, nella quale la grande industria non è più il soggetto dominante. Nel contempo, la rappresentanza dei diversi settori impone specializzazioni adeguate a qualificare i processi di produzione e distribuzione per accrescerne la produttività e la capacità concorrenziale sui mercati, in una logica di rete e di filiera.
 
Il ruolo di Rete Imprese Italia, in questo nuovo contesto, è fondamentale ma deve cambiare. Rete, a mio avviso, deve trasformarsi nel luogo dove Organizzazioni di settori diversi, anche diversamente ispirate, devono trovare la giusta sintesi per elaborare e proporre, alle forze politiche ed alle istituzioni, ipotesi e progetti che contribuiscano alla ripresa ed allo sviluppo dell’intera economia italiana.
 
Penso – per esempio – alle politiche di superamento dell’austerità con azioni sul debito, alle politiche fiscali, alle politiche del lavoro, il tutto con una attenzione continua al ruolo ed all’azione dell’Unione Europea. Di soggetti autorevoli nella proposta vi è un gran bisogno; lo abbiamo riscontrato pochi giorni fa in un incontro, organizzato a Bruxelles da Confcommercio, tra il presidente Sangalli ed i parlamentari italiani dell’Unione.
 
Rete, nel nuovo ruolo, potrà aprirsi ad altre Organizzazioni di rappresentanza, quali ad esempio la cooperazione e l’industria, avvalendosi della collaborazione delle facoltà economiche. Allo stesso tempo Rete va liberata dalle problematiche connesse alla rappresentanza dei settori del terziario e dell’artigianato, che non può più essere unitaria, perché ciascuna delle categorie di questi settori – come il turismo, i trasporti, i servizi alle imprese e quelli alle persone, come l’artigianato della meccanica o quello tessile – hanno esigenze specifiche essenziali e particolari da conoscere, tutelare, rappresentare con grande professionalità e competenza.
 
Questa è un’epoca di cambiamento. Per i singoli, per le imprese e dunque anche per le organizzazioni di rappresentanza dei diversi settori economici, che non possono più trovare sponde nella spesa pubblica, né essere generaliste né limitarsi a gestire servizi tradizionali alle imprese associate.
 
La risposta da dare al cambiamento non è alle nostre spalle ma è davanti a noi. Occorre che le Organizzazioni di settore sappiano andare oltre, accompagnando le loro aziende nei processi di trasformazione ed innovazione, gestendo quote importanti di welfare contrattuale a vantaggio dei propri associati proprio mentre il welfare pubblico attraversa una crisi irreversibile per mancanza di risorse adeguate.
Anche la dimensione delle imprese, in un contesto globalizzato è un falso problema, dunque non ha più senso mantenere in vita organismi di tutela delle imprese su queste basi. Soprattutto in Italia. Tra Stato e imprese, tra banche e imprese, tra imprese e lavoro, tra produttori e consumatori dobbiamo sviluppare nuove forme di collaborazione e di condivisione dei rischi di impresa lavorando in rete e per filiere, investendo sul territorio e sul made in Italy, insieme per costruire un futuro possibile.
 
Tutto questo richiede competenza e specializzazione, anche nei rapporti di lavoro e nella definizione dei contratti di settore. Per queste ragioni io vedo per Rete Imprese Italia una fase di cambiamento che va costruita con creatività intelligente, individuando percorsi nuovi nei quali ciascuna organizzazione possa trovare la sua giusta collocazione.
 
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